15 Gennaio 2016

Dalle penali sui parcheggi ai padiglioni in discarica Le grane del dopo Expo

Dalle penali sui parcheggi ai padiglioni in discarica Le grane del dopo Expo

MARIANNA BAROLI Il post Expo sembra pieno di nodi da sciogliere. «Grane» che riguardano, per esempio, la fase di smontaggio dei padiglioni. Il padiglione Oman, uno dei primi ad aver avviato il suo smantellamento e uno dei più grandi e apprezzati dai visitatori, sta proprio in queste settimane completando la prima fase di demolizione. Dopo essere stato svuotato interamente, si sta così procedendo alla distruzione della scocca che ricordava un villaggio omanita. Peccato che le aziende incaricate di svolgere questo compito non abbiano pensato fino in fondo allo smaltimento dei rifiuti derivati dallo smantellamento. Le macerie omanite sono così state abbandonate all’ interno del parco delle Groane, l’ oasi verde in provincia di Monza e Brianza. La Protezione Civile di Senago le ha ritrovate (pare ci fossere anche fogli di carta intestata dell’ Oman) e dopo un’ attenta verifica dei materiali è potuta risalire alla società scelta per lo smantellamento del padiglione, società che si è costituita al comando della polizia locale dichiarando di essere pronta a far fronte al pagamento dei verbali emessi per l’ illecito. Sempre lungo il Decumano, poi, ci si scontra con un wifi, quello del padiglione Ungheria, ancora oggi attivo. Un succhia-soldi ed energia senza precedenti, forse dimenticato acceso dal Paese dopo la prima fase di lavori di smontaggio dell’ area. Ma tra i tanti nodi che restano ancora in attesa di essere sciolti, vi è anche quello sul futuro dei parcheggi. Abbiamo fatto un piccolo tour su quelle strade che, fino allo scorso ottobre, collegavano la Lombardia al sito espositivo. Le aree di sosta delle autovetture, oggi, sono pressoché inutilizzate. Se infatti Rho Fiera continua a godere di un buon traffico di autovetture grazie al continuo funzionamento del polo fieristico al suo fianco, quelle di Merlata e Roserio sono diventate la casa provvisoria delle auto dei lavoratori del cantiere Expo ed Expo Village. A essere completamente dimenticato sembra invece essere Arese. Quest’ ultimo parcheggio, costruito per Expo nei pressi dell’ ex Alfa Romeo, può ospitare a oggi circa 11mila autovetture. Tuttavia, complice forse la posizione non esattamente strategica, oggi l’ area rimane deserta. Al suo esterno, durante il giorno, vi è un solo addetto alla sicurezza sulla sua autovettura che tristemente ammette l’ inutilizzo dell’ area ormai da mesi. I parcheggi sono stati uno degli errori di valutazione più evidenti di Expo, già durante il semestre di kermesse. Oggi, il loro sottoutilizzo, potrebbe costare alla società 3 milioni di euro, pari alla penale dovuta ad Arriva spa, la holding di trasporti che ha avuto fino al 31 ottobre in gestione le aree parcheggio. A far discutere è però anche la questione trasparenza sui numeri dell’ Esposizione Universale. Oggi, ci si concentra soprattutto sui costi di tutto l’ evento Expo. Debiti, introiti dai biglietti e molto altro sono al centro di un ciclone che sembra non placarsi tanto facilmente. L’ ultimo sassolino dalla scarpa se l’ è tolto il Codacons. L’ associazione dei consumatori e lo stesso candidato sindaco Corrado Passera hanno infatti puntato il dito contro il commissario unico Giuseppe Sala, oggi candidato alle primarie del Pd a Milano, accusandolo di «poca trasparenza nei conti». Nel mirino i fondi raccolti all’ interno di Expo a favore dei terremotati del Nepal. Dopo un’ iniziale indisponibilità dei dati e compolice l’ insistenza del mondo della politica, alla fine Sala ha diramato una nota per spiegare che «in merito alla raccolta fