1 Maggio 2020

Dante visto da me: il parere di una giovane lettrice

La ‘Comedìa’, o ‘Commedia’, successivamente rinominata come ‘Divina Commedia’, è un poema allegorico-didascalico scritto da Dante Alighieri tra il 1308 e il 1321; in terzine incatenate di endecasillabi, Dante predilige la lingua volgare fiorentina al fine di estendere la lettura ad ogni classe sociale. ‘Nei secoli successivi alla pubblicazione, i temi presenti nella Divina Commedia quali amore, peccato e redenzione sono stati ripresi da molti artisti: da Auguste Rodin a Salvador Dalì, fino a Ezra Pound e Neil Gaiman. Dante stesso ricevette, per quanto terrena e tardiva, la sua redenzione nel 2008 quando finalmente la città di Firenze gli revocò l’ antica condanna all’ esilio.’ afferma Sheila Marie Orfano durante la sua lezione per Ted-Ed, la rubrica dedicata all’ educazione. E ancora ‘Dante è un poeta e come tale non ha tempo’ dice Giuseppe De Matteis, una delle figure più significative della critica letteraria pugliese. È la dimostrazione di come, anche a distanza di sette secoli Dante sia ancora, anche se solo figuratamente, vivo tra noi. Secondo il professor Santagata l’ elemento che più di tutti lo rende attuale è la capacità di Dante di ‘riprodurre i meccanismi di percezione del reale che sono propri dell’ esperienza umana’, affinché il lettore possa immedesimarsi nella storia. A questo modello si rifarà in seguito la chiave di lettura dell’ arte moderna. Durante la lectio magistralis ‘Attualità della Commedia’ il professore evidenzia come nessuna epoca sia paragonabile alla nostra in quanto alla popolarità che Dante Alighieri ha assunto, più per la sua celebrazione che per la lettura: la grande ammirazione per il ‘Sommo’ Poeta lo innalza al di sopra di ogni altro autore del suo tempo, ma anche antecedente e conseguente. Uomo politico, pensatore, filosofo e legislatore, Dante è in grado di scrivere un capolavoro che spazia nei temi più disparati, compiendo un’ analisi della società intramontabile. Proprio questa ammirazione porta i posteri ad accrescere ulteriormente l’ importanza del testo, attribuendone l’ aggettivo di ‘divina’. ‘Forse non ci si capisce niente, ma non è vero che non la legge nessuno’, questa la critica di Marco Santagata sulla Commedia: è, infatti, vero che ad oggi la lettura del poema risulta un enigma, nonostante questa sia frequentemente associata ad un commento e una spiegazione. A detta di Auerbach, il tipo stilistico utilizzato è quello ‘biblico’: non tutte le parti assumono lo stesso rilievo, lo stile è rotto, gli sfondi richiedono spesso interpretazione ed è frequente l’ utilizzo della suggestione del non detto. Proprio per questo la Commedia è erroneamente definita come ‘grande enciclopedia dei saperi’ dai primi commentatori. Per conseguire lo scopo di informare, però, il lettore ideale dovrebbe avere lo stesso bagaglio culturale dell’ autore; più correttamente si potrebbe parlare di ‘un libro che per la sua piena e totale comprensione richiede un’ enciclopedia, ci vuole quindi un’ enciclopedia per leggere la Commedia e non la Commedia come enciclopedia’. Dante scrive per dei lettori che conoscono già i personaggi e le storie di cui tratta, una sorta di ‘instant book’ che porta alla documentazione dei fatti a ridosso di questi, non immaginando che la sua produzione sarebbe stata senza tempo. Questa tecnica di fare letteratura, dove anche il non detto è carico di significati e il lettore viene penalizzato necessitando di documentarsi, sarà proseguita sei secoli dopo con la realizzazione di uno dei testi moderni che più assomiglia alla Divina Commedia: l”Ulisse’ di