16 Giugno 2018

Debito record: 2.311 miliardi Bilancio pubblico col buco

ad aprile l’ indebitamento è salito di 9,3 miliardi di euro
Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Tagli o non tagli continua a salire senza sosta. Ad aprile il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 9,3 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.311,7 miliardi. Un incremento dovuto all’ aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (7,3 miliardi, a 52,1; erano 58,5 ad aprile 2017) e, in misura minore al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (2,4 miliardi) spiega Bankitalia. L’ effetto complessivo degli scarti e dei premi all’ emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’ inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha ridotto il debito di 0,3 miliardi. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 9,1 miliardi, quello delle Amministrazioni loca lidi 0,2 miliardi mentre quello degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato. Una crescita inarrestabile che non può solo spiegarsi con l’ aumento della spesa. Ma anche con fattori che probabilmente sfuggono a chi contabilizzale poste nel bilancio pubblico. E una presunzione di colpevolezza è da rinvenire nell’ effetto del costo dei derivati finanziari presenti nel bilancio pubblico e mai effettivamente quantificato anche se restano un tarlo che continuerà a rosicchiare risorse nella finanza del Paese. Inutile pensare a un’ inversione di tendenza. Proprio ieri la Corte dei Conti ha chiuso il caso derivati. La magistratura contabile ha emesso sentenza dichiarando «il difetto di giurisdizione» nei confronti di tut tele parti coinvolte nel processo tra cui Morgan Stanley e alcuni dirigenti del Tesoro, compresi gli ex ministri Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco e l’ ex dirigente del debito pubblico Maria Cannata. La Corte ha anche dichiarato «inammissibile l’ intervento del Codacons, dell’ Adusbef e della Federconsumatori». Il processo riguardava la legittimità del versamento di 3,1 miliardi fatto dal ministero dell’ Economia a Morgan Stanley tra fine 2011 e fine 2012 per effetto dell’ inserimento di una clausola di uscita anticipata dai derivati, la cosiddetta Ate -Additional termination event, presente in alcuni contratti derivati. La banca americana, l’ ex responsabile del debito Maria Cannata, l’ ex direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via, gli ex ministri del Tesoro Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli, erano imputati per un danno erariale pari a circa 3,9 miliardi. Intanto secondo la Banca d’ Italia l’ economia del Lazio continua a crescere e si consolida. Nel 2017 le imprese di tutti i settori sono risultati in miglioramento, ad eccezione di quelle che operano nelle costruzioni, dove permangono segni di debolezza. A trainare le imprese della regione è il forte aumento delle esportazioni dei beni (+17,2%) e quelle dei servizi (+17,6%). Vanno forte, nell’ export, i comparti dei mezzi di trasporto e la farmaceutica. Bene anche il dato sulle presenze turistiche, che salgono del 2,3% (+1,7% nel 2016).

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