Diecimila firme per salvare i negozi del centro
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fonte:
- La Nuova Venezia
Già diecimila le firme raccolte a Mestre per la campagna “Accendiamo le luci della città” promossa dalla associazione nazionale lavoratori seniores di azienda (Anla) e che punta al mantenimento dei negozi nel centro cittadino. Lo spirito che anima questa iniziativa è la volontà di difendere l’ identità delle città e della qualità della vita che ne deriva. «L’ assedio degli ipermercati mette in crisi i negozi», rimarcano i promotori, «ma anche di botteghe artigiane e mercati rionali, necessari luoghi di relazione sociale». La richiesta avanzata dai cittadini, in ottica di petizione da girare poi al sindaco Giorgio Orsoni, è quella di «attuare politiche di promozione per il mantenimento e consolidamento del tessuto commerciale urbano, in particolare quello di vicinato, come indicato nel Piano di assetto territoriale. In questo contesto resta insostituibile, per servizio di prossimità, il ruolo delle attività attrattive come le farmacie. Inoltre, di garantire la fruibilità del centro e delle piazze con la necessaria mobilità, a partire dai parcheggi». All’ iniziativa dell’ Anla si sono aggiunte in queste ore altre associazioni come Anfass, Avuls, Amici del cuore, San Vincenzo mestrina, Humanitas Venetia, Codacons, Agape e Legatumori, già molto attive a Mestre per la tutela dei servizi sanitari e la difesa di strutture come Policlinico San Marco e Villa Salus. «C’ è un grande consenso», sottolinea Franco Conte dal Codancons, «appena arriveremo a 20 mila firme le consegneremo al sindaco. Abbiamo tappezzato la città di manifesti e allestito numerosi banchetti per la raccolta di adesioni. In particolare, in Piazza Ferretto saremo sabato prossimo, e parteciperanno all’ iniziativa numerosi consiglieri comunali. Questa protesta è molto sentita, anche perché la crisi economica in genere e le ultime notizie relative agli ampliamenti delle aree commerciali di Terraglio e Marghera stanno gettando nella disperazione molti commercianti e artigiani locali. E la gente si rende conto che un negozio che chiude è un pezzo di città che si perde. Lasciare che si spengano le luci dei negozi è come spegnere la memoria storica della città». Simone Bianchi.
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