30 Aprile 2021

Dieselgate, battaglia davanti al gip sull’archiviazione chiesta dal pm

“Nessun processo il dieselgate».  Sul  caso  delle  (presunte)  emissioni  «truccate»  il  pm  scaligero  Marco  Zenatelli  ha  chiesto  l’archiviazione  delle  accuse  contestate  ai  vertici  di  Volkswagen  Group  Italia,  scagionando  di  fatto  indagati  dal  reato  di  frode  in  commercio.  Ieri  la  vicenda  è  finita  davanti  al  giudice  per  le  indagini  preliminari  Raffaele  Ferraro  che  dovrà  decidere  se  accogliere  l’istanza  della  Procura  oppure  disporre  ulteriori  accertamenti  far  riaprire  il  caso:  da  una  parte,  il  pool  di  legali  che  assiste  vertici  della  compagnia  automobilistica  tedesca  che  nel  corso  dell’udienza  si  è  associato  alla  richiesta  di  archiviazione  formulata  dal  pm.  Sul  fronte  opposto,  invece,  si  sono  schierate  le  sei  parti  offese,  partire  dal  Codacons  secondo  cui  «l’archiviazione  rischia  di  vanificare  non  solo  l’imponente  lavoro  svolto  in  sede  di  indagine,  che  aveva  portato  al  riconoscimento  dell’esistenza  sulle  automobili  Volkswagen  del  “defeat  device”  installato  per  manipolare  le  emissioni,  ma  anche  le  esigenze  di  tutela  di  migliaia  di  consumatori  italiani».  L’inchiesta  era  infatti  legata  un  software  che  Volkswagen  – stando  alle  ipotesi  accusatorie  iniziali  – avrebbe  utilizzato  per  falsificare  le  emissioni  dei  propri  modelli,  che  sarebbero  così  risultate  inferiori  rispetto  quanto  comunicato  ufficialmente.  Già  nel  dicembre  2019,  inoltre,  la  stessa  Procura  scaligera  aveva  proposto  l’archiviazione  della  posizione  degli  stessi  sei  manager  di  Volkswagen  Italia  per  un’ulteriore  ipotesi  di  presunti  reati  ambientali.  Quanto  all’udienza  che  si  è  tenuta  ieri  davanti  al  gip  Ferraro,  quest’ultimo  si  è  invece  riservato  la  decisione.  Bisognerà  quindi  attendere  ancora,  prima  di  pronunciare  meno  la  parola  «fine»  su  questa  vicenda.  Ma  il  Codacons  non  si  rassegna:  «In  tutto  il  mondo  è  stato  riconosciuto  l’utilizzo  del  software  “truffaldino”  – protesta  l’associazione  dei  consumatori  – solo  tribunali  italiani  si  ostinano  negarne  l’esistenza  con  affermazioni  che,  nei  Paesi  in  cui  la  giustizia  funziona,  suonerebbero  come  ridicole».  Il  caso  partì  con  le  perquisizioni  clamorosi  avvisi  di  garanzia  nel  2015  ai  sei  manager  della  compagnia  automobilistica  tedesca,  «tutti  indagati  in  relazione  alla  commercializzazione  di  auto  dei  marc  , S  , S  ko  Volkswagen  Veicoli  Commerciali  aventi  caratteristiche  differenti,  in  senso  negativo,  rispetto  quelle  dichiarate».  indagini  che  adesso,  sei  anni  di  distanza  dal  blitz  della  Finanza  nella  sede  veronese  di  Volkswagen,  in  caso  di  archiviazione  rischiano  di  finire  in  un  cassetto. 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox