14 Luglio 2012

Diesel cancerogeno, serve un nuovo modello di trasporti

Diesel cancerogeno, serve un nuovo modello di trasporti

di antonio canu il caso il problema non è solo quello di limitare le emissioni, serve anche capire che per muoversi non sempre è necessaria l’ auto.
Che l’ inquinamento da gas di scarico dei mezzi di trasporto facesse male, lo sapevamo da tempo. Diciamo da sempre. Anche se poi, le conseguenze le abbiamo altrettanto notoriamente sottovalutate. Lo studio della IARC , l’ Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, che denuncia le emissioni dei motori diesel quali responsabili di tumori ai polmoni e in parte anche alle vesciche è nella sua crudezza una conferma di quanto già si era ipotizzato. Non si può infatti dire che è una novità. Ci sono studi precedenti anche recenti che già avevano sollevato il problema. Quello che è nuovo è il livello di pericolosità provocato dai motori diesel: da produttori di sostanze probabilmente cancerogene a sostanze cancerogene. Da noi, la notizia si è diffusa grazie alla denuncia del Codacons e – a parte il merito all’ associazione – anche questa è una notizia. E’ del 12 giugno la comunicazione ufficiale da parte dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, di cui l’ IARC è parte. Sarebbe stato normale che tale nota fosse stata veicolata anche attraverso le istituzioni di riferimento, anche perché una notizia del genere merita un’ informazione integrata a suo supporto. Il messaggio di chi ha realizzato lo studio è chiaro. Occorrono nuove tecnologie per la riduzione delle emissioni inquinanti e occorrono limitazioni stringenti alla circolazione dei mezzi alimentati a gasolio. Posto così, il problema può però avere solo parziali soluzioni. Intanto perché soltanto una parte del mondo potrà accedere subito a tecnologie più efficaci. Nell’ altra, quella più povera e in via di sviluppo, i carburanti continueranno ad essere meno raffinati e i veicoli meno efficienti e non ci saranno risorse disponibili per migliorare il parco auto e controllare i livelli d’ inquinamento. Quindi il problema è anche altro. E riguarda le politiche mondiali sui trasporti. Che vanno oltre l’ utilizzo o meno del diesel e se il gasolio è trattato meglio o peggio. Si tratta di puntare su un nuovo modello di trasporto, fatto da carburanti compatibili e da comportamenti adeguati.Se non si cambia regime, gli scenari sono preoccupanti. L’ Agenzia internazionale dell’ Energia (Aie) prevede che entro il 2050 l’ attuale parco auto aumenterà del 250-375 % e i trasporti merci del 75-100%. I trasporti sono già responsabili fino all’ 80% degli inquinanti atmosferici dannosi che causano 1,3 milioni di morti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo e quelli con redditi medi. I gas serra prodotti dai trasporti già contribuiscono in maniera importante ai cambiamenti climatici: bene, entro il 2050 aumenteranno del 300%. I trasporti hanno quindi grande impatto sul Pianeta, e non solo a livello ambientale e climatico. Ci sono costi sociali dovuti all’ inquinamento atmosferico, agli incidenti stradali e al tempo perso nel traffico, che potrebbero rappresentare a breve il 10% del PIL di alcuni paesi. Un nuovo modello nei trasporti è possibile e necessario. Può reggersi sull’ evitare gli spostamenti inutili con i mezzi a motore; nell’ utilizzare trasporti più sostenibili e appunto ricorrendo all’ efficienza dei veicoli. Tre fasi di un processo che potrà funzionare soltanto se queste linee d’ azione andranno di pari passo. Questa è la sfida. Intanto chissà che fine farà l’ esposto del Codacons alla Procura di Milano per il sequestro dei mezzi diesel in uso nella città e nella provincia. Anche questo sarà motivo di riflessione.

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