Deflazione, va a Bari la «palma» del risparmio
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
potenza al secondo posto. sette milioni di poveri in italia
• ROMA. L’ Italia conta quasi sette milioni di poveri, tanti quanti nessun altro Paese europeo, il doppio rispetto alla Germania e il triplo della Francia. La fotografia di Eurostat, l’ ufficio di statistica Ue, parla chiaro e tutti gli altri Stati membri seguono a distanza. E ciò nonostante, guardando all’ andamento dei tassi, il fenomeno della «grave deprivazione materiale», questa l’ etichetta tecnica, da noi sia in diminuzione, passando dall’ 11,6% del 2014 all’ 11,5% del 2015. Per chi ha i portafogli leggeri la conferma della deflazione arrivata dall’ I s t at , potrebbe suonare come una buona notizia: più i prezzi sono bassi meglio va per il potere d’ acquisto. Ma il calo dello 0,2% dell’ indice nel mese di marzo, il secondo ribasso consecutivo, fa storcere la bocca perfino alle associazione dei consumatori, come il Codacons e l’ Adusbef, tradizionalmente favorevoli agli «sconti». Tutti infatti temono una spirale negativa per l’ intera economia. Tanto più ora che la deflazione sembra espandersi a macchia d’ olio sul territorio, toccando ben 22 grandi città, dal Nord al Sud, tra cui anche Roma, Milano, Napoli e Firenze. Sono 22 le città in deflazione a marzo, secondo gli ultimi mi dati dell’ Istat, e tra queste «la palma del risparmio spetta a Verona, dove l’ abbassamento dei prezzi dello 0,9% consente ad una famiglia di quattro persone di risparmiare 403 euro su base annua, in termini di riduzione del costo della vita». Al secondo posto, della classifica stilata dall’ Unc, «c’ è Bari (prima tra i capoluoghi di regione) con una deflazione dell’ 1% ed una minor spesa di 353 euro. Seguono Potenza, dove una famiglia di quattro persone risparmierà 325 euro, Perugia (-0,6%, pari a -240 euro) e Roma (-0,5%, pari a 222 euro)». La città più cara d’ Italia è invece Parma, dove, spiega, «l’ inflazione dello 0,5% si traduce in un aggravio di spesa, sempre per una famiglia di quattro persone, pari a 240 euro su base annua. Seguono, sempre in termini di aumento del costo della vita, Aosta, dove l’ inflazione dello 0,5% si traduce in un aumento del costo della vita pari a 224 euro e Trento (inflazione +0,4%, + 186 euro)». Il rialzo congiunturale della benzina e i rincari dovuti alla Pasqua (i biglietti aerei hanno segnato un +11,6%) non hanno quindi sortito effetti, se non quello di portare l’ indice dei prezzi in positivo marzo su febbraio (+0,2%). Di sicuro sul dato continuano a pesare come un macigno i listini dei beni energetici, tanto che senza di loro il tasso non sarebbe di deflazione ma di inflazione. L’ andamento dei prezzi e quello della domanda sono legati a doppio filo, ma con tutta probabilità per i 6,982 milioni di persone che vivono in conclamate condizioni di povertà i consumi sono un tabù. Eurostat ha infatti individuato la fetta di popolazione in difficoltà economiche a partire da nove indicatori: vive in cattive condizioni chi risulta «positivo» a quattro. Si va dalle vacanze al pasto proteico, dalla possibilità di accendere i riscaldamenti a quella di pagare il mutuo, l’ affitto o le bollette. Ed ecco che emerge come in Italia quasi uno su due non possa permettersi una settimana di ferie da passare lontano da casa, il 40% invece non riesce a fare fronte a una spesa imprevista, mentre circa il 12% non ha i soldi per mangiare carne, pesce o un equivalente vegetariano ogni due giorni. Ora, in fatto di percentuali, ci sono diversi Paesi che stanno peggio di noi: la Grecia, la Romania, la Lettonia, la Lituania, la Bulgaria, la Croazia ma si tratta di tutte nazioni meno popolose dell’ Italia, che per questo conquista un non lusinghiero primato se si guarda non ai tassi ma alle teste (sette milioni di poveri su un totale Ue di 41). In Italia se la cava meglio chi rientra tra i pensionati, come gli over 65, mentre soffrono di più i giovanissimi, gli under 18. Marianna Berti.
marianna berti
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