5 Aprile 2013

Di Ascenzo (Codacons): “Fisco opprimente dietro il boom di bici e sigarette elettroniche”

Di Ascenzo (Codacons): “Fisco opprimente dietro il boom di bici e sigarette elettroniche”

Esordio della Tares, aumento dell’ Iva a luglio, anticipo delle addizionali regionali Irpef. Per i cittadini italiani sembra non avere fine “l’agonia” fiscale”. Ormai è sempre più chiaro a tutti che l’Imu è stato solo un anticipo della “stangata” confezionata dal governo Monti per mettere in sicurezza i conti pubblici del Paese. Anche nel 2013 gli italiani dovranno mettere mano al portafogli per soddisfare i bisogni di uno Stato sempre più vorace. In merito a questa vicenda quale è la posizione delle associazioni dei consumatori? Abbiamo sentito Gianluca Di Ascenzo, vicepresidente di Codacons, una delle organizzazioni più note in Italia.
Il pagamento della nuova imposta sui rifiuti, la Tares, inizierà a maggio ma la sovrattassa slitta a dicembre. E’ una buona notizia?
“E’ una buona notizia solo in parte in quanto si tratta solo un rinvio. Come associazione dei consumatori da tempo stiamo contestando l’eccessiva pressione fiscale sulle famiglie perché questo non fa che deprimere ulteriormente l’economia nazionale”.
La Tares è figlia del federalismo fiscale che di fronte ad un aumento delle tasse locali prevedeva anche una contemporanea riduzione dell’imposizione statale. C’è stata questa compensazione?
“Purtroppo no, nonostante ci siano già stati i tagli dei contributi dallo Stato centrale agli enti locali che a fronte di risorse disponibili inferiori hanno provveduto ad aumentare le proprie entrate tributarie comportando una ulteriore stretta fiscale sui cittadini. Il caso dell’Imu a riguardo è molto significativo. A tutto questo bisogna poi aggiungere altri interventi sbagliati come l’aumento delle accise sui carburanti. Nel 2012 le vendite di biciclette sono risultate superiori a quelle delle automobili. Perchè è successo questo? Perchè di fronte all’aumento continuo delle tasse i cittadini modificano i loro comportamenti. Anche il successo della sigaretta elettronica è un sintomo preoccupante della crisi economica. Gli italiani ormai stanno tagliando tutto il possibile”.  
Si sa già che rispetto alla Tarsu la Tares comporterà un aggravio dei costi del 30%. In termini assoluti quale sarà l’impatto medio sulle famiglie?
“In realtà non esiste ancora una stima precisa. Gli stessi economisti hanno posizioni divergenti sull’impatto economico della Tares. Il nostro ufficio studi sta ultimando l’analisi e a breve usciremo con un comunicato stampa. L’unica cosa certa è che la situazione non sarà rosea”.
Altra tassa che ci aspetta al varco è l’Iva. A luglio è previsto un aumento dell’aliquota standard dal 21 al 22%. Esiste la possibilità che l’incremento non si faccia?
“Noi ci siamo sempre opposti ai ritocchi dell’Iva anche perché hanno sempre delle conseguenze negative sull’inflazione. La crisi ha frenato la corsa dei prezzi ma da un aumento dell’Iva di un altro punto percentuale ci aspettiamo un effetto incrementale sull’inflazione dello 0,6%. La decisione sull’eventuale aumento sarà presa dal prossimo governo. Non ci resta che aspettare per capire cosa succederà”.
Addizionali regionali Irpef. Pare che il governo abbia rinunciato all’anticipo. Comunque sia a partire dal 2015 la stangata per i cittadini sarà notevole: oltre 300 euro annui per un reddito di 20.000 oltre 600 euro per un reddito di 40.0000 euro. Almeno in questo caso è prevista una riduzione della pressione fiscale dello Stato?
“Come ho detto prima al momento non è prevista alcuna riduzione delle imposte da parte dello Stato centrale e questo dimostra ancora una volta quanto sia sbagliata l’impostazione della politica economica seguita fino ad ora in Italia. Colpire i redditi dei cittadini significa colpire l’intera economia del Paese e aggravare ulteriormente la recessione. Stiamo denunciando da tempo questo circolo vizioso. Per ripartire c’è solo una strada da seguire: far ripartire i consumi delle famiglie. Il superamento delle vendite di bici su quello di automobili è un campanello d’allarme che non deve essere sottovalutato”.
Esiste però un oggettivo problema di equilibrio di bilancio. A vostro avviso lo Stato dove dovrebbe reperire le risorse necessarie?
“Quanto stanno facendo in questi giorni i presidenti delle Camere in merito alla riduzione dei costi della politica non è demagogia. Bisogna partire proprio dalla riduzione delle spese dell’apparato burocratico. Se facciamo un confronto tra quanto costa la burocrazia in Italia e quanto costa in Francia o Germania si può facilmente constatare che ci sono notevoli margini di intervento per tagliare le spese dello Stato”.

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