20 Aprile 2020

Dieselgate, chiesta l’archiviazione per i vertici di Volkswagen Italia

 

di FEDERICO FORMICA Nella complicata battaglia legale del post Dieselgate, sul fronte italiano Volkswagen riporta una importante vittoria. Il Pm della Procura di Verona, Marco Zanatelli, ha chiesto l’archiviazione per i vertici italiani della compagnia automobilistica tedesca. L’ipotesi era quella di frode in commercio. Nel dicembre scorso la stessa Procura aveva archiviato la posizione di sei manager di Volkswagen Italia per reati ambientali.

Lo scandalo era legato a un software che Volkswagen aveva utilizzato per falsificare le emissioni dei propri modelli, che risultavano inferiori rispetto a quanto comunicato ufficialmente. L’archiviazione “rischia di vanificare non solo l’imponente lavoro svolto in sede di indagine, che aveva portato al riconoscimento dell’esistenza sulle automobili Volkswagen del ‘defeat device’ installato per manipolare le emissioni, ma anche le esigenze di tutela di migliaia di consumatori italiani” tuona il Codacons, l’associazione che nell’indagine si era costituita come parte offesa e che ha già annunciato richiesta di opposizione all’archiviazione.

“In tutto il mondo è stato riconosciuto l’utilizzo del software ‘truffaldino’ – dice a Repubblica Marco Ramadori, co-presidente di Codacons – solo i tribunali italiani si ostinano a negarne l’esistenza, con affermazioni che, nei Paesi in cui la giustizia funziona, suonerebbero come ridicole”. Ramadori spiega che gli esami tecnici condotti sulle auto Volkswagen (anche con prove su strada in autodromo) e utilizzati come perizie sono stati molto costosi tanto da far supporre un danno erariale.

Nel frattempo procede, seppur a rilento (la prima udienza è stata a maggio 2016), la class action contro Volkswagen sempre per lo scandalo dieselgate al tribunale di Venezia. In Italia la portabandiera è Altroconsumo, che ha scelto di non battere la strada del procedimento penale. Secondo l’organizzazione di consumatori “la richiesta di archiviazione del Pm di Verona è ininfluente rispetto alla nostra class action”.

Altroconsumo, però, sostiene che il lavoro svolto dai consulenti del Pm di Verona non sia tutto da buttare, anzi: “Abbiamo seguito anche noi quei lavori e abbiamo depositato la loro relazione finale nella nostra class action a Venezia ad ulteriore dimostrazione degli illeciti (civili) commessi dal gruppo VW e del danno subito dai consumatori”. L’ultima udienza dell’azione di classe italiana si è tenuta il 4 marzo. In quella sede il giudice si è riservato di valutare le “diverse istanze presentate dalle parti, senza fissare una data per la prossima udienza” che, con il Coronavirus di mezzo, non è ancora stata stabilita. Intanto in Germania la class action ha portato a un maxi risarcimento da 830 milioni di euro, in un accordo extragiudiziale con la federazione di consumatori Vzbv. Ai singoli proprietari di auto del gruppo andranno tra i 1350 e i 6257 euro a seconda del modello e dell’età del veicolo. Un risultato che in Italia sembra un miraggio, almeno per ora.

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