Ddl sviluppo: arriva class action Ritorno al nucleare Ieri il via libera da Palazzo
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fonte:
- l`Adige
ROMA – L’Italia torna al nucleare. E apre alle class action. «Il nucleare sarà un affare per il Paese ma ancora più grosso per i territori». Ne è convinto il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che – illustrando la Legge Sviluppo approvata ieri al Senato – l’ha definita «un provvedimento di legislatura con cui si passa da misure di emergenza anti-crisi, a riforme strutturali: ai signori del no sarà impedito opporsi. Il nucleare non deve essere visto in maniera ideologica o pregiudiziale: l’approccio deve essere di confronto e condivisione. Classificheremo i siti per le centrali come di interesse e sicurezza nazionale, come obiettivi sensibili per la sicurezza del nostro Paese». E in caso di non condivisione? «Scatterà quanto previsto dalla Costituzione, cioè il potere sostitutivo del governo». Non si è fatta attendere la reazione dell’opposizione, di ambientalisti e consumatori secondo i quali è una scelta «autoritaria, un ritorno alla preistoria». Secca la replica del ministro: «Il Paese non può essere influenzato da paure. La posa della prima pietra della prima centrale nucleare avverrà entro la fine della legislatura, i tempi sono stretti ma riusciremo a mantenere l’impegno. Nel mondo ci sono 500 centrali, una trentina a 150 chilometri dai confini italiani, e l’energia prodotta in alcuni Paesi europei è in parte utilizzata in Italia. La Gran Bretagna è tornata al nucleare, la Finlandia sta costruendo una centrale, anche Obama ha fatto partire 4 centrali: non credo che il popolo italiano sia fatto di persone più fesse di altre nel mondo». Nel ddl per lo sviluppo approvato ieri, approvato anche il via libera alla «class action», che però non sarà retroattiva: si potrà ricorrere solo per gli illeciti compiuti dopo l’entrata in vigore di questa legge. Inoltre la disciplina entrerà in vigore non prima del gennaio 2010. L’istituto giuridico della «class action» era stato introdotto con la Finanziaria 2008 dal governo Prodi e sarebbe dovuto entrare in vigore a giugno del 2008, ma il governo Berlusconi decise di rimettere mano alla normativa. Una misura che dovrebbe tutelare i consumatori da truffe e raggiri, ma il Codacons ha emesso una dura nota: «Il Governo non solo ha rinviato al 2010 la sua entrata in vigore, ma ne ha limitato fortemente il campo d’azione, impedendo numerose cause come quelle relative ai crac finanziari».
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