20 Febbraio 2016

Dieselgate, centinaia le denunce arrivate dai proprietari di auto

Dieselgate, centinaia le denunce arrivate dai proprietari di auto

Centinaia di denunce stanno arrivando da tutta Italia per il caso Dieselgate, che lo scorso settembre ha fatto tremare il colosso tedesco Volkswagen. A presentarle sono i proprietari delle auto finite al centro dello scandalo: su alcuni modelli, infatti, era stato installato un software che «truccava» i valori delle emissioni nelle prove di omologazione, in modo da farli risultare a norma. Ecco, dunque, che moltissimi automobilisti, sparsi in tutte le regioni di Italia, hanno deciso di ricorrere alle vie legali per chiedere conto del danno subìto, forse anche subodorando la possibilità di ricavare qualche spicciolo.Le denunce stanno arrivano a centinaia in Procura: ieri una quindicina, talvolta meno, altre anche quaranta in un solo giorno. Lo scorso ottobre infatti, dopo il deposito di un esposto del Codacons per il reato di frode in commercio, il sostituto procuratore Marco Zenatelli aveva aperto un’ inchiesta mirata ad accertare eventuali responsabilità dei vertici di Volkswagen Italia Group, società con sede a Verona che, in qualità di importatore unico, commercializza i marchi che fanno riferimento a Volkswagen (Seat, Skoda, Volkswagen, Audi, oltre a Lamborghini, il cui marchio è di proprietà al 100 per cento di Audi).In particolare, la Procura sta cercando di capire se i vertici italiani fossero o meno a consapevoli dell’ esistenza del software «incriminato». Per questo risultano al momento iscritti sul registro degli indagati (per l’ ipotesi di frode in commercio) il presidente del Cda di Volkswagen Italia Group, Luca De Meo, l’ ad e direttore generale Massimo Nordio, Paolo Toba (consigliere delegato dal 31 agosto scorso), Annamaria Borrega (procuratore dal 2006), Rupert Johann Stadler (presidente del Cda di Volkswagen Italia da aprile 2013 a giugno 2015) e infine Michael Obrowski (consigliere delegato dall’ aprile 2013 all’ agosto 2014).Solo se venisse accertato che gli indagati sapevano di immettere sul mercato «auto con caratteristiche differenti, in senso negativo, rispetto a quelle dichiarate», ci sarebbero per loro ripercussioni a livello giudiziario.Ma verificarlo non sarà semplice. Perché, oltre alle centinaia di denunce in arrivo in questi mesi, gli inquirenti si dovranno districare tra una montagna di file, circa 6 tera di dati archiviati (tenendo presente, per i meno esperti, che un tera corrisponde a mille giga byte). Una valanga di file acquisiti tra Volkswagen e Lamborghini.Già nei mesi scorsi Volkswagen Group Italia aveva comunicato in merito alle richieste di clienti, che non ci sarebbero stati risarcimenti o indennizzi ma interventi di manutenzione: «Tutti i concessionari e i service partner saranno in grado di individuare precisamente i veicoli coinvolti nel piano d’ azione. Grazie al numero di telaio, sarà possibile escludere quelli che non necessitano dell’ intervento».

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