3 Settembre 2008

È di nuovo faccia a faccia fra consumatori e petrolieri

ROMA – È di nuovo faccia a faccia fra consumatori e petrolieri sul prezzo della benzina. Il costante calo del prezzo del petrolio, oggi sceso sotto i 110 dollari al barile dopo quattro mesi (109,62 alla chiusura di New York), rilancia il dibattito sugli eventuali sovrapprezzi che le compagnie italiane applicherebbero ai propri listini. Alla luce dei recenti ribassi, sostengono i consumatori, c`è spazio per riduzioni del prezzo dei carburanti di almeno 6 centesimi al litro, anche se c`è chi si spinge fino a ipotizzare ritocchi al ribasso di 7-8 centesimi. Critiche che però l`Unione Petrolifera respinge al mittente, negando ogni sovrapprezzo e chiamando in causa l`andamento dei mercati internazionali dei carburanti e il calo dell`euro sul dollaro. Secondo Federconsumatori, i prezzi attuali “dovrebbero attestarsi ben al di sotto di 1,40 euro al litro“, in linea con quanto fatto segnare lo scorso aprile, quando il petrolio viaggiava intorno ai livelli attuali. “Di diminuzioni non vi è stata neanche l`ombra, i prezzi – sottolinea l`associazione – sono vergognosamente aumentati, attestandosi a 1,47-1,48 euro al litro, con un sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro“. In questo modo, prosegue l`associazione, “le compagnie guadagnano “appena“ 315 milioni al mese. A farne le spese, saranno sempre i cittadini, che subiranno ricadute di 7 euro al mese, pari a 84 euro all`anno“. La Federconsumatori arriva persino a chiedere l`abolizione della Robin Tax sulle compagnie petrolifere, per rimpinguare un pò le tasche dei consumatori. Sulla stessa linea anche il Codacons: “è assolutamente inaccettabile che gli automobilisti siano costretti a pagare una media di 6 centesimi di euro in più al litro“. Il ragionamento è semplice: per ritrovare il petrolio a 106 dollari bisogna risalire alla prima settimana di aprile, quando il greggio aveva appena intrapreso la corsa che lo avrebbe portato sopra i 147 dollari. Nella seconda settimana di aprile, la verde si aggirava a ridosso di 1,398 euro e il prezzo del diesel era di 1,369 euro. Cifre ben diverse dagli attuali 1,478 euro al litro della benzina e 1,447 del gasolio. Nel conto vanno però inseriti anche i due centesimi al litro di sconto fiscale decisi dal Governo Prodi per calmierare i prezzi e l`andamento dell`euro, allora molto più forte di oggi sul dollaro. È proprio su queste basi che arriva la risposta dell`Unione Petrolifera, secondo la quale non c`è alcun sovrapprezzo sui listini alla pompa: “il prezzo industriale della benzina si è mosso coerentemente con la discesa delle quotazioni del prodotto raffinato rilevate dal Platt`s e che nello stesso periodo lo stacco con la media europea si è praticamente dimezzato“. Soprattutto, sottolinea l`Up, “occorre tenere presente che le quotazioni del greggio scontano l`apprezzamento del dollaro nei confronti dell`euro che, rispetto ai valori di aprile, può essere stimato in 4 centesimi di euro a litro“. Se il prezzo del petrolio sui mercati internazionali continua a scendere, i costi di produzione per le imprese agricole sono sempre alti e insostenibili. Lo denuncia in un comunicato la Cia-Confederazione italiana agricoltori, per la quale gli oneri che gli agricoltori sono costretti a sostenere hanno raggiunto livelli pesanti che mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle aziende. Solo in giugno – precisa la Confederazione – la crescita dei costi produttivi è stata pari al 10,4% rispetto allo stesso mese del 2007, mentre i redditi seguono una linea discendente: nel 2007 si è registrata una contrazione del 2%. “Così l`agricoltura italiana – aggiunge – sta attraversando uno dei più difficili momenti della sua più recente storia“.

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