2 Gennaio 2010

Debutta finalmente anche in Italia la class action

Tanto attesa dai cittadini e soprattutto dalle associazioni dei consumatori, approvata a fine 2007 e rinviata tre volte, debutta finalmente anche in Italia la class action, che da ieri è entrata in vigore nel nostro ordinamento. «Uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori»: così il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola definisce la nuova azione collettiva, che permette a cittadini e utenti di fare causa comune in tribunale per difendere i propri diritti contro danni subiti da prodotti difettosi o pericolosi oppure contro pratiche commerciali scorrette o contrarie alle norme sulla concorrenza. A dare il battesimo al nuovo strumento è l’ associazione dei consumatori Codacons, che proprio ieri ha annunciato di aver presentato due ricorsi contro i colossi italiani del credito, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Oggetto del contendere: le commissioni troppo alte sui conti correnti dei clienti. La nuova disciplina . La class action era stata introdotta dal governo Prodi nella Finanziaria 2008 (approvata a fine 2007) e avrebbe dovuto entrare in vigore a giugno dello stesso anno. Ma il governo Berlusconi rimise mano alla normativa (ritenuta «carente sia sotto l’ aspetto procedurale che sostanziale») e fece slittare la data del debutto dell’ azione collettiva prima al gennaio 2009, poi al luglio 2009. Infine, con il decreto anticrisi, si decise che lo strumento sarebbe diventato operativo solo dall’ inizio del 2010, data poi diventata definitiva. Rispetto alla prima stesura della norma, la nuova disciplina si caratterizza, spiega il ministero dello Sviluppo, «per la tutela di diritti di singoli aventi ad oggetto contenuto identico od omogeneo, con attribuzione della legittimazione in capo al consumatore/utente, mentre l’ altra versione imputava questa facoltà solo in capo all’ associazione». Associazioni che hanno più volte espresso perplessità sulle novità introdotte dall’ esecutivo Berlusconi, in particolare sulla mancata previsione della retroattività. E’ infatti possibile ricorrere solo contro gli illeciti commessi dal 16 agosto 2009 in poi: restano così escluse le vittime dei crac finanziari Parmalat e Cirio, che non potranno unire le forze contro i danni subiti. Critiche arrivano anche dall’ opposizione: per il responsabile Economia e Lavoro del Pd Stefano Fassina «il governo ha mutilato la class action rispetto alla legge voluta da Bersani», mentre per il deputato democratico Francesco Boccia l’ azione collettiva italiana «è una parente povera» di quelle esistenti negli altri Paesi occidentali. Il primo ricorso . E’ il Codacons a inaugurare la nuova class action. Prendendo spunto da un recente rapporto dell’ Antitrust, che segnalava come le grandi banche avessero compensato l’ eliminazione della commissione di massimo scoperto con l’ introduzione di nuove e più costose commissioni, l’ associazione dei consumatori ha notificato due citazioni in tribunale contro Unicredit e Intesa Sanpaolo, chiedendo a ciascun istituto un risarcimento di un miliardo di euro. «Si tratta della prima azione collettiva in Italia – commenta il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Speriamo serva per disincentivare i colossi economici a fare scorrettezze gravi contro i consumatori che per pochi euro non farebbero mai causa individualmente». Più caute altre due associazioni, Adusbef e Federconsumatori, che, pur dichiarandosi «felici» dell’ iniziativa intrapresa dal Codacons, ritengono sia necessaria prima «un’ analisi precisa e approfondita, al fine di non fare il gioco delle parti di cui si vogliono contrastare comportamenti scorretti». Annuncia di aver avviato una class action anche la Federazione campana dei Verdi, che ha dato mandato agli avvocati di presentare un ricorso contro gli aumenti del pedaggio effettuati dalla Tangenziale di Napoli.

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