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11 Giugno 2019

Dati Istat, doccia fredda per il Governo: economia di male in peggio, è crisi dell’ auto

 

Di male, in peggio: dopo i primi segnali di rallentamento messi a consuntivo dall’ Istat , l’ istituto nazionale di statistica ha rilevato come ad Aprile, per il secondo mese consecutivo, la produzione industriale sia calata drasticamente dopo i timidi segnali di ripresa registrati a inizio anno. Tra i principali settori di attività solo quello dell’ energia e dell’ alimentare registra un incremento, mentre i rimanenti comparti mostrano una dinamica negativa, particolarmente accentuata nel campo dell’ automotive , per intederci l’ ultima grande industria del nostro Paese. Dati istat, produzione vale un quinto del 2008 Capannoni abbandonati qua e là in tutto il Paese restituiscono l’ immagine più incisiva di una realtà economica grave e che non solo stenta a rialzare la china, ma trova nuovi segnali di incertezza. Un vero e proprio pantano, come ricorda Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori: ” Rispetto ai valori pre-crisi dell’ aprile 2008, la produzione totale è ancora inferiore del 22,4%, ossia più di un quinto. In 11 anni, i beni di consumo durevoli sono precipitati addirittura del 31,9%, quasi un terzo”. “Una voragine da colmare che indica come gli italiani non si possano ancora permettere di acquistare i beni di consumo più costosi e che la priorità del governo dovrebbe essere quella di rilanciare la capacità di spesa del ceto medio”. Il dato sulla produzione industriale avrà effetti sul Pil e sulle previsioni di crescita del governo, alzando il rischio di una manovra correttiva. Istat, produzione industriale: -0,7% in un mese Se dati allarmanti erano stati confermati in relazione all’ andamento delle vendite al dettaglio, praticamente ferme , i dati di aprile sulla produzione industriale italiana testimonia lo stato di ‘convalescenza’ in cui si trova l’ economia italiana. Le stime Istat infatti documentano come l’ indice della produzione industriale diminuisca dello 0,7% rispetto a marzo e di ben -1,5% rispetto allo stesso mese del 2018. Rispetto a marzo a registrare un aumento sono solo i comparti dell’ energia (+3,6%); diminuzioni si registrano, invece di ben -2,5% per i beni strumentali (auto e moto) e, in misura più lieve -0,7% per i beni intermedi (chimica, legno) e -0,5% i beni di consumo (apparecchi per uso domestico). Economia, dove c’ è più lavoro Come spiega l’ istituto di statistica nel dettaglio, i settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive, sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria e le industrie alimentari, bevande e tabacco. Le flessioni più ampie si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,2%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-7,4%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-6,2%). Come sottolinea il Centro Studi Promotor la crisi ora morde in maniera piuttosto grave l’ intero settore dei mezzi di trasporto: il calo della produzione di autoveicoli rispetto all’ aprile 2018 è addirittura del 17,1%. Crisi automotive, verso nuovi incentivi? “Le famiglie che tendono a rimandare al futuro gli acquisti, con effetti negativi diretti per tutto il comparto industriale”, commenta il Codacons. “Evidente la crisi dei consumi che si registra in Italia”. Tuttavia il dato della crisi del settore della produzione di automobili e veicoli pone un problema ma offre anche spunti di rilessioni su come sia possibile modificare il sistema in vigore di incentivazione all’ acquisto di veicoli a basso impatto per renderlo effettivamente incisivo anche per l’ economia del settore dei trasporti e quindi per l’ economia italiana in generale. La nuova crisi, quella dell’ auto? Se nei giorni scorsi i media si sono appassionati del tentativo -non riuscito- di fusione tra Fca e Renault , che molti hanno ricondotto allo schema della sfida Italia-Francia, potrebbe rilevarsi come il proverbiale dito che indica la Luna. Come spiegava la stessa nota di Fca, la fusione sarebbe stata un metodo per ridurre i costi, sintomo che qualcosa di grave sta succedendo nel mercato dell’ automotive . Un vero e proprio tracollo ha già colpito la crescita in Germania – dove l’ industria delle auto è in crisi fin dal Dieselgate – mentre la guerra dei dazi con il rallentamento della Cina porta ad una conseguenza: Pechino ha registrato sei mesi di fila di ribasso in doppia cifra delle vendite, tanto che il governo comunista punta a reintrodurre sussidi agli acquisti nelle aree rurali e per veicoli per passeggeri più rispettosi dell’ ambiente. Un esempio da seguire anche in Europa? Le previsioni economiche di primavera della Commissione Ue ‘ufficializzano’ un calo costante delle vendite verso paesi non comunitari, un export peggiorato dalla crisi economica in Turchia e Cina. Verso un green new deal? Ora l’ avvento di auto elettrica, e-bike e car sharing, più il crollo del diesel dopo lo scandalo del 2015, il divieto del loro utilizzo in città e l’ entrata in vigore dei nuovi standard internazionali più stringenti sulle emissioni, “stanno agendo come freno sistemico” delle immatricolazioni anche nell’ Ue. I dati del mercato auto Italia L’ effetto sistema si è fatto sentire nei settori di plastica, gomma e metalli, buttando giù l’ intero manifatturiero, indebolendo in parte le economie dei vicini Paesi dell’ Est, e impattando anche sull’ economia dell’ eurozona. Ma dove molti vedono una crisi, altri possono vedere opportunità che bussano alla porta. Ad Aprile perse 6500 immatricolazioni Ultimo dato: il mercato dell’ automobile europeo ad aprile fa registrare un risultato negativo delle vendite di automobili nuove e perde circa 6.500 immatricolazioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “La situazione più difficile rimane quella italiana, con una flessione del 4,6% da inizio anno” afferma Andrea Cardinali , da poco nominato Direttore Generale dell’ UNRAE, l’ Associazione delle Case Automobilistiche estere “Per giunta, nei primi 4 mesi del 2019 in Italia le emissioni di CO2 sono aumentate del 6,5%, e questo è effetto della campagna di demonizzazione sul diesel, che non risparmia – del tutto ingiustificatamente – nemmeno le modernissime motorizzazioni Euro 6”. “Mentre ci si accanisce sulle nuove immatricolazioni con misure penalizzanti, si trascura il vero malato: un parco circolante vetusto, insicuro ed inquinante. Con i ritmi attuali – conclude Cardinali- per liberare le nostre strade dalle vetture ante Euro 4 servirebbero quasi 14 anni, e nel frattempo anche le Euro 5 saranno divenute archeologia industriale”. Pasticcio ecobonus e immatricolazioni col freno a mano: ombre sul mercato dell’ auto.

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