James Joyce. Ciò che ispira di Dante come uomo, come anticipato, riguarda il modello che questo incarna: oltre ad essere visto come un sapiente della cultura multidisciplinare, sotto il piano morale caratterizza un vero esempio da seguire. Si tratta di un vero uomo, legato alla storia e alle sue radici in maniera sincera, ma in particolar modo anche al valore della cristianità. Quest’ ultima per lui, come direbbe John Lock, l’ arbitro o il terzium super partes che consentiva il mantenimento dell’ ordine e favoriva l’ unificazione. Ad oggi si rivela importante sfruttare questi modelli ed insegnamenti con il tentativo di attuare un simile processo anche nel contesto che vige in Italia: Dante ci suggerisce di ‘uscire da sé, dalla nostra gabbia’ secondo De Matteis, di aprirci al mondo, nonostante lo stesso poeta afferma quanto questo passaggio risulti essere ‘alto’ e pertanto complesso. ‘La Divina Commedia è patrimonio di umanità perché, leggendola, ci rende tutti più umani [] ciò di cui abbiamo fame non sono i talk show o stare 24 ore su internet. Dante ci ricorda che abbiamo fame di vita, perché siamo uomini e donne che si alzano la mattina per rendere migliore l’ umanità’ spiega il professore Vivaldelli, riportato dal Codacons. Lo stesso Codacons prosegue l’ articolo esprimendo il parere su uno dei peccati di cui l’ umanità si macchia e che la rende peggiore: la frode; il desiderio di voler ingannare gli altri perché visto come sinonimo di intelligenza. ‘L’ inganno è una sberla all’ anima dell’ essere umano, peggiore della violenza tant’ è che il Sommo Poeta colloca i fraudolenti nel cerchio inferiore per la maggiore gravità di questo peccato’ cita ancora il sito. Quasi a voler dimostrare la veridicità delle loro parole, proprio il Codacons negli scorsi giorni viene accusato di frode e speculazione dal cantante Fedez e successivamente denigrato durante la trasmissione televisiva ‘Le Iene’. Sulla pagina web promettevano di raccogliere soldi che sarebbero stati sfruttati per supportare il Codacons contro il Coronavirus: si lascia intendere che il ricavato sarebbe stato funzionale al miglioramento della terribile situazione che ad oggi stiamo vivendo. Al contrario, si trattava un banner ‘clickbait’, ovvero letteralmente ‘acchiappa click’, con lo scopo di ottenere un guadagno che non aveva nulla a che fare con la salute pubblica. L’ ennesima dimostrazione di quanto l’ umanità sia crudele ed egoista, anche in tempo così difficili, trascurando l’ idea di nazionalismo e patriottismo che Dante invece voleva comunicare. Non tutte le iniziative, però, risultano essere così pessime: il 25 marzo 2020, giorno è riconducibile all’ inizio del viaggio ultraterreno del poeta, viene celebrato per la prima volta il ‘Dantedì’, la giornata dedicata a Dante Alighieri. L’ istituzione è a merito del Governo e le celebrazioni si svolgono, nonostante la distanza, sui social per tutta la giornata. Tale mezzo di comunicazione diventa ad oggi fondamentale in quanto consente di restare uniti ‘attraverso il filo conduttore della poesia’ dice la Ministra dell’ Istruzione Lucia Azzolina. Il programma della giornata prevede non solo la lettura in streaming dell’ opera, ma anche la contestualizzazione in maniera più creativa: ne è un esempio lampante la musica e la produzione letteraria moderna. Trifone Gargano, docente nelle scuole superiori e nell’ Università di Foggia, istituisce una playlist YouTube in cui analizza Dante attivo nelle canzoni dalla metà del 1970 ad oggi. Ricordiamo autori come Francesco De Gregori, che nel 2005 pubblica due opere dantesche: ‘Va in Africa Celestino’, in riferimento