«Dieci milioni di disobbedienti»
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fonte:
- Liberazione
«Dieci milioni di disobbedienti»
E` il momento delle riflessioni “fredde“; passata la buriana del referendum e anche del post che, tranne che sui giornali berlusconiani, sta svaporando nella canicola.
E` il momento dei ricercatori come Dario Tuorto, che ha condotto uno studio elettorale sul risultato referendario, da cui emerge il voto di un centrosinistra “disobbediente“, come sostiene il professor Piergiorgio Corbetta, direttore di ricerche dell`Istituto Carlo Cattaneo di Bologna, che abbiamo intervistato.
Professor Corbetta, il 62,8% dei votanti ha detto sì, ma è andato a votare solo il 25,7% degli elettori italiani. Una sconfitta o una vittoria?
Mi hanno colpito questi 10milioni e 200mila sì, trattandosi di un referendum “clandestino“. C`è stato l`oscuramento generalizzato. Nessun dibattito, nessuna pubblicità. La campagna di sensibilizzazione dell`elettorato è stata fatta da gruppi “marginali“. E non dobbiamo dimenticare la protesta del Codacons: nel momento in cui la partecipazione ha un significato politico, l`andamento dell`affluenza alle urne non avrebbe dovuto essere comunicato nel corso delle votazioni.
Da dove è partita la ricerca?
Era necessario approfondire i segnali raccolti da tanti articoli sui giornali, con sondaggi avvenuti intervistando 600 persone qui e 900 là. In questo caso eravamo in presenza di una risposta di milioni di cittadini italiani. E` un dato documentario importante, al di là di quello che ci dice, come elemento informativo degli umori sociali.
Come devono essere letti questi 10 milioni di sì?
Il voto di queste 10milioni e 200mila persone può essere interpretato in due modi: o che la preoccupazione della società nei confronti del problema lavoro è così elevata che ha attraversato tutto l`elettorato, e che quindi sono andati a votare sia quelli del centrodestra sia del centrosinistra, oppure sono andati a votare solo quelli del centrosinistra.
Ma un numero di sì così elevato ci dice anche che c`è un livello alto di irritazione, di crescente ostilità nei confronti del governo.
Da cosa emerge questo dato?
Se noi partiamo dal presupposto che il 100% di chi ha votato sì sia di centrosinistra, e che tutti quelli che avevano votato i partiti che hanno appoggiato il sì siano andati a votare, rimangono fuori 5 milioni e 700 mila voti. I sì sono stati 10milioni e 200mila, coloro che hanno votato i partiti che hanno sostenuto il sì sono invece 4 milioni e mezzo. Se i sì vengono solo dal centrosinistra, fa il 62,8% di quelli che ha votato nel 2001 per il centrosinistra. Una quota molto elevata.
Come si può interpretare?
Bisogna chiedersi: hanno esplicitamente appoggiato il contenuto del referendum o hanno voluto dire qualcosa di diverso? A mio parere hanno voluto dire qualcosa di diverso, perché sul bacino potenziale di centrosinistra la percentuale di “disobbedienza“ non è massima dove c`è la piccola impresa, come rivela la percentuale del Veneto, Friuli, Umbria ed Emilia Romagna. Se fosse stato un voto mirato all`estensione dell`art. 18 si sarebbero trovati i voti in quelle situazioni territoriali dove il vantaggio sarebbe stato elevato per i lavoratori. Ma non è stato così: il Veneto ha un tasso di incidenza di sì sui voti del centrosinistra allo stesso livello dell`Abruzzo.
Quindi c`è qualcosa di più…
L`interpretazione da dare mi sembra vicina a quella di Luciano Gallino: in Italia abbiamo raggiunto un alto livello di flessibilità sul lavoro, questo ha creato o sta creando nell`elettorato e nei lavoratori una sorta di ansietà per il proprio futuro e la propria posizione lavorativa. Questa preoccupazione è maggiore dove c`è poco lavoro, i tassi più alti non sono nel Veneto, ma in Sicilia. Il sì è venuto dalle aree di più bassa occupazione o da quelle più fragili dal punto di vista economico: dal Sud, dove c`è il massimo di ansietà, di insicurezza, o perché il lavoro manca o perché è precario.
E il Prc è riuscito a fare propria questa ansia?
Bisogna che i partiti non si facciano prendere dalla tentazione di mettere il proprio cappello su questo risultato, perché è l`espressione di un disagio sociale che politicamente andrà in direzioni diverse. Secondo me c`è anche molta componente antiberlusconiana. La gente che è andata a votare lo ha fatto anche per protestare contro questo governo, a cominciare dalle questioni della giustizia.
Da cosa si evince?
In questo voto ci sono due componenti: la prima il disagio sociale nei confronti del lavoro, la seconda di radicalismo antiberlusconiano. Come analista politico non posso non trascurare il fatto che in Sicilia l`81,7% di chi vota per il centrosinistra ha risposto sì. E il centrosinistra è molto debole in Sicilia. Là dove la sinistra è più debole è anche più radicale. La sinistra diventa moderata quando comincia a governare. Più radicali di sinistra in Sicilia, più moderati di sinistra in Emilia Romagna. In questo io vedo una componente di radicalità antigovernativa.
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