4 Aprile 2017

Deficit/pil stabile nel quarto trimestre 2016 e meno pressione fiscale

Deficit/pil stabile nel quarto trimestre 2016 e meno pressione fiscale
Negli
ultimi tre mesi dello scorso anno l’indebitamento netto delle
amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è stato pari al 2,3%. La
pressione fiscale è scesa al 49,6%. Nel 2016 il potere d’acquisto è
salito dell’1,6%, top dal 2001, e la quota di profitto delle società non
finanziarie è aumentata al 42% | Casa, primo aumento dei prezzi dal
2011

di Francesca Gerosa

Deficit/pil stabile nel quarto trimestre 2016 e meno pressione fiscale. Negli ultimi tre mesi dello scorso anno l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è stato pari al 2,3%, stabile rispetto allo stesso trimestre del 2015. Complessivamente, nel 2016 si è registrato un indebitamento netto pari al 2,4% del pil, in riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2015. Mentre la pressione fiscale è diminuita di 0,6 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2015, scendendo al 49,6%, quindi sotto il 50%.

L’Istat ha precisato che il saldo primario (indebitamento/accreditamento al netto degli interessi passivi), negli ultimi tre mesi del 2016, è risultato positivo per 7,3 miliardi di euro (7,3 miliardi di euro nel corrispondente trimestre del 2015). La relativa incidenza sul pil è stata pari all’1,7%, invariata rispetto al quarto del 2015.

Nell’anno, in termini di incidenza sul pil, il saldo primario è stato positivo e pari all’1,5% del pil, invariato rispetto al 2015. Il saldo corrente (risparmio) nel quarto trimestre è risultato positivo per 3,9 miliardi (10,8 miliardi nel corrispondente trimestre dell’anno precedente) e l’incidenza sul pil è stata dello 0,9%, a fronte del 2,5% del quarto trimestre del 2015. Complessivamente, nel 2016 il saldo corrente in rapporto al pil è stato positivo e pari allo 0,6% (1,1% nel 2015).

Le uscite totali nell’ultimo trimestre del 2016 sono diminuite dello 0,9% rispetto al corrispondente trimestre del 2015. La loro incidenza sul pil si è ridotta in termini tendenziali di 1,2 punti percentuali, scendendo al 56%. Nell’anno l’incidenza delle uscite totali sul pil è stata pari al 49,6%, in riduzione di 0,9 punti percentuali rispetto al 2015. Le uscite correnti hanno registrato, nel quarto trimestre 2016, un aumento tendenziale dello 2,4% risultante da una crescita dei redditi da lavoro dipendente (+0,9%), dei consumi intermedi (+2,5%), delle prestazioni sociali in denaro (+0,6%) e delle altre uscite correnti (+11,8%).

Nel trimestre gli interessi passivi sono risultati stabili. Le uscite in conto capitale sono diminuite in termini tendenziali del 30,7%; in particolare, gli investimenti fissi lordi sono scesi del 5,7% e le altre uscite in conto capitale del 50,4% Su quest’ultima dinamica ha influito, tra l’altro, il venir meno degli interventi connessi alla risoluzione della crisi delle quattro banche registrati nel quarto trimestre del 2015.

Anche le entrate totali nel quarto trimestre 2016 sono diminuite in termini tendenziali dello 0,9% e la loro incidenza sul pil è stata del 53,7%, in diminuzione di 1,1 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Complessivamente nel 2016, l’incidenza delle entrate totali sul pil è stata del 47,1%, inferiore di 0,7 punti percentuali rispetto al 2015. Le entrate correnti nel quarto trimestre 2016 sono calate in termini tendenziali dello 0,7%; in particolare, si sono registrati incrementi delle imposte dirette (+1,9%), dei contributi sociali (+0,4%) e delle altre entrate correnti (+0,6%) e una riduzione delle imposte indirette (-5,6%). Le entrate in conto capitale hanno segnato un calo del 16,7%.

Il potere d’acquisto nel 2016 sale dell’1,6%, top dal 2001

Lo scorso anno il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dell’1,6% e la spesa per consumi finali dell’1,3%, dando luogo a un aumento della propensione al risparmio di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015. Il potere d’acquisto è, infatti, aumentato dell’1,6%, al top dal 2001. Solo nel quarto trimestre, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) è stato pari al 6,1%, invariato rispetto al trimestre precedente e in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2015.

Tale dinamica congiunturale riflette un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,8% e una flessione del reddito disponibile lordo (-0,6%). Lo scorso anno il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stato pari al 6,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015. Gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 3,7%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici (definita dal rapporto tra risparmio lordo e reddito disponibile lordo) sempre nel quarto trimestre ha registrato una flessione di 1 punto percentuale rispetto al trimestre precedente e di 0,1 punti percentuali nei confronti dello stesso periodo del 2015, scendendo all’8%.

La flessione congiunturale della propensione al risparmio è la risultante di una diminuzione dello 0,6% del reddito disponibile e di un aumento dello 0,5% della spesa per consumi finali. A fronte di un incremento congiunturale dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto è sceso dello 0,9%. In termini tendenziali, il reddito disponibile è aumentato dell’1% e il deflatore implicito dei consumi delle famiglie dello 0,2%, determinando una crescita del potere di acquisto dello 0,9%.

“Solo il potere d’acquisto raddoppia, registrando il record dal 2011. Ma è solo un effetto dovuto alla deflazione, dato che nel 2016 i prezzi sono scesi. Ricordiamo che non si aveva una variazione negativa dei prezzi dal 1959”, ha spiegato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), secondo il quale i dati sono “positivi, ma insufficienti. Si tratta, infatti, di valori di poco superiori a quelli rilevati nel 2015. Addirittura, la spesa per consumi finali scende dal più 1,5% del 2015 al più 1,3% del 2016. Insomma, nessun balzo significativo in avanti. Inoltre, il peggioramento nell’ultimo trimestre dell’anno non è certo di buon auspicio”, ha concluso Dona.

Solo un'”illusione ottica” per il Codacons. L’incremento del potere d’acquisto dell’1,6% è da attribuirsi “unicamente alla deflazione e al crollo dei prezzi al dettaglio avvenuto nel corso dell’anno, quando l’inflazione ha fatto segnare una media del -0,1%”, ha osservato il Codacons. Questo ha portato ad
un aumento della capacità di spesa delle famiglie, che tuttavia “è fittizia, perché non corrisponde a un miglioramento reale delle condizioni economiche dei cittadini. La strada per tornare ai livelli di potere d’acquisto e consumi pre-crisi è ancora molto lunga, e a dirlo sono i numeri, ha contestato Rienzi: tra il 2007 e il 2014, infatti, la capacità di spesa delle famiglie è diminuita complessivamente del -12%, mentre nello stesso periodo i consumi degli italiani sono crollati per la maxi-cifra di 80 miliardi di euro.

La quota di profitto delle società non finanziarie aumenta al 42%

Inoltre lo scorso anno la quota di profitto delle società non finanziarie è stata pari al 42%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al 2015. Il risultato lordo di gestione è aumentato del 5,2% e il valore aggiunto del 2,9%. Solo nel quarto trimestre, la quota di profitto delle società non finanziarie (rapporto tra risultato lordo di gestione e valore aggiunto lordo a prezzi base) è stata pari al 42,4%, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,1 punti rispetto allo stesso trimestre del 2015. In termini congiunturali, la risalita è il risultato di una crescita del risultato lordo di gestione (+1,3%) più sostenuta rispetto a quella del valore aggiunto (+0,6%).

Nell’anno il tasso di investimento delle società non finanziarie è stato pari al 19,7%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015, a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi e del valore aggiunto rispettivamente del 4,1% e del 2,9%. Il tasso di investimento delle società non finanziarie (rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto a prezzi base) nel quarto trimestre è risultato pari al 20,5%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2015. Gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie hanno segnato un aumento del 3,6% in termini congiunturali e dell’8,3% in termini tendenziali.

Insomma, “cala la pressione fiscale, migliora il rapporto deficit pil e il potere d’acquisto delle famiglie è ai massimi dal 2001”, ha sintetizzato Ernesto Carbone (Pd) secondo il quale si tratta di ulteriori segnali positivi rispetto alle politiche economiche messe in campo dal governo Renzi e di cui ora si stanno avvertendo i benefici. Il cammino è lungo ma per Carbone la realtà è chiara: “le scelte fatte pagano mentre il ritorno a un’inesistente età dell’oro o la furbizia del benaltrismo non reggono il confronto con la realtà”.

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