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2 Settembre 2011

Destra in crisi sui 730 online

Destra in crisi sui 730 online
 

Daw-Blog, sito molto amato nella nell’ area della fronda berlusconiana (quella che si riconosce nella sigla Pdl 2.0), non ha dubbi. Appena le agenzie di stampa hanno cominciato a diffondere l’ emendamento del governo che autorizza i comuni a pubblicare le dichiarazioni dei redditi dei cittadini su internet, ha strillato sulla sua homepage: «Si scrive Berlusconi-Tremonti, si legge Prodi-Visco». E poi, per chiarire meglio: «È ufficiale: ci hanno preso gusto. Berlusconi, Bossi e Tremonti sono diventati di sinistra: ormai non fanno altro che mettere in pratica tutte le politiche economiche tanto care agli ex governi di Prodi e Visco». E già, perché quando, nel maggio 2008, a poche settimane dal cambio di guardia a Palazzo Chigi il sito dell’ Agenzia delle Entrate mise on line le dichiarazioni degli italiani per l’ anno 2005, tutto il centrodestra saltò come un sol uomo a gridare contro il sabotaggio del governo uscente. L’ allora neo presidente del Senato, Renato Schifani, parlò di un episodio «a dir poco preoccupante per la quiete sociale. Non riesco a comprendere il motivo, la necessità della diffusione di questi dati. Ciò ha creato una curiosità morbosa di cui il nostro Paese non aveva bisogno». L’ altrettanto neo eletto Gianfranco Fini, dalla presidenza di Montecitorio rincarò: «La cosa assurda fatta dall’ Agenzia delle Entrate è aver reso noto quanto guadagna ogni singolo italiano. La pubblicazione dei redditi dei singoli cittadini può essere la spia di un benessere che qualche balordo può invidiare. Non hanno capito quanto questo possa essere pericoloso?». L’ ex comandante della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, che con Visco aveva un conto aperto, rilasciò una delle sue prime dichiarazioni da deputato per dire che se l’ intenzione del ministro dimissionario «era quella di avvelenare i pozzi c’ è riuscito benissimo», mentre il futuro sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, non ancora frondista interno al Pdl, parlò di «un atto vergognoso». Il Codacons, chiese 20 miliardi di danni a Visco, denunciandolo in 140 procure, mentre il garante della Privacy, scese in campo precisando che se la dichiarazione dei redditi è comunque un atto pubblico, la sua pubblicazione su internet era stata illegittima e in contrasto con «la normativa in materia». Né Visco, né Massimo Romano, all’ epoca direttore delle Entrate (che per inciso si prese tutta la responsabilità della pubblicazione, dicendo di non aver informato il ministro), ebbero poi conseguenze giudiziarie, mentre qualche crepa quella vicenda riuscì a scavarla a sinistra. Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa, per esempio, tacquero ma non gradirono quella pubblicazione. Poca roba rispetto alle tensioni che questa decisione può scatenare nel centrodestra. Berlusconi non ha nascosto prima la sofferenza per l’ introduzione della supertassa sui redditi da 90 mila euro in su e poi la soddisfazione per la sua cancellazione. Figuriamoci come potrà gradire quest’ altra misura, che ricalca una delle più odiate dalla sua base tra quelle attribuite a Visco. (riproduzione riservata)
 

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