19 Agosto 2017

Il debito pubblico segna un nuovo record e le privatizzazioni sono ancora al palo

Ancora un record negativo per il debito pubblico italiano. A giugno è salito in termini assoluti di altri 2,2 miliardi rispetto a maggio, portandosi a 2.281,4 miliardi. Se il debito che conta è quello in relazione al Pil, è pur vero che l’ andamento della curva non accenna a cambiare. Il governo continua a ribadire che la dinamica è finalmente sotto controllo e che, anzi, da quest’ anno il rapporto con la ricchezza prodotta inizierà, seppur lievemente, a scendere. Il viceministro del Tesoro Enrico Morando dice che ciò verrà garantito da una nuova fase del programma di privatizzazioni, di cui però non c’ è ancora traccia concreta. Secondo i calcoli della Banca d’ Italia il nuovo incremento del debito si deve al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (8,4 miliardi), compensato soltanto in parte (per 6,3 miliardi) dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro, scese a 52,6 dai 92,5 miliardi di fine giugno 2016. In particolare è salito di quattro miliardi il debito delle amministrazioni centrali, mentre quello delle amministrazioni locali è diminuito di 1,9 miliardi. Invariato invece il debito degli enti di previdenza. Per effetto degli slittamenti di diverse scadenze fiscali anche le entrate a giugno sono risultate in calo di 13,5 miliardi. Oltre ai benefici che in futuro potrebbero derivare da una maggiore crescita, anche quest’ anno nel Documento di economia e finanza il governo ha programmato nuove privatizzazioni che dovrebbero garantire proventi pari allo 0,3 per cento del pil fino al 2020, al cambio cinque miliardi l’ anno. Un processo interrotto nel 2016 – dice Morando – per le «condizioni di mercato» sfavorevoli. «Oggi quelle situazioni critiche non sono più presenti sui mercati», spiega all’ Ansa. Il programma «è scritto e si farà» e, assicura, «tutte le opzioni sono in campo, nessuna delle ipotesi discussa nel recente passato è tramontata», compresa quella di conferire a Cdp le quote delle grandi partecipazioni del Tesoro. Peccato che per quest’ anno fossero attese la quotazione sul mercato del 40 per cento di Ferrovie dello Stato (è stata rimandata per la terza volta al 2018) e una nuova tranche di Poste. Le critiche di opposizioni e consumatori sono aspre, puntano il dito contro i «facili» festeggiamenti per il buon andamento del pil mentre non si scalfisce il fardello del debito che – calcola il Codacons – è cresciuto del 15 per cento in 5 anni: oggi pesa sulle spalle «di ogni cittadino, neonati compresi, per 37.646 euro».

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