Decisione del tribunale uber non chiude, app attive fino a sentenza
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fonte:
- La Sicilia
“Uber Black” e tutte le app della multinazionale americana Uber restano attive, in via cautelare, in attesta che il Tribunale civile di Roma decida nel merito sulla causa sollevata dalle organizzazioni dei tassisti per concorrenza sleale. La prima udienza del giudizio è prevista per il 5 maggio. Questa la decisione del Tribunale di Roma, nona sezione civile, che ha sospeso l’ ordinanza dello stesso Tribunale che, su richiesta dei tassisti, prevedeva la sospensione delle app entro il 17 aprile. Le berline nere con autista attive a Milano e Roma continueranno dunque a girare e anche le analoghe app Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect, Uber-Van. Da parte loro, i tassisti fanno sapere che «sono pronti ad attuare nuove forme di proteste» sottolineando che «il sistema dei taxi è stato sottoposto a una pesante concorrenza sleale». Basta pensare, ribadiscono, che i «taxi hanno tariffe amministrate dai Comuni mentre Uber applica tariffe in base alle richieste, cioè quando c’ è un’ emergenza, sciopero, grandi eventi e manifestazioni, all’ aumentare della domanda aumentano le loro tariffe anche di cinque volte». Tornando alla decisione di ieri, il Tribunale ha riconosciuto nella sospensione delle app di Uber il rischio di «effetti irreversibili» e un «prevedibile forte impatto sul servizio di trasporto per la collettività». Un rischio di danno dunque per la società Uber e per la collettività. «Siamo molto felici di poter comunicare a tutti i driver e agli utenti di Uber in Italia che potranno continuare ad utilizzare l’ applicazione fino alla pronuncia del tribunale sul nostro reclamo»: così Uber Italia ha comunicato la decisione del tribunale di Roma. Il Codacons plaude alla decisione e pretende che il Tribunale consenta «alla società Usa di operare anche in futuro e senza limitazioni sul territorio italiano». Altroconsumo annuncia: «Il prossimo 5 maggio saremo in udienza accanto a Uber per tutelare la libertà di scelta dei cittadini italiani». Più cauti l’ Unione Consumatori e Federconsumatori.
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