12 Gennaio 2007

Deregulation della vendita

Roma. Il ministero dello Sviluppo economico smentisce le indiscrezioni giornalistiche secondo cui sarebbe in arrivo un decreto del governo sulla distribuzione dei carburanti. Il ministro Pierluigi Bersani e il suo consigliere per l`Energia, Umberto Carpi, assicurano che non ci sarà alcun blitz del governo, anche se invece il sottosegretario allo Sviluppo Alfonso Gianni parla proprio di misure-blitz. “Più volte è stata ribadita l`intenzione di procedere con un disegno di legge“, spiega Bersani. Qualunque decisione del governo sul settore sarà concertata con le parti sociali, a partire dall`incontro di giovedì prossimo già in programma tra Carpi, i rappresentati dei gestori e quelli delle Regioni. Il tema, infatti, è di competenza delle Regioni, in base al titolo V e il governo, come ricorda Carpi, può intervenire solo in materia di concorrenza. “Possiamo farlo, ma su questioni che riguardano tutti i settori e non uno specifico“, afferma. “Siamo contrari a razionalizzazioni e privatizzazioni selvagge“, aggiunge poi spiegando che l`obiettivo è “l`ammodernamento“ della rete. “E` assurdo – conclude – sentir parlare di decisioni di aumentare il numero dei punti vendita“. E` proprio questo a preoccupare i rappresentanti dei benzinai che minacciano la serrata generale. Al contrario, le associazioni di consumatori sperano che le presunte intenzioni del governo vengano presto confermate e che Bersani vada avanti sulla strada delle liberalizzazioni senza lasciarsi intimorire dalle proteste annunciate. La vendita dei carburanti nei centri commerciali, secondo Adusbef e Federconsumatori, farebbe risparmiare 8-9 centesimi a litro sui carburanti, che si tradurrebbe in una diminuzione della spesa per ogni automobilista di 8 euro al mese. “E` una misura indispensabile per contenere gli aumenti incontrollati dei prezzi dei carburanti“, commenta Carlo Rienzi del Codacons che avverte: “Se i benzinai metteranno in atto scioperi si scatenerà una serie di boicottaggi da parte dei consumatori di tutta Italia“. Stupore e ferma contrarietà tra le organizzazioni di categoria dei gestori. “La nostra categoria ha saputo collaborare fattivamente alla liberalizzazione di questo settore che è una realtà già dal 1998 – scrivono in una nota Faib/Aisa Confesercenti, Fagica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio -. Questo processo di liberalizzazione è costato, negli anni passati, la chiusura `programmata` di oltre 5000 impianti e la conseguente espulsione dal mercato di altrettanti gestori“. Se le indiscrezioni venissero confermate, conclude la nota, si tratterebbe di “un vero e proprio contrordine: il numero di impianti va ancora aumentato. E tutto, stravolgendo le regole del mercato, per favorire un solo, potente operatore, la Grande distribuzione organizzata“. La vendita dei carburanti nei grandi centri commerciali è una realtà radicata Oltralpe dove oltre la metà delle vendite è attribuibile alla grande distribuzione organizzata. Nel nostro Paese si contano ben 22.400 distributori (il doppio dei quelli del Regno Unito e quasi il triplo della Spagna), ma solo 10 sono nei supermarket. Secondo i “tecnici“, l`apertura alla grande distribuzione favorirebbe la concorrenza e potrebbe contribuire all`abbassamento dei prezzi che restano alti proprio a causa dell`elevato numero di distributori sparsi sul territorio. Troppi per potere avere un volume di vendite tale da consentire prezzi competitivi. In attesa di una soluzione, il presidente dell`Osservatorio sociale, Luigi Camilloni, suggerisce al governo di “diminuire le accise, evitando di guadagnare sugli aumenti del prezzo del greggio in termini fiscali“.

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