2 Agosto 2017

Il Ddl concorrenza è legge: consumatori insoddisfatti

 

ROMA – Il Ddl concorrenza è diventato legge dopo il voto definitivo del Senato di stamani. A Palazzo Madama i favorevoli al provvedimento, che spazia dalle assicurazioni alle banche, dall’energia a carburanti e trasporti, sono stati 146 a fronte di 113 contrari.

Si dicono però del tutto insoddisfatti i consumatori italiani per le misure contenute nel Ddl Concorrenza. Lo afferma il Codacons, che non solo boccia alcune novità introdotte dalla legge, ma le ritiene in alcuni casi potenzialmente rischiose per gli stessi utenti.

“Si tratta di provvedimenti nella maggior parte dei casi all’acqua di rose, che non determineranno benefici tangibili ai cittadini e che rischiano addirittura di determinare un danno per i consumatori” spiega il presidente Carlo Rienzi.

“Le parti più critiche della legge riguardano il settore dell’energia: la fine del mercato tutelato per luce e gas determinerà aggravi di costi per le famiglie, poiché è stato dimostrato come negli ultimi anni il passaggio al mercato libero abbia prodotto in moltissimi casi sensibili rincari tariffari per gli utenti” sottolinea.

“Anche sul fronte Rc auto il Ddl Concorrenza introduce rischi di aumenti occulti delle polizze per gli assicurati, perché i vantaggi per chi installa la scatola nera potrebbero essere del tutto vanificati dai costi di installazione e manutenzione dell’apparecchio, se non si prevede che questi siano a totale carico delle compagnie di assicurazione, e se non si vigilerà sul settore. Deboli poi le misure adottate in tema di telemarketing, che non porranno fine alle molestie quotidiane a danno dei cittadini” aggiunge Rienzi.

“Dopo due anni e mezza di attese e continui rinvii, ci si aspettava una legge decisamente migliore, contenente novità davvero efficaci e in grado di aumentare la concorrenza e portare a risparmi veri ai consumatori, oggi del tutto insoddisfatti rispetto alle misure approvate” conclude.
Critico anche il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti

Parla di “una legge sbagliata ove si è fatto scempio delle indicazioni dell’Antitrust, Autorità strumentalizzata da una politica fortemente legata a lobby e corporazioni” Vincenzo Devito presidente del MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti).

“I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La montagna non ha partorito il classico topolino, ma un mostro tentacolare che i cittadini impareranno presto a conoscere” continua Devito.

“Un tributo altissimo a carico dei consumatori che la maggioranza ha offerto agli interessi delle corporazioni e del grande capitale. Non solo il caso delle tariffe elettriche con i vantaggi all’Enel e quelli alle assicurazioni, ma anche il caso assai più clamoroso delle farmacie e dei farmaci di fascia C, quelli con obbligo di ricetta pagati direttamente dai cittadini, esclusi immediatamente dalla discussione mentre la stessa Autorità l’indicava come la soluzione ottimale per aggiungere ad un settore bloccato, una dose importante di concorrenza” prosegue.

“In quest’ultimo caso non solo le indicazioni dell’Antitrust non sono state seguite, ma il favore al grande capitale e alle multinazionali della distribuzione è palese” sottolinea ancora.

Per Devito le responsabilità sono del Partito Democratico e del segretario Matteo Renzi “incapaci di avviare una vera stagione realmente riformatrice, ma pronta a cogliere i suggerimenti dei poteri forti. Più che rottamatore l’ex presidente del consiglio appare come il ‘restauratore’ di privilegi”.

Per Fabio Romiti, Vice Presidente MNLF, “c’era sin dall’approvazione in Consiglio dei Ministri, due anni fa, un patto tra Angelino Alfano e Matteo Renzi per non liberalizzare il settore, favorendo al contempo l’entrata in campo di alcune note multinazionali”.

“Più che allargare il settore a nuovi attori si è trattato di una operazione per estendere il monopolio esistente a nuovi soggetti trasformandolo in un oligopolio. Per l’ennesima volta si è persa una occasione, rinunciando alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, per creare nuovi posti di lavoro (5000), nuove aziende (3000/3500), investimenti (700Mln euro) e soprattutto risparmi per i cittadini (in media 500 Mln/anno). Tutto a costo zero per lo Stato. Per l’ennesima volta gli interessi particolari hanno prevalso su quelli generali” aggiunge.

“Questi sono i risultati di una politica volutamente superficiale, ove un ministro della Salute, Lorenzin, parla di rischi per la salute pubblica con le liberalizzazione, come se non sapesse che nelle parafarmacie ci sono le stesse garanzie tecniche, normative e di controllo delle farmacie, come se non sapesse che nelle parafarmacie opera un farmacista laureato ed abilitato come nelle farmacie. Una politica che non esita a fare false promesse, sia da destra che da sinistra, consapevole di compiacere solo per meri calcoli elettorali” afferma ancora Romiti.

“Fake news elettorali appaiono i tentativi di alcuni esponenti Pd e Forza Italia di promettere velleitarie sanatorie alle parafarmacie. Sarà una legge che cambierà il volto della farmacia italiana con la trasformazione di un monopolio in un oligopolio, ove il primo settore a farne le spese sarà, con l’arrivo delle multinazionali nella proprietà, quello della distribuzione intermedia e, successivamente, delle piccole e medie farmacie. Qui la responsabilità è anche dell’associazione dei titolari di farmacia miope davanti ad un baratro in cui invece di fermarsi a riflettere decide di continuare il suo cammino verso il nulla. Gli spazi concorrenziali verranno ristretti ed a farne le spese saranno proprio i cittadini che non vedranno abbassarsi le spese per i farmaci con obbligo di ricetta” spiega.

“Oltre due anni per varare una legge fondamentalmente corporativa, il Governo Gentiloni ora e quello Renzi prima, hanno poco da festeggiare e molto, moltissimo da riflettere. Tuttavia, la battaglia per liberalizzare il settore continua” conclude Romiti.

 

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