26 Maggio 2008

De-generazioni, il cattivo del videogame sequestrato dai pm di Livorno

Persino il feroce Niko Bellic si arrende alle procure italiane In Italia, si sa, abbiamo una certa propensione a risolvere i principali problemi sociopolitici per via giudiziaria. Ora, però, alcuni magistrati hanno alzato il tiro. Le beghe provinciali di casa nostra non bastano più: ci sono da affrontare i grandi dilemmi del nostro tempo. Come ha iniziato a fare la procura di Livorno, che ha disposto il sequestro di due copie del videogioco più venduto del mondo con l`ipotesi di reato di istigazione a delinquere. Per chi dovesse essere rimasto indietro, Grand Theft Auto (GTA) è molto più di un semplice videogioco: si tratta di un vero e proprio fenomeno socioculturale. La versione numero quattro – quella sequestrata dalla procura – ha venduto 3,6 milioni di copie il primo giorno della sua uscita negli Stati Uniti. Da quando è uscita la prima versione del gioco, ne sono state vendute in totale oltre 70 milioni di copie nel mondo, con un giro d`affari che regge ampiamente il paragone con le grandi saghe cinematografiche: Guerre Stellari , Il Signore degli anelli , Harry Potter . Certo, fin dall`inizio, la carriera di Gta è stata costellata di polemiche. Iper-violento, il gioco consiste nell`impersonare un gangster metropolitano che deve farsi largo a furia di furti, spaccio e sparatorie. Nell`ultima versione, il protagonista, un ex cecchino serbo di nome Niko Bellic, è ancora più feroce e depravato. Può abbattere passanti innocenti, affittare formose prostitute, aprire il fuoco sulla polizia, il tutto senza alcun rimorso, ma anzi guadagnando punti in vista della conquista finale di Liberty City, la reincarnazione virtuale di New York. Di fronte a un prodotto di questo genere, che immerge per ore i giocatori in un clima di violenza senza limiti, è chiaro che le reazioni non si sono fatte attendere. Per una volta, Obama e Hillary si sono trovati d`accordo nel dichiarare che il gioco rischia di rendere più difficile il mestiere di genitore. Da noi, si sono espressi il Codacons e l`Aiart, l`associazione dei telespettatori di matrice cattolica. “Non è pericoloso, è letale – ha detto a Repubblica il professor (nomen-omen?) Tardone – questo videogioco è un corso di depravazione, una sorta di oggetto satanico che spinge i giovani verso ogni sorta di perversione“. Al di là di queste prese di posizione, però, c`è da dire che il gioco non è molto diverso da un film di Bruce Willis o da un banale telegiornale di prima serata. A scandalizzare i tardoni è soprattutto la componente dell`interattività. I giocatori di GTA non si limitano a contemplare passivamente la violenza, ne diventano essi stessi protagonisti, incarnando sullo schermo le gesta di Niko Bellic. E allora? L`interattività è la caratteristica distintiva dei videogiochi, un settore che ha superato, in termini di giro d`affari, il cinema. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che si tratta del carattere dominante dei rapporti che le generazioni più giovani intrattengono con il mondo dei media. Da Facebook alla Real-Tv, dai blog a GTA, i ventenni di oggi sono abituati a partecipare, ad avere un ruolo diretto nell`arena mediatica, non ad essere puri e semplici spettatori. Il problema, allora, non può essere quello di stabilire una distinzione assurda tra diverse categorie di violenza virtuale. Il problema, semmai, è quello di interrogarsi su una società che non riesce più a proteggere i più piccoli dalla brutalità del mondo. Ma questo è un tema assai vasto, del quale GTA rappresenta solo la minuscola punta dell`iceberg. Dopo più di un secolo nel corso del quale l`infanzia è stata considerata come una categoria protetta – da tenere al riparo dalle rappresentazioni del sesso e dalla violenza – le nuove tecnologie hanno spazzato via qualsiasi filtro. Non a caso, alcuni hanno parlato di “fine dell`infanzia“. L`idea che l`infanzia possa essere ripristinata per via giudiziaria è forse rassicurante, ma di certo molto meno realistica di Grand Theft Auto.

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