11 Novembre 2021

Dazn: indirizzo IP e WatchParty, cosa sapere sullo stop alla doppia utenza per ogni abbonamento

Per ora è ancora un’indiscrezione, dalla diretta interessata è arrivato solo un «No comment» ma la bufera si è già scatenata. Pare che Dazn sia pronta a eliminare la possibilità di connettersi in contemporanea con due dispositivi allo stesso account. Una notizia che ha fatto infuriare gli abbonati – tanti i commenti sui social – ma anche le associazioni dei consumatori. Dal Codacons all’Aidacon, sono pronti gli esposti indirizzati al Garante delle comunicazioni. Dazn trasmette in esclusiva sette delle dieci partite a giornata della Sere A e sono tanti – circa il 20 per cento – gli utenti che «condividono» il loro abbonamento. Da metà dicembre, secondo quanto scrive il Sole 24 Ore, non sarà più possibile. Cosa significa?

Due schermi in contemporanea

La questione riguarda la cosiddetta concurrency, ovvero la possibilità di vedere il contenuto trasmesso da un servizio streaming nello stesso momento su due dispositivi differenti con lo stesso account. Due amici, due fratelli, padre e figlio possono dunque oggi in via ipotetica fare un solo abbonamento a Dazn, collegarsi da due case diverse e godersi contemporaneamente la stessa partita o due eventi sportivi trasmessi alla stessa ora. E risparmiare (oggi iscriversi a Dazn costa 29,99 euro al mese). Rimarrebbe invece invariata la possibilità di abbinare fino a sei dispositivi (la Smart Tv, lo smartphone o il tablet) a un account. Perché questa mossa, che inevitabilmente susciterà le critiche di molte persone? La motivazione sarebbe quella di contrastare la pirateria e in particolare di fermare chi condivide la propria utenza «a distanza», pagando quindi la metà.

Se si ha lo stesso indirizzo IP?

C’è però un’importante eccezione. La concurrency rimarrebbe disponibile qualora i due dispositivi utilizzassero lo stesso indirizzo IP. L’Internet Protocol è una stringa di numeri separati da punti che identifica in modo univoco il nostro dispositivo quando naviga in internet (indirizzo IP pubblico). Viene assegnato in modo casuale ed è collegato alla Rete che stiamo utilizzando. Il nostro wifi di casa, la rete aziendale, la rete cellulare. Se vuoi scoprire qual è il tuo indirizzo IP basta collegarti al sito mio-ip.eu. Nella pratica significa che se due persone si collegano allo stesso account Dazn con lo stesso Wifi potranno continuare a vedere le partite in contemporanea. L’idea è di preservare chi usa l’account in famiglia e di contrastare, allo stesso tempo, chi lo condivide in modo illegale con persone non conviventi.

L’opzione Watch Party

Si parla anche molto dell’opzione Watch Party, prevista da Dazn per la fruizione di un contenuto in contemporanea tra 4 persone che si trovano in case diverse. Si tratta di un servizio nato su molte piattaforme streaming durante i periodi di lockdown per dare la possibilità di godersi un film (o una partita) insieme anche a distanza. Permette di sincronizzare lo streaming su diversi Pc – è disponibile solo nella versione web – per vedere tutti insieme la stessa cosa. E commentarla tramite una webcam. La funzione può essere una possibile alternativa allo stop alla condivisione dell’account su due dispositivi ma ci sono forti limitazioni, dovute allo scopo per cui è nata: si può vedere in contemporanea con altre tre persone solo lo stesso evento. E l’evento dev’essere Live. Dunque, per dire, una partita di Serie A.

Cambiare le regole

Le associazioni dei consumatori sono insorte alla notizia del possibile addio alla concurrency su Dazn perché questo significherebbe cambiare le regole del servizio dopo che gli abbonati hanno sottoscritto il contratto. «Dazn modifica arbitrariamente le condizioni contrattuali, in violazione anche di quanto previsto dal Codice del Consumo e per questa ragione invieremo un esposto al Garante delle comunicazioni affinché vigili sul rispetto del contratto», ha spiegato il presidente Aidacon, Carlo Claps. Guardando alle condizioni di utilizzo sul sito di Dazn, in vigore dal primo giugno 2021, al punto 8.3 si legge «L’abbonamento dà diritto all’utilizzo del Servizio DAZN su un massimo di due (2) dispositivi contemporaneamente. Ai sensi del precedente Articolo 8.1.2, l’utente accetta che i dati di login siano unici per lo stesso e non possano essere condivisi con altri. Tali dati potranno essere modificati in qualsiasi momento visitando il nostro sito web e cliccando sulla pagina “Il mio Account”». Cambiando i termini sottoscritti nel contratto, qualora la società annunciasse l’effettivo addio al «due al posto di uno», dovrà comunicare agli abbonati la loro possibilità di esercitare il diritto di recesso entro 30 giorni. Con rimborso dell’abbonamento.

Cosa fanno gli altri colossi dello streaming

Il problema della condivisione degli abbonamenti non è nuovo nel mondo dello streaming. E ci sono diverse proposte per ovviarlo. Spotify, ad esempio, propone l’opzione Premium Family che permette di creare fino a sei account con un solo abbonamento (che costa 15,99 euro al mese contro i 9,99 euro al mese del Base). E anche qui si era ipotizzato a un certo punto di chiedere la geolocalizzazione agli ipotetici membri della stessa famiglia per capire se davvero vivessero insieme. Netflix invece ha diversi piani a seconda – tra le altre cose – di quanti schermi in contemporanea si vogliano vedere: 1 (Base a 7,99 euro), 2 (Standard a 12,99 euro) o 4 (premium a 17,99 euro). Ma anche la società da sempre più aperta alla condizione degli abbonamenti sembra che nell’ultimo periodo stia facendo marcia indietro. A marzo è stata annunciata una nuova funzionalità proprio per prevenire questo comportamento, che fino a quel momento aveva sempre accettato. Del resto i danni ci sono. La condivisione delle password, nei soli Stati Uniti, potrebbe costare all’industria dello streaming una perdita di circa 25 miliardi di dollari all’anno, secondo la società di analisi Magid.

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