a Papa Celestino V, attribuendogli un’ interpretazione positiva e concedendo a questo un riscatto morale e religioso in seguito ad azioni di volontariato in Africa; l’ idea nasce con lo scopo di proporre un punto di vista differente dal giudizio severo di Dante, che condizionò poi quello altrui. ‘Nel mezzo del cammin di nostra vita’, interpretata alla notte della Taranta, in cui cita versi dell’ Inferno e del Purgatorio. Fabrizio De André, con la canzone ‘Al ballo mascherato’ del 1973, in cui cita direttamente una parte del canto V dell’ Inferno, rivolgendosi a Dante come un potere da abbattere. Nel 1994 Jovanotti scrive ‘Serenata Rap’: è il primo ad irrompere con una canzone particolare per l’ epoca; una provocazione in quanto rottura di schemi e ritmi tradizionali, ma nonostante tutto feconda e positiva. La scelta del canto ricade, come ormai solito, sul canto V. Si parla di Paolo e Francesca, seguiti da un’ imprecazione: ‘un pugno nello stomaco’ riferisce Gargano. Il cantante romano fu quindi il primo ad aprire le porte a ciò che ad oggi risulta essere la componente più creativa e innovativa della musica contemporanea: il genere rap. Molto apprezzato dai giovani d’ oggi, me compresa, grazie alla possibilità di immedesimarsi nelle maggior parte delle tematiche trattate. Contestualizzando, molti rap dai più noti ai cantanti emergenti, hanno sfruttato citazioni provenienti soprattutto dall’ Inferno dantesco per trattare un dramma adolescenziale contemporaneo: la solitudine. In questo caso, analogamente al ruolo di guida svolto da Virgilio, vengono proposi testi in cui molto spesso ci si immedesima e da cui si traggono insegnamenti. Nel 2016, durante il festival dedicando a Dante Alighieri ANTICOntemporaneo alcuni giovani rapper si sfidano cantando i versi della Divina Commedia sotto forma di rap. Salmo, nella canzone ‘Lunedì’ afferma ‘se la fama è un Inferno vengo con Dante’ : paragona la fama all’ Inferno e figurativamente potrebbe permettersi di affrontare per questo motivo il viaggio con Dante; in alternativa Salmo potrebbe paragonarsi a Virgilio, quindi ad una guida, sottolineando che se la sua fama fosse così estesa e rappresentasse un luogo lui ne sarebbe la guida. Nella canzone ‘Lucifero’ di Nitro viene messa alla luce la tematica della soggettività della cattiveria del diavolo: viene, in un certo modo, messo da parte il classico stereotipo del diavolo come rappresentazione del male e come ideale negativo. Tale variazione è ripresa nell’ omonima serie tv ‘Lucifer’ dove il diavolo, al contrario di quello che si possa immaginare, si impegna per risolvere crimini e aiutare la polizia. La collaborazione tra un Claver Gold, rapper per mestiere, e Murubutu, rapper e insegnante di filosofia, ha dato vita al ‘rap intellettuale’: nel nuovo album ‘Infernvm’ offrono uno spaccato critico e morale delle nostre giornate e della nostra società: un insieme di tracce che rielaborano il presente mediante l’ utilizzo della figura retorica tanto cara a Dante, l’ allegoria. Nel maggio del 2013 lo scrittore Dan Brown pubblica il famosissimo romanzo thriller ‘Inferno’: ambientato a Firenze ruota attorno al capolavoro dantesco, ponendo attenzione particolare sulla peste nera e ricordando la maschera funeraria del Sommo Poeta. Ricordiamo ancora ‘Tutto Dante’, spettacolo di Roberto Benigni, e tantissime altre citazioni, anche solo alla stessa struttura della Commedia o ai suoi protagonisti. Dunque, come ricorda Massimo Arcangeli: ‘Vedere tanti giovani [] che si interessano di Dante e della nostra lingua italiana fa bene al cuore’.

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