17 Febbraio 2018

Diamanti allo sportello, dubbi sulla conciliazione

da intesa e unicredit rimborsi integrali: le strade da seguire per recuperare il proprio investimento
Mentre alcuni operatori hanno presentato ricorso al Tar contro la stangata (sanzioni complessive per oltre 15 milioni) comminata il 20 settembre scorso dall’ Antitrust, sono molti tra i 120mila italiani che, negli ultimi anni, hanno comprato diamanti in banca per oltre due miliardi a chiedersi quali siano le strade per recuperare i propri investimenti. Le pietre sono state vendute a valutazioni molto superiori a quelle di mercato che ne hanno reso quasi impossibile la rivendita. In base alle prassi delle banche e alle indicazioni degli esperti, emerge una risposta quasi univoca: reclamare agli sportelli dove le pietre sono state acquistate, farsi consegnare la documentazione relativa e verificare la corrispondenza ai propri obiettivi di investimento. Crescono infatti i casi di clienti che hanno ottenuto rimborsi integrali dalle banche, come spiega anche l’ articolo in basso. L’ Autorità garante per la concorrenza e i mercati ha sanzionato «le modalità di offerta dei diamanti da investimento» «gravemente ingannevoli e omissive»: 9,35 milioni le sanzioni al canale Intermarket Diamond Business-Idb (2 milioni al broker, 4 a UniCredit e 3,35 a Banco Bpm), 6 milioni quelle al canale Dpi (un milione al broker, 3 a Intesa Sanpaolo, 2 a Mps). In risposta a quella decisione, Idb ha dato mandato ai propri legali di ricorrere al Tar mentre l’ altro operatore, Dpi, ha presentato ricorso al Tar del Lazio che ha fissato la discussione di merito del ricorso al prossimo 17 ottobre. Sul collocamento di diamanti allo sportello, va ricordato, non sono in corso solo procedimenti amministrativi. La vendita delle pietre attraverso le reti bancarie interessa anche la Procura della Repubblica di Milano: a giugno scorso Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, UniCredit, Mps e Popolare di Bari sono state perquisite dalla Guardia di Finanza nell’ ambito di un’ inchiesta per truffa avviata dai magistrati milanesi. Nel frattempo, il 12 dicembre e ancora nei giorni scorsi Idb ha convocato a Milano le associazioni di consumatori (hanno risposto Adusbef, Aeci, Codacons, Codici, ConfConsumatori, Mdc e Udicon) per definire «l’ elaborazione delle modalità operative di un istituendo Organismo di conciliazione» e «lo studio e la redazione di un Codice di condotta ai sensi dell’ articolo 27 bis del Codice del consumo». Ma l’ iniziativa non trova molti consensi tra gli esperti. Secondo l’ avvocato Letizia Vescovini, esperta di diritto degli investimenti, «poiché le modalità di collocamento delle pietre accertate dall’ Antitrust sono in gran parte simili sia per il canale Idb che per quello Dpi, dietro la decisione di due grandi banche come Intesa Sanpaolo e UniCredit sui rimborsi, pur se in via transattiva, paiono emergere timori di possibili cause in sede civile. Un impatto in questo senso pare arrivare anche dall’ inchiesta penale di Milano. Dal punto di vista legale, in assenza di altre novità, mi sento di consigliare di non attendere le iniziative delle banche ma di agire preventivamente. Occorre informarsi, verificare le condizioni offerte dal proprio istituto e, se queste non soddisfano, protestare agli sportelli, richiedere la documentazione e farla esaminare, in modo da verificare se la proposta di investimento a suo tempo ricevuta era in linea con la profilatura di rischio Mifid e con gli obiettivi di investimento», conclude l’ avvocato Vescovini. «Le banche non si limitavano in realtà a effettuare la mera “tramitazione” degli ordini, perché guadagnavano commissioni elevate. Se le valutazioni del costituendo “organismo di concilazione” saranno condotte caso per caso sui clienti, a cosa servirà aderire a un tavolo di conciliazione collettiva?», si chiede dal canto suo Giuseppe D’ Orta, responsabile della tutela del risparmio dell’ associazione dei consumatori Aduc. C’ è poi la questione dei premi di assicurazione contro furto e rapina o “tuttirischi” versati dai clienti che lasciavano le pietre in custodia agli intermediari: «Spesso queste polizze, che vedevano il premio in capo al cliente ma come contraente della polizza collettiva Idb, erano stipulate con compagnie assicurative dello stesso gruppo bancario dell’ istituto che intermediava le pietre allo sportello. Il quale, così, lucrava anche le commissioni sulle polizze, il cui premio era calcolato sul valore di acquisto dei diamanti, molto più elevato di quello di mercato, mentre in caso di problemi al cliente sarebbe stato invece rimborsato il valore – inferiore – di mercato», conclude D’ Orta. nicola.borzi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA.
nicola borzi

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