20 Dicembre 2021

Diamanti & banche, oggi l’udienza del maxiprocesso. Visco chiamato in audizione alla Camera

Entra di nuovo nel vivo la storia dei diamanti collocati attraverso gli sportelli bancari. La vicenda delle pietre da investimento vendute da alcune banche a prezzi gonfiati, diventata poi inchiesta penale con una stima di circa 1,4 miliardi di valore transato, sta per compiere orami dieci anni. Oggi, secondo quanto risulta a milanofinanza.it, ha luogo un’udienza a Milano nell’ambito del maxi processo legato alle pietre preziose, in cui è atteso che il giudice per le indagini preliminari, Manuela Scudiero, si pronunci.

Nel frattempo, sempre secondo quanto risulta a Milano Finanza, la Commissione di inchiesta sulle banche, presieduta da Carla Ruocco, dovrebbe sentire direttamente il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il prossimo 20 gennaio, dopo che la settimana scorsa li programma Report, trasmesso da Rai3, ha fatto emergere, spiega Ruocco, “profili inquietanti relativamente alla vicenda della vendita di diamanti ai propri clienti da parte dei maggiori istituti di credito operanti sul territorio nazionale”. La presidente intende proporre “un approfondimento su una questione che, se venisse confermata, getterebbe pesanti ombre sul rapporto di fiducia che deve intercorrere tra banche e clientela. I risparmiatori, entrando in banca, devono sentirsi al sicuro”, spiega Ruocco.

Dal canto suo, Bankitalia, nella sua comunicazione successiva alla trasmissione, ha spiegato “di aver esercitato specifiche azioni di moral suasion nei confronti delle singole banche coinvolte. Sulla base della richiesta di informazioni della Vigilanza, gli intermediari hanno comunicato l’avvio di iniziative di rimborso nei confronti dei clienti”.

A fine ottobre, intanto, è stata più che dimezzata la lunga lista dei candidati ed essere parti civili nel procedimento per la presunta maxi truffa sulla vendita di diamanti a prezzi gonfiati che vede imputate 105 persone e 5 società, tra cui Banco Bpm, Unicredit, Mps e Banca Aletti. Il gup di Milano, Manuela Scudieri, ha escluso oltre la metà delle circa 600 parti offese individuate dalla Procura, a cui si aggiungono altri risparmiatori e associazioni di consumatori, che hanno chiesto di entrare nel processo. Tra coloro che si sono visti rigettare l’istanza ci sono il Codacons, il Movimento Difesa Cittadino sezione di Verbania, Assoutenti, Codici e Confconsumatori e poi chi non ha presentato querela o chi ha già avuto un ristoro raggiungendo una transazione con gli istituti di credito.

La vicenda dei diamanti da investimento venduti allo sportello di alcune banche a prezzi gonfiati è partita nel 2012 nei resoconti della procura di Milano, si è chiusa nel 2021 (nel 2017 è intervenuto l’Antitrust con una multa) e ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio di 105 persone e cinque società, di cui quattro banche. Due gli intermediari coinvolti: International Diamond Business spa (in fallimento) e Diamond Private Investment spa (in liquidazione). L’indagine è stata condotta dalla Procura di Milano, sotto la direzione del pubblico ministero, Grazia Colacicco, che ha operato con il supporto del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono truffa, autoriciclaggio, riciclaggio, corruzione fra privati e, in un caso, ostacolo all’autorità di vigilanza. I clienti che avevano investito nelle pietre preziose si sono trovati in mano diamanti che poi sul mercato hanno scoperto valere in media il 30%, con punte del 20%, di quanto loro avevano pagato. Ciò è stato possibile perché nel 2016 venivano siglati molti contratti con commissioni fino al 24% a favore degli istituti, che facevano gonfiare il prezzo delle pietre.

Le persone giuridiche per cui è stato chiesto il processo sono Banco Bpm, che insieme a un suo ex dirigente (Maurizio Faroni), dovrà anche rispondere di ostacolo all’autorità di vigilanza (l’istituto è nato nel 2017, dalla fusione del Banco Popolare e di Bpm, ereditando il dossier diamanti), la sua controllata Banca Aletti, Unicredit, Banca Mps e Idb. Altre due società indagate, Intesa Sanpaolo e Dpi, hanno invece chiesto il patteggiamento, ottenendo già il parere favorevole della procura. Il procedimento, che aveva portato al sequestro preventivo per 747 milioni di euro, nel tempo si è ristretto a circa 370 milioni, un terzo dei quali costituiti da pietre chiuse in blister con il proprio certificato di garanzia. (riproduzione riservata)

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