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30 Maggio 2012

Dati personali, più chiarezza nel laboratorio radiologico

Dati personali, più chiarezza nel laboratorio radiologico

Più privacy per gli utenti del laboratorio radiologico. Devono poter sapere e poter scegliere dove vanno a finire i propri dati personali. Quindi se i propri dati sono comunicati a società di assicurazione, o fondi assistenziali e previdenziali o se sono usati per scopi di ricerca. Lo prescrive il Garante della privacy che, con provvedimento n. 104/2012, ha imposto a uno studio medico di cambiare modello di informativa e consenso, conformandolo a quanto previsto dal dlgs 196/2003. Il paziente, in particolare, deve poter limitare il laboratorio al trattamento dei dati strettamente necessario alla prestazione medica.Tutto è partito da una segnalazione del Codacons nei confronti di uno studio radiologico. Nell’ informativa utilizzata era prevista la comunicazione dei dati raccolti a «società di assicurazione, fondi assistenziali o previdenziali privati o pubblici; banche ed istituti di credito; professionisti e consulenti; società operanti nei settori dei trasporti, spedizioni e comunicazioni; Sogei spa». Il garante ha ritenuto illegittima l’ informativa e il relativo consenso e ha prescritto in maniera analitica i contenuti dell’ informativa (art. 13 del codice della privacy). Nell’ informativa, dunque, vanno spiegati quali sono i trattamenti di dati indispensabili per l’ erogazione della prestazione medica richiesta, comprese le attività amministrative. Va invece messo in evidenza la facoltà di fornire consenso per attività diverse e ulteriori, come ad esempio la ricerca scientifica o l’ offerta di altri servizi. Tra l’ altro bisogna sottolineare che in questo caso il mancato consenso dell’ interessato non impedisce di usufruire della prestazione sanitaria. È facoltativo anche scegliere se informazioni sullo stato di salute siano comunicate a soggetti terzi (familiari o conoscenti) o se i referti siano inviati al medico curante. Il consenso deve essere espresso e l’ utente consapevole se i dati possono essere comunicati a terzi e deve poter indicare a quali familiari o conoscenti i dati possono essere comunicati. L’ informativa deve infine contenere chiara indicazione dei soggetti o categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati, specificando la finalità e la tipologia dei dati personali oggetto della comunicazione.Nel dettaglio l’ organismo sanitario privato deve fornire ai propri pazienti, prima della raccolta dei loro dati personali, un’ informativa in cui siano indicate in modo analitico le finalità perseguite, distinguendo tra quelle di cura della salute e amministrative a queste strettamente correlate, dalle altre finalità eventualmente perseguite. Nell’ informativa devono essere, inoltre, specificati i dati personali il cui conferimento risulti obbligatorio e quali, invece, facoltativo in relazione alle diverse finalità perseguite, avendo cura di precisare anche le conseguenze per l’ interessato di un suo eventuale rifiuto.
? di antonio ciccia?

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