14 Novembre 2021

Dazn ci ripensa, doppia utenza fino a maggio. Ma perché le piattaforme possono modificare i contratti?

Dopo la polemica legata all’ipotesi, poi smentita da Dazn,di bloccare l’utilizzo di due dispositivi in contemporanea con un solo account, si ragiona sul come possano evolvere le regole delle piattaforme di streaming. Se la società ha fatto sapere che non ci saranno modifiche rispetto alla concurrency, ovvero un account e due dispositivi collegati in contemporanea, almeno fino alla fine della stagione calcistica, non è detto che ciò non avvenga in futuro. In sintesi i contratti di Dazn potrebbero cambiare da giugno. Non a caso il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, e la sottosegretaria Anna Ascani hanno convocato la proprietà della piattaforma di streaming per un confronto. L’incontro è previsto il 16 novembre. Un invito accolto da Dazn con una nota : «Come di consueto siamo disponibili alla collaborazione e al confronto con le autorità». Per le associazioni dei consumatori però il tema della concurrency resta e riguarda il potere contrattuale degli operatori Tlc tanto che il Codacons, si è detto pronto al boicottaggio nei confronti di Dazn. L’associaizone ha parlato in una nota di «campagna nazionale di disdette contratti». La domanda che rimbalza sui social però è una sola: nel caso in cui Dazn, in futuro cambiasse il contratto, sarebbe nel torto?
Come buona parte delle piattaforme di streaming anche Dazn può procedere alla modifica del contratto. A disciplinare la materia è l’articolo 70 del Codice delle Comunicazioni elettroniche che consente agli operatori delle Tlc di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali a patto di dare 30 giorni di tempo all’utente per la disdetta gratuita. Il cosiddetto recesso.
Il punto su cui insistono però le associazioni dei consumatori è che nel caso di Dazn si potrebbe configurare una pratica commerciale ingannevole nel momento in cui l’azienda promette, da claim sul sito ora rimossi, un servizio che ha già deciso di sospendere. Nel presentare l’offerta sul portale della piattaforma si leggeva fino a qualche giorno fa che la soluzione era “doppia” proprio in riferimento ai due device disponibili per un solo account. Nel dettaglio: «Con un’unica sottoscrizione, inoltre, Dazn praticamente si sdoppia: potrai guardare due contenuti — uguali o differenti — allo stesso momento e su due dispositivi diversi».
Il claim proposto da Dazn però potrebbe essere ancora veritiero se verrà garantito, è una delle ipotesi circolate sulla stampa, l’accesso ai contenuti in contemporanea da due device purché collegati alla stessa rete fissa Ip. Ossia sostanzialmente due dispositivi collocati nella stessa casa.
Il tema è complesso e chiama in causa anche l’Agcom e l’Antitrust. Il Codacons ha deciso infatti di presentare un esposto all’Autorità per le comunicazioni e a quella per la concorrenza affinché si accerti la correttezza dell’operato della società. Va infatti dimostrata e verificata una violazione anche del Codice del Consumo nato per tutelare i consumatori.
Diceva il presidente del Codacons Carlo Rienzi: «Abbiamo presentato l’esposto ad Agcom e Antitrust per accertare se l’eventuale stop agli abbonamenti multiuso possa violare le norme contrattuali e il Codice del consumo, con conseguente lesione dei diritti dei consumatori». Il comportamento posto in essere dalla piattaforma «lascerebbe pensare come l’emittente abbia posto in essere una pratica commerciale scorretta nei confronti di numerosi utenti/fruitori possessori dell’abbonamento, spingendosi a modificare unilateralmente il contratto a monte sottoscritto, proprio in ragione di quella clausola che risultava essere, a parer degli utenti, economicamente vantaggiosa e che poteva permettere una divisione del canone mensile di pagamento o con un proprio familiare o con un amico».
Secondo il presidente una simile condotta «risulterebbe esser lesiva nella sfera dei diritti e degli interessi di utenti/consumatori arrivando a porre in essere una vera e propria pratica commerciale scorretta ove per tale è da intendersi qualsiasi azione, omissione, condotta, dichiarazione o comunicazione commerciale, ivi compresa la pubblicità diffusa con ogni mezzo (incluso il direct marketing e la confezione dei prodotti) e il marketing, che un professionista pone in essere in relazione alla promozione, alla vendita o alla fornitura di beni o servizi ai consumatori». Il riferimento è quindi agli articoli 21 – 23 del Codice del Consumo.
Ma ci sono dei precedenti che potrebbero aiutare a fare luce sulla questione? Sul tema dei contratti nel settore Tlc l’anno scorso è intervenuto il Consiglio di Stato con la sentenza 2 marzo 2020, n. 1529. Nella sentenza viene confermare la validità del regolamento di Agcom “Recante disposizioni a tutela degli utenti in materia di contratti relativi alla fornitura di servizi di comunicazioni elettroniche”. In particolare viene confermato l’art. 6 in cui si dice chiaramente che gli operatori di telefonia mobile (in quel caso specifico) possono modificare «le condizioni contrattuali solo nelle ipotesi e nei limiti previsti dalla legge o dal contratto medesimo». In sintesi appare legittima la clausola che attribuisce a una sola delle parti il potere di modificare il rapporto. L’unico appiglio per i consumatori sembra essere la tempistica della comunicazione delle modifiche e l’eventuale possibilità di una pratica commerciale scorretta della piattaforma nel presentare l’offerta.
l caso Dazn, ad ogni modo, ha riaperto il dibattito sulla doppia utenza nel mondo delle piattaforme di streaming. La concurrency è infatti garantita da Netflix, Amazon Video, Disney + e SkyGo con regole diverse. Per Netflix ,ad esempio, si parla sulla carta di una condivisione SOLO in famiglia. Al punto 4.2 delle condizioni di utilizzo si legge: «Il servizio Netflix e qualsiasi contenuto accessibile attraverso il servizio sono destinati esclusivamente ad un uso personale e non commerciale e non possono essere condivisi con persone al di fuori del tuo nucleo domestico». La concurrency però è molto apprezzata dagli utenti e può essere anche uno strumento di marketing efficace. Proprio in questi giorni SkyGo ha raddoppiato il numero di dispositivi collegabili ad un solo account. Si passa da 2 a 4 anche se, va detto, la visione in contemporanea resta solamente per due device. In sintesi, nella stessa famiglia chi è a casa vede i contenuti via Tv e chi è in giro li vede sull’applicazione.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox