11 Giugno 2006

Danni per le buche nelle strade Ogni giorno una causa al Comune



Quindici milioni di metri quadrati di strade a Milano, quattromila chilometri di marciapiedi: percorso a ostacoli per ciclisti e pedoni tra buche nell`asfalto, binari del tram dismessi, tombini infossati o sporgenti e masselli in porfido sconnessi. C`è un pronto intervento per i rattoppi in emergenza. Ma, ad ogni rattoppo, “seguono altre centinaia di segnalazioni dei cittadini, a ciclo continuo“, racconta il vicesindaco Riccardo De Corato, che confessa di sognare una città “dove non si scavi mai“. I buchi nelle strade sono il suo incubo, come le denunce con richiesta di risarcimento danni da parte di ciclisti e pedoni che, a causa di quelle piccole voragini nel manto stradale, si sono infortunati. Erano 392 le cause per sinistro presentate al Comune nel 2005, sono già 190 quelle depositate nei primi cinque mesi del 2006. L`ufficio sinistri ne respinge la metà, l`altra metà finisce dal giudice di pace o in Tribunale. “Una moda di questi ultimi dieci anni“, spiegano all`Avvocatura comunale. L`Associazione consumatori Codacons, sul proprio sito, suggerisce l`iter per tutelarsi ai cittadini vittime dei trabocchetti di strade e marciapiedi. Intanto l`Atm, che cura il censimento dei binari dismessi (23 chilometri in tutto), vere trappole per chi si muove su due ruote, ne monitora costantemente lo stato di salute. Ma poi mancano i fondi per la cura. Dieci milioni di euro, stanziati solo per rifare i tappetini di asfalto (lo strato superficiale di 3 centimetri) in manutenzione straordinaria, sono un decimo della cifra che sarebbe necessaria, spiega il direttore del Settore strade, Massimiliano Papetti. Altri 5 milioni di euro sono spesi ogni anno per la manutenzione delle strade in pietra. L`amministrazione attende il via libera della Soprintendenza per avviare il “Piano della pietra“, che ha censito 250 tratte stradali in massello e ne prevede la sostituzione di una buona parte con colate di asfalto. Rimuoverli, almeno nelle zone cruciali dal punto di vista viabilistico, sembra a molti una strada obbligata per uscire dal circolo vizioso di manutenzione impossibile e denunce inevitabili. La strada regina delle insidie è via Procaccini, che in pochi chilometri assembla un autentico campionario di piccole voragini: buche tra masselli, buche tra binari e pavé, buche nell`asfalto e, immancabili, nel marciapiede. Corso Magenta segue nell`ordine del degrado. È molto malmesso, confermano gli uffici comunali, è previsto un intervento. Ma, oltre a valutarlo nei costi, va studiato anche in relazione all`impatto che la manutenzione avrà sul traffico. Chiusa la strada, deviati i tram, con cantieri aperti per almeno un anno. Corso Concordia è stato riqualificato per metà, all`incrocio di piazza Tricolore, ecco spuntare altri spezzoni di binario-trappola per ciclisti. In via Manzoni e via Torino hanno allargato i marciapiedi togliendo spazio vitale ai ciclisti, costretti a correre sulle rotaie del tram o a invadere loro stessi i marciapiedi. Le proteste dei cittadini sono quotidiane. Una giovane avvocatessa racconta di essersi infortunata nell`ottobre del 2004: “La ruota si è infilata in una buca del pavé in via Lamarmora e la bici è diventata una catapulta. Mi sono ritrovata a faccia in giù dall`altro lato della strada. L`assicurazione del Comune mi ha pacificamente liquidata sostenendo che non era un trabocchetto. La situazione reale non costituiva pericolo occulto, insidia o trabocchetto mancando il requisito della non visibilità“. In altre parole, rimborso solo se la buca non è visibile nè prevedibile. E lei ha avviato una causa civile.

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