8 Giugno 2006

Di Pietro: minipedaggi per pagare i cantieri

INFRASTRUTTURE IL TRIBUTO ANDREBBE MODULATO SULLA DISTANZA PERCORSA. SINDACATI E CONSUMATORI CONTRARI: GLI AUMENTI SONO GIÀ SUPERIORI ALL`INFLAZIONE

Di Pietro: minipedaggi per pagare i cantieri

Proposta una tassa di scopo a ogni passaggio di casello. “Mancano 10 miliardi per Fs e Anas“



ROMA Per ora l`idea è servita solo a rinfocolare le polemiche sui profitti e i mancati investimenti di Autostrade. E sembra lasciar intendere che mancano all`appello troppe risorse per contare solo su quelle che arriveranno dalla manovra-bis di luglio. Secondo il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro per completare i cantieri già aperti mancano dieci miliardi di euro: “Cinque per quelli delle Ferrovie dello Stato, altri cinque per quelli dell`Anas“. Ecco perché martedì sera, ospite di Ballarò, ha tirato fuori dal cilindro l`idea della tassa di scopo: un euro in più ad ogni passaggio al casello per alimentare un fondo per le infrastrutture. Un`idea che al rinato ministero dei Trasporti accolgono con freddezza: “Non voglio polemizzare con Di Pietro, ma di questi numeri ancora dobbiamo discutere. Prima di parlare di tasse di scopo dobbiamo capire con precisione quali sono le opere che decideremo di finanziare“, dice il viceministro dei Trasporti, il diesse Cesare De Piccoli. In realtà la cifra indicata da Di Pietro era solo indicativa. Serviva a lanciare il sasso nello stagno. Imporre un euro ad ogni uscita dal casello senza tener conto delle distanze che si percorrono sembra difficile. Secondo i dati della società Autostrade infatti la percorrenza media di un automobilista sulle strade a pagamento è di circa 40 chilometri. Sarebbe dunque necessario modulare la tassa a seconda della lunghezza del percorso. Per di più un euro non sarebbe sufficiente. Basti pensare che sul 60% della rete (quello gestito da Autostrade) ci sono circa due milioni di transiti al giorno. Ciò significa che nell`arco delle 24 ore sulla rete c`è un milione di veicoli. Moltiplicato per 365 giorni farebbe 365 milioni di euro all`anno. Che potrebbero salire a meno del doppio (circa 600 milioni) considerando anche gli eventuali introiti dalle reti degli altri concessionari. Ma prima di questo ciò che sindacati e consumatori rifiutano è il principio di imporre una tassa di scopo per le infrastrutture: i pedaggi aumentano più dell`inflazione e quindi – è il loro ragionamento – non si può far ricadere sugli automobilisti il peso dei mancati investimenti. O, peggio, il costo dei progetti varati dal governo Berlusconi senza copertura. Secondo una recente stima del Cresme e Uniocamere con la legge obiettivo il vecchio governo – a fronte di un costo complessivo di 267 miliardi di euro – il Cipe ha approvato opere per 68 miliardi. Ma le garanzie sarebbero sufficienti a finanziare lavori per soli 32 miliardi. Ciò significa che il piano della Legge Obiettivo è ancora da finanziare “per oltre l`80% del totale“. Senza considerare che “oltre il 70% delle opere approvate dal Cipe prevede di chiudere i lavori dopo il 2010“. Il presidente dell`Anas Vincenzo Pozzi dice subito che quella di Di Pietro è “un`idea ottima“. Anche perché per quelli dell`Anas l`ipotesi di “pedaggiare“ tratti delle statali non è nuova. Qualche mese fa propose di fare un esperimento sul Grande Raccordo Anulare di Roma ma dovette rinunciare fra sonore proteste. Non si esprime, e non a caso, il numero uno di Autostrade Gian Maria Gros Pietro. Ad Autostrade non hanno ancora digerito la polemica per la fusione con gli spagnoli di Abertis e i mancati investimenti sulle tratte nonostante gli aumenti di tariffe ottenuti nel 2004. “È una decisione che compete alla politica“. La Cgil lancia una provocazione e propone di utilizzare semmai gli utili della società per finanziare le opere: “Solo negli ultimi due anni gli utili straordinari sono stati rispettivamente di 735 e 804 milioni di euro. A fronte di questi gli investimenti non sono stati realizzati e tutto questo è stato possibile anche per l`assenza di controllo da parte dell`Anas“, ricorda il segretario nazionale della federazione trasporti, Roberto Martelli. “Se passasse il principio bisognerebbe fare pagar a chi usa il rubinetto un euro per ripulire le sorgenti dell`acqua inquinata, a chi viaggia in treno un euro per costruire la Tav e ripulire le carrozze“, ironizza il Codacons. “Siamo enormemente preoccupati per l`imprevedibile proposta del ministro Di Pietro“. Il principio – dice l`associazione dei consumatori – è assurdo e incostituzionale, poichè carica su chi utilizza una struttura viaria l`onere di costruzione di ponti e viadotti che potrebbe non utilizzare per tutta la vita, e perchè mira ad introdurre una imposta indiretta con destinazione obbligata“.

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