Di Maio attacca Confindustria: fa terrorismo
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fonte:
- Giornale di Sicilia
tra gli alleati di governo crescono le divergenze sulla legittima difesa. la lega pressa: «si faccia subito». m5s: «non c’ è fretta»
Resta il nodo nomine alla Cdp, mentre fa discutere l’ elezione alla guida della Vigilanza Rai di Bara chini, deputato di Forza Italia ed ex giornalista Mediaset, eletto solo dopo la terza votazione Silvia Gasparetto OOO È scontro frontale tra Confindustria e Luigi Di Maio, ma il premier, Giuseppe Conte, frena le polemiche. Agli industriali che ribadiscono il giudizio negativo sul decreto dignità paventando un calo di posti anche peggiore delle stime – contestatissime dell’ Inps risponde a muso duro il ministro e vicepremier, accusando l’ organizzazione di fare «terrorismo psicologico», oltre a difendere, in modo «insopportabile» il gioco d’ azzardo nemico numero uno del Movimento, che gli ha dichiarato guerra proprio attraverso il decreto e lo stop, totale, alla pubblicità. Ma il premier, Giuseppe Conte, getta acqua sul fuoco: «Confindustria fa la sua parte – spiega il premier – ma secondo me fraintende. A leggere con attenzione il decreto dignità si accorgerà che non ha nulla da temere. Se si dovessero usare toni allarmistici sarebbe assolutamente improprio». A riaprire il fronte di prima mattina la dg di viale dell’ Astronomia, Marcella Panucci, che in audizione ha chiesto, come l’ associazione fa sin dagli annunci del decreto, di non fare «brusche retromarce» sul lavoro, visto che il problema non è tanto quello dei contratti a tempo determinato, nei numeri in linea con la media europea, ma quello di far crescere l’ economia e creare posti di lavoro, attraverso l’ unica strada possibile, cioè una riduzione del cuneo. A stretto giro, via social, la risposta di Di Maio che ha tacciato gli industriali di fare «terrorismo psicologico», come già accaduto sul referendum costituzionale», solo per «impedire il cambiamento». Il decreto, ha ripetuto ancora una volta il ministro, «combatte il precariato» e resta l’ impegno a studiare incentivi per chi trasforma i contratti precari in tempi in determinati. Un assaggio di taglio del costo del lavoro, ha aggiunto Di Maio, potrebbe arrivare già durante l’ iter parlamentare, anche utilizzando i 60 milioni appostati al momento a copertura dei maggiori costi per la Naspi stimati appunto dall’ Inps come conseguenza della riduzione dell’ occupazione. I famosi 8mila posti in meno l’ anno che Di Maio continua a tacciare come numeri «non credibili» inseriti senza che nessuno nel governo avesse potuto studiarli all’ ultimo minuto. Anche sui voucher sarebbe vicina un’ intesa, che consentirà di allargare le maglie sulle norme attuali per l’ agricoltura e di aprire al loro utilizzo anche nel settore del turismo. Nella maggioranza, ha assicurato sempre Di Maio, non ci sono diversità di vedute sul tema. Polemica sulla legittima difesa Divergenze di vedute tra gli alleati di governo ci sono eccome sulla questione legittima difesa. Per la Lega re sta una «priorità» del governo. Ma per il M5S si tratta di una materia che «va comunque approfondita» e studiata a fondo. L’ esame dei disegni di legge sulla legittima difesa prende il via in commissione Giustizia del Senato, ma registra sensibilità diverse nel governo e incassa la protesta dell’ Anm con il presidente Francesco Minisci che definisce la normativa sulla legittima difesa «già ben regolamentata». I 5 Stelle sono più cauti nell’ affrontare la materia perché, come spiegano il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il senatore Francesco Urraro, nessuno vuole «la liberalizzazione delle armi». I leghisti, invece, insistono e parlano, come fa il sottosegretario Jacopo Morrone, di «una priorità» che il governo vuole veder votata a «breve». Il nodo nomine Si va intanto componendo il puzzle delle nomine Rai con il via libera alla contestata elezione di Alberto Bara chini alla presidenza della Commissione di Vigilanza e dei quattro membri del cda eletti dal Parlamento. Manca la votazione del rappresentante dei dipendenti in programma oggi e l’ indicazione dei due componenti da parte del Tesoro, che saranno presidente e amministratore delegato della tv pubblica. Le trattative nella maggioranza vanno avanti, ma l’ accordo complessivo, che coinvolge anche il rinnovo dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti, non è stato ancora trovato. Anzi, le distanze tra i due partiti di maggioranza e il ministro del Tesoro Giovanni Tria sembrano aumentare. Tanto che, con il rinvio al 24 luglio dell’ assemblea di Cdp, verosimilmente slitterà tutto il pacchetto all’ inizio della prossima settimana, almeno fino al Consiglio dei ministri atteso per martedì. Il presidente dovrebbe essere indicato dalla Lega e il nome in pole position è quello di Giovanna Bianchi Clerici, che, pur non rappresentando la figura ideale per il Movimento 5 Stelle, non dovrebbe incontrare il veto degli alleati. Più complicata l’ individuazione da parte di M5S della figura dell’ ad, anche a causa del tetto allo stipendio di 240 mila euro che scoraggia gran parte dei candidati. Nel frattempo a far discutere è l’ elezione alla guida della Vigilanza di Barachini, deputato di Forza Italia ed ex giornalista Media set, eletto solo dopo la terza votazione quando ai voti degli azzurri e del Pd si sono finalmente aggiunti quelli dei leghisti, che hanno voluto evidentemente lanciare un segnale. Scheda bianca da parte dei parlamentari M5S, critici nei confronti della scelta. «Voglio sperare che Barachini lavori per una Rai al servizio dei cittadini e non al servizio di Mediaset», attacca il capogruppo M5S in commissione Gianluigi Paragone. Secondo Pierluigi Bersani di LeU l’ accordo Pd -Forza Italia è «dadaismo puro», mentre il Codacons annuncia esposti all’ Anac e ricorsi al Tar. «La Commissione ha un incarico delicato e importante nel garantire equilibrio e equidistanza – replica il diretto interessato -, mi auguro che la nostra attività venga valutata nel merito». Svolta su Alitalia «Sono in corso da parte di questo governo le interlocuzioni necessarie per assicurare un futuro a questa azienda, per tutelare al meglio le esigenze dei lavoratori edel Gruppo e mi spenderò in prima persona con tutti i player internazionali per trovare un futuro all’ azienda Alitalia». Parole di Luigi di Maio alla Camera dei Deputati. Poco dopo è il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli a tornare sul tema: «L’ italianità è un punto fondamentale nel futuro» di Alitalia «torneremo a farla diventare compagnia di bandiera con il 51% in capo all’ Italia e con un partner che la faccia volare» dice a Rainews24. Tanto basta perché scatti la corsa a capire più nel dettaglio cosa significhino quelle due frasi. Poi nel contratto di Governo si opta per un «rilancio» di Alitalia, «nell’ ambito di un piano strategico che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo». SENTENZA RIBALTATA.
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