13 Settembre 2012

“Decretone” sanità L’ assalto delle lobby cancella altri pezzi

“Decretone” sanità L’ assalto delle lobby cancella altri pezzi

 Continua l’ assalto delle lobby al «decretone» Balduzzi, che è approdato al Quirinale perdendo altri tre pezzi: la norma che escludeva le cause sanitarie per i casi di «colpa lieve», il taglio dal prontuario dei farmaci con rapporto costo-beneficio sfavorevole e l’ articolo 14 che imponeva una lunga trafila per spostare una farmacia. Tutte nome invise rispettivamente ad avvocati, industriali della pillola e farmacisti, che in extremis l’ hanno avuta vinta come prima l’ avevano spuntata le lobby del gioco d’ azzardo e delle bibite gassate. La prima ottenendo la cancellazione del divieto di installare videogiochi in prossimità di scuole e oratori, i produttori di bibite facendo stralciare la tassa sulle bollicine, anche se, a sorpresa, nel testo resta l’ obbligo di garantire almeno il 20% di frutta nelle aranciate. Una norma difesa a spada tratta da Coldiretti e invisa invece ai produttori di bevande, che contrariamente alle previsioni non sembrano averla spuntata. Il condizionale resta d’ obbligo per un decreto che sembra rimanere avvolto nel mistero fino all’ ultimo, visto che sui 15 articoli dei 27 iniziali ieri sera mancava ancora la firma di Napolitano, nonostante il decreto sia sulla sua scrivania oramai da ieri l’ altro. E Codacons insieme ad «Articolo 32» chiedono proprio al Colle di non firmare le disposizioni che a loro parere annullerebbero le cause vinte da migliaia di medici che hanno versato contributi all’ Onaosi, ente a sua volta dichiarato inutile, preposto all’ assistenza degli orfani dei camici bianchi. Quella che sicuramente Napolitano non firmerà perché scomparsa dal decreto è la norma che escludeva la possibilità di ricorrere al tribunale per i casi di «colpa lieve» qualora fosse provato che il medico si era attenuto ai protocolli diagnostici e terapeutici riconosciuti dalla società scientifiche internazionali. Un pezzo importante del «decretone», con il quale Balduzzi pensava di porre un argine al boom delle cause sanitarie che, oltre a ingenerare un aumento vertiginoso dei costi assicurativi per asl e ospedali, provoca la cosiddetta «medicina difensiva», quella massa di prescrizioni inutili con le quali i medici pensano di tutelarsi dai ricorsi. Nel decreto restano comunque importanti misure: gli studi dei medici di famiglia aperti 7 giorni su 7, il divieto di pagare in contanti le visite dei medici ospedalieri e il giro di vite sulle nomine di primarie e manager delle Asl.
paolo russo
 

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