12 Ottobre 2004

Diamoci una misura anche dei pantaloni









Povero preside Bernardini da Avezzano, da ieri è nel tritacarne dei mass media. E non si è trattato di un incidente, ma il tapino s`è cacciato da solo in un guaio serio. Che ha fatto? Ha scritto una circolare agli alunni e ai docenti del liceo scientifico «Pollione» in cui chiede di evitare estrosità nell`abbigliamento e, in particolare, i pantaloni a vita bassa poiché «lasciano scoperte parti del corpo che, per buona educazione, nella particolare situazione della vita scolastica, è bene che siano coperte».
Apriti cielo, tutti contro di lui, colpevole di aver richiamato «alcuni modi di vestire che rischiano di superare i limiti del buon gusto e creano disturbo e imbarazzo nell`ambito di una vita comunitaria». Contro la circolare del preside sono subito scesi in campo i «difensori d`ufficio» dei giovani, che si sono affrettati a chiarire che i pantaloni a vita bassa come le mini-magliette che lasciano scoperto l`ombelico non puntano alla seduzione, ma fanno semplicemente parte della comunicazione giovanile. Esattamente come accadeva decenni fa con l`eskimo o la minigonna. La qual cosa – diciamolo subito – è sostanzialmente vera.
Nell`età tra fine scuola media e scuola superiore (la Moratti perdoni la vetusta denominazione) i giovani hanno un intenso bisogno di relazionarsi, di comunicare. La tempesta che si scatena nei corpi e nella mente è difficile da controllare, c`è un eccesso di energie che deve in qualche modo scaricarsi. Nascono principalmente da una situazione così molti degli eccessi giovanili: dall`abbigliamento all`attività fisica, dalle parolacce agli approcci a tutto ciò che è proibito. Quindi, non c`è dubbio che ombelico e natiche al vento rientrino in questa logica.
Il problema che pone però il preside, pardon, il dirigente scolastico di Avezzano, è un po` diverso e, probabilmente, di più vasta portata. E cioè se di fronte a manifestazioni eccessive, le cui origini sono comprensibili, si debba lasciar correre oppure si debbano ribadire dei limiti. Non a caso il preside nella circolare richiama la funzione educativa della scuola. Perdono così senso le critiche di coloro che hanno osservato: «Prima della lunghezza di pantaloni e magliette si occupassero degli istituti fatiscenti». Dispiace che questa osservazione sia venuta dal Codacons, un`associazione di consumatori, che evidentemente confonde la scuola-edificio con la scuola-istituzione.
Ai giovani – ma non solo – qualcuno deve pur dire come va la vita, che ci sono dei comportamenti, dei luoghi, dei limiti da rispettare perché costituiscono il cemento della convivenza civile. Poi, si possono anche contestare e cambiare dei «codici», delle convenzioni, ma non si può lasciar credere che la società sia quel posto dove tutti hanno il diritto di far tutto.

Sociologi e psicologi sono d`accordo nel ritenere l`eccessiva permissività dei nostri giorni come uno dei mali maggiori che insidia le giovani generazioni. Permissività significa non riuscire mai a dire un no, giustificare ogni comportamento, soddisfare ogni richiesta, partire sempre dal presupposto che siano gli altri a sbagliare e mai nostro figlio. Così non va. Da sempre i giovani fanno i giovani e da sempre vogliono rovesciare il mondo, ma questa energia preziosa va controllata, irregimentata, finalizzata verso obiettivi positivi. Tutti siamo stati giovani e tutti abbiamo vissuto la stessa voglia di ribellione, ma a tutti sono state sempre indicate quali erano le regole del gioco.
Negare che glutei seminudi possano distrarre ragazzi che vivono un`autentica tempesta ormonale è una sciocchezza. E l`aumento dei casi di violenza fra minori forse dovrebbe dirci qualcosa sulla difficoltà di controllare gli istinti a una certa età. Né può costituire una giustificazione il fatto che tutte le ragazze o tutti i ragazzi si comportino allo stesso modo. Certo, i comportamenti sono indicativi dell`evoluzione di quel che si chiama il comune senso del pudore, ma raramente ciò che è giusto è stato individuato ragionando in termini di maggioranza e minoranza.
E poi, la circolare – nei toni e nella sostanza – appare come un richiamo al senso della misura. Ma se c`è un bene che la nostra società va perdendo e proprio la misura. A cominciare da quella di magliette e pantaloni.

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