14 Settembre 2004

Deraglia treno locale, morte due donne

Deraglia treno locale, morte due donne

Incidente a Cuneo, sotto accusa la linea e l?eccessiva velocità



Cuneo. Studenti, lavoratori, pendolari con l?abbonamento mensile in tasca allenati a svegliarsi con il buio e a guardare l?alba dai finestrini. Gente come l?impiegata della questura di Cuneo che da anni si tirava giù dal letto alle quattro, mandava un bacio alle due figlie, saliva in carrozza alle sei e sperava in un trasferimento a Torino che non è mai arrivato. È stata sbalzata dal vagone, resta il mazzo di fiori che ieri, appena saputo, ieri i colleghi hanno posato sulla sua scrivania. Alle 7.19 il regionale 4441, partito in perfetto orario dalla stazione di Torino Porta Nuova cinque minuti dopo le sei, corre alla cieca verso lo schianto. A Madonna dell?Olmo, un chilometro e mezzo da Cuneo, le certezze si interrompono. Strada ferrata troppo vecchia, errore umano da leggersi come eccessiva velocità. Si sa per certo, e lo ribadisce a più riprese il prefetto di Cuneo Francesco Avellone, che non è stata «un?azione dolosa». Si sa che da quelle lamiere tireranno fuori i cadaveri di due donne, 29 feriti, nuove riflessioni sulla fenomenologia del deragliamento, gli immancabili elogi alla rapidità dei soccorsi e le solite polemiche.A Madonna dell?Olmo muoiono Anna Maria Matarese, 46 anni, capotreno in servizio al deposito di Cuneo, e Duilia Logli, impiegata di 50 anni in servizio alla questura di Cuneo. A Madonna dell?Olmo il macchinista Pietro Santo Noto, 56 anni, si salva per miracolo. A Madonna dell?Olmo, dove i treni vanno instradati di qua o di là, verso il capoluogo o verso Saluzzo, accenderanno i ceri perché in fondo anche stavolta poteva andare peggio. Nessuno ha visto niente: perché era presto, perché si è alzata una polvere infernale, perché nessuno bada a un locale di provincia.Di fatto il treno di tipo Taf, il modello ad alta frequentazione, è deragliato. Ha corso senza freni stradicando 700 metri di linea elettrica, si è schiantato contro la massicciata di cemento e lì si è fermato: coricato di lato il primo vagone, in piedi gli altri tre. «Ho sentito il treno inclinarsi – racconta Franco Mollea – e siccome dormivo non ho capito subito». Non ci ha messo molto a svegliarsi, si è perso solo il mezzo chilometro di corsa libera fuori dai binari. L?urto contro la scarpata di cemento è stato violentissimo, seguito da un improvviso silenzio, poi dal fumo che non faceva respirare e dalle grida. «Siamo stati scaraventati tutti da una parte all?altra dei sedili. Mi sono ritrovato per terra, ho sentito urlare».Almeno il mezzo sembra innocente: modernissimo, con appena 14 mila chilometri alle spalle, recentemente revisionato. Mentre si fa la conta di morti e feriti scatta l?ora dell?inchiesta, e stavolta sono quattro: Rfi e Trenitalia vanno in parallelo alla magistratura, il ministro ai Trasporti Pietro Lunardi nomina un?apposita commissione e invia un tecnico sul posto. Per una volta nessuno trova da ridire sui tempi dei soccorsi: sul treno c?era un dipendente dei vigili del fuoco che ha subito dato l?allarme ai colleghi con il telefonino, quando si dice la fortuna. I Ds del Piemonte presentano un?interpellanza urgente per verificare lo stato di manutenzione dell?intera rete regionale.Il Codacons, senza mezzi termini, pretende le dimissioni di tutti i vertici delle Ferrovie, annuncia che nella vicenda si costituirà parte civile in rappresentanza di tutti gli utenti e invita tutti i passeggeri del convogliod deragliato a chiedere i danni.

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