20 Settembre 2011

“Denunciate i furbetti del ritocchino”

"Denunciate i furbetti del ritocchino"
 

Alla fine, in Italia, succede sempre così: arrivano i furbetti. Anzi, non alla fine, subito. E´ successo con l´euro, sta già succedendo ora, a tre-quattro giorni dall´introduzione dell´aumento dell´1% dell´Iva su una lunga serie di prodotti di largo consumo, anche se non su tutti. Ma si può già fare una previsione: niente si salverà. Nemmeno i beni e i servizi tenuti fuori dalla manovra del governo. Grazie appunto ai furbetti, che, nel marasma generale immaginano non si noti la loro personale «manovra»: il ritocchino, il rialzino, l´adeguamento del prezzo (ovviamente all´insù) non giustificato, ma occultabile e perciò ritenuto indolore, ovvero giustificabile. E contro cui adesso si scagliano le associazioni consumatori, invitando a denunciare «chi se ne approfitta». Qualche esempio? Basta girare l´angolo ed ecco il caffè al bar sotto casa, fino a ieri a 90 centesimi, passato in un week end a 1 euro, nonostante la tazzina sia fra i pochi beni su cui l´Iva non è stata aumentata: «Tanti lo fanno già pagare 1 euro da anni» spiega un barista di via San Gallo che chiede di restare anonimo, «mi sono solo adeguato approfittando dell´occasione», cioè i rincari generali attesi dall´aumento dell´Iva. Infatti: come fa il consumatore a fare un calcolo su ogni acquisto, anche minimo? Come fa a ricordarsi cosa è aumentato e cosa no? Insomma, beata confusione. Altro ritocchino ingiustificato è quello delle paste nei bar dove finora erano rimaste sui 90 centesimi, già salite a 1 euro nonostante l´esenzione dagli aumenti dei prodotti alimentari, mentre per le sigarette si è passati a tappeto a un più 20 centesimi a pacchetto per ogni marca. Tutti esempi, destinati a moltiplicarsi rapidamente nei prossimi giorni, di come la stangata si preannunci ancora più pesante del previsto: «Altro che 1%, secondo i nostri calcoli gli aumenti medi indotti saranno minimo del 5% e il bello è che a chi ne chiederà ragione si potrà sempre rispondere: non è colpa mia» dice Vincenzo Donvinto di Aduc. «La vera tragedia non è tanto l´aumento dell´Iva dell´1%, che in fondo porterà a un aumento medio delle spese annue per famiglia fra i 90 e i 150 euro, sempre grave, ma non terribile» arriva a dire Giuseppe Minigrilli presidente regionale di Federconsumatori, «bensì l´aumento dei carburanti inserito nella manovra». E il cui effetto, come è noto, «non è mai esattamente quantificabile». Nel senso che, siccome tutto viene in qualche modo trasportato, è un aumento che si spalmerà anche sui prodotti «esentati», o colpiti in misura minima dal più 1%. Il che, dice Minigrili, «produrrà un sacco di aumenti mascherati e non misurabili», vedi «il piccolo aspirapolvere da 60 euro, di cui 10 di Iva, che con l´aumento previsto dovrebbe costare solo 0,50 centesimi in più, ma a causa di quello occulto potrebbe schizzare ben più su». Senza contare il sommarsi degli aumenti ad ogni passaggio della filiera dei prodotti, cui sarà difficile che qualche mediatore rinunci in nome del bene comune, nonché gli «arrotondamenti selvaggi» da parte dei commercianti da cui mette in guardia il Codacons. Una situazione ideale per i famosi furbetti, «pronti ad agire ogni volta che un sistema cambia, come è già accaduto all´arrivo dell´euro». Dunque, non resta che rassegnarsi? Niente affatto. Federconsumatori si appella «a consumatori e commercianti perché denuncino gli aumenti ingiustificati alla nostra associazione», che coinvolgerà subito Mister Prezzi, l´apposito organo di controllo del ministero per lo sviluppo economico. «Non è delazione, ma senso civico» dice Minigrilli, «l´unico modo per evitare che agli effetti della crisi economica si aggiunga una vessazione ingiustificabile». Mentre Aduc ha un altro consiglio: «Più della denuncia, il consumatore usi la sua arma migliore, il consumo. E cambi subito negozio».

 

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