Detersivi, pasta, dolciumi Nei supermercati dilaga la merce venduta a peso
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fonte:
- Corriere del Veneto
VENEZIA – In molti «Super» e «Iper» è sempre più diffusa la proposta di prodotti venduti a peso. Tra le corsie sono comparsi dispenser che permettono ai clienti di acquistare la quantità desiderata di merci diverse, dai detersivi alla frutta secca, dalla pasta ai legumi. La vendita dello sfuso ha origini lontane (ricordate le drogherie e i mercati rionali?) e fino ad anni recenti era sopravvissuta solo nel raparto «frutta e verdura». Poi gli scaffali si sono riempiti di confezioni. Questo significa da un lato che la quantità è stata pensata dal produttore a monte dell’ acquisto e dall’ altro che la filiera si è allungata per poter includere la produzione industriale delle confezioni. Questa recente inversione di tendenza ha trovato espressione in una modalità nuova, con differenze a seconda della tipologia di articolo (distributori per detersivi, per liquidi o per il cibo secco) ma che in ogni caso fa leva sull’ intraprendenza dei curiosi: scelta la merce, si aziona la leva per erogare la quantità desiderata; il resto non differisce dall’ acquisto di un casco di banane. Se volessimo dare una data d’ inizio, sarebbe il 2009; una tipologia di prodotto, i detersivi. C’ è anche chi è stato più lungimirante di altri, battendoli sul tempo: tra il 2005 e il 2006 Crai e Auchan (il primo in Val di Susa, il secondo a Vicenza) sperimentarono per la prima volta questo tipo di vendita. In tempo di crisi è indubbiamente una scelta saggia da entrambi i «lati della barricata»: il risparmio medio per il consumatore è intorno al 10-20% rispetto all’ acquisto di prodotti tradizionali mentre quello per il produttore sarebbe di circa il 15%. Non a caso l’ associazione dei consumatori Codacons, per bocca del suo presidente regionale Franco Conte, esprime il suo sostegno: «E’ un mercato che sta esplodendo e dunque va monitorato, ma siamo favorevoli: a parità di peso e qualità stimiamo che il prodotto venduto sfuso consenta al consumatore di risparmiare non meno del 15%. L’ unica ombra – prosegue Conte – potrebbe riguardare la tracciabilità del prodotto. Mancando la confezione classica con le indicazioni di provenienza, qualcuno potrebbe “fare il furbo”, ma stiamo prendendo accordi con dei laboratori per effettuare controlli a campione». Tra chi offre anche lo sfuso, molti hanno registrato un incremento delle vendite del 5% circa: non vertiginoso ma quantomeno interessante, visti i tempi e considerando che i settori in cui compare lo sfuso sono già «presidiati» dall’ industria dei prodotti di marca. Questa pratica fa bene al portafogli ma anche all’ ambiente. Una prima ragione si nasconde dietro al fatto che ogni anno circa un terzo del cibo che viene prodotto e venduto nel mondo viene buttato (la Commissione Europea parla di 179 chilogrammi pro capite): la scelta dello sfuso permette invece di acquistare esattamente la quantità desiderata e dunque di limitare gli sprechi. Secondariamente questo tipo di acquisto è sostenibile ed ecocompatibile: meno confezioni significano meno rifiuti nella spazzatura ma anche meno materie prime, acqua, energia e emissioni di CO2 per produrle. Tra le corsie si percepisce un moderato entusiasmo, anche se i tipi umani che si avventurano alla scoperta di questi distributori non sono casuali: molti giovani, più toccati dalle tematiche ambientali, oppure chi è alla ricerca del prezzo conveniente in vista di una spesa formato famiglia. Giulia, 23 anni, studentessa di Psicologia a Padova, dichiara il suo entusiasmo: «Da quando ho provato, non ho più smesso. La qualità è più che comparabile e il prezzo attraente. In realtà però è l’ idea di fare bene all’ ambiente che mi ha spinta a provare, oltre alla curiosità». Paola invece, casalinga e mamma di tre bimbi, è più sensibile alla voce «risparmio» e si lancia in un confronto dei listini degno di un agente di commercio: «La pasta al chilo di solito costa più o meno 70 centesimi, quella sfusa invece 50; il riso invece viene poco più di due euro al chilo, questo qui un euro». Qualunque sia la ragione, lo sfuso sembra un’ opzione da tenere in considerazione e i veneti sono tra i più entusiasti: tra le conferme «autorevoli» anche quella di Giorgio Benassi, il responsabile sostenibilità di Coop Adriatica, che parlando dei detersivi alla spina dice: «Il Veneto è una regione che ci crede molto. In alcuni punti vendita, in particolare Schio e Carpenedo, oltre a risultati incoraggianti nelle vendite, abbiamo anche raggiunto l’ obiettivo di educare i consumatori al riutilizzo dei contenitori. Abbiamo calcolato che per ottenere un beneficio reale per l’ ambiente una bottiglia di detersivo deve essere riutilizzata almeno sei volte e il traguardo è stato abbondantemente raggiunto: addirittura a Schio l’ anno scorso abbiamo calcolato che i clienti riempivano la stessa confezione in media dodici volte». Chiara Signoria RIPRODUZIONE RISERVATA.
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