27 Gennaio 2012

Delusione, rabbia e voglia di lottare 

Delusione, rabbia e voglia di lottare 

 Di sicuro c’ è la delusione. Alle prime notizie giunte dall’ incontro romano tra il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e il presidente del Consiglio, Mario Monti, tra le fila del movimento dei forconi è scesa una coltre di insoddisfazione e silenzio. E il movimento, che nel disagio della nostra provincia ha le sua radici più profonde, vive ora una fase di attesa e di riflessione interna sul da farsi. Poco trapela da chi ha organizzato i presidi nei punti focali della nostra provincia. Di sicuro c’ è anche l’ intenzione, già palesata durante la manifestazione palermitana di mercoledì, di concertare forme di protesta che non danneggino ulteriormente la gente. A questo va aggiunta l’ informativa, diramata dal Codacons, secondo cui gli scioperi dei giorni scorsi avrebbero già superato i limiti temporali sanciti dal Codice di autoregolamentazione dell’ esercizio dello sciopero. E per questa ragione è difficile immaginare forme di protesta simili, prima dell’ arco temporale previsto in queste circostanze, che è di un mese. Per il resto è silenzio: oggi una riunione tra i capi del movimento; domani un’ altra allargata. I tavoli tecnici promessi da Monti, così come quanto riferito dai sindaci presenti (Roberto Visentin non c’ era perché influenzato: a rappresentarli tutti, il presidente dell’ Ance Sicilia, Salvo Ferlito) non hanno convinto. Il disagio è profondo e autentico. E dalle nostre parti ha una sua radice: la forte depressione che caratterizza l’ economia agricola nella zona sud e la crisi del settore industriale nella zona nord che hanno fornito i maggiori spunti di arrabbiatura. Di fatto erano più di mille, mercoledì, i manifestanti partiti dai comuni della nostra provincia che hanno raggiunto Palermo. Ad agricoltori e autotrasportatori si sono aggiunti commercianti, studenti e disoccupati di ogni età. Pullman sono partiti da Priolo, Augusta, Melilli, Avola, Pachino, Rosolini, Canicattini, Solarino, Floridia e Palazzolo. E non bisogna dimenticare che il movimento è nato ad Avola. Lo ricorda padre Giuseppe Di Rosa, anziano parroco della chiesa Madre di Avola, in passato direttore della Pastorale per il Lavoro della diocesi di Noto. Mercoledì era in prima linea a Palermo; come, sin dalla sua nascita, è tra i promotori del movimento dei Forconi: «Non è un fuoco di paglia – dice del movimento – La gente è disperata. Ci sono agricoltori che hanno dovuto vendere ettari di terra per dare da mangiare alle famiglie; persone che hanno migliaia di euro di debiti con le banche, i trattori pignorati. E’ una rivolta popolare per la sopravvivenza». Massimiliano Torneo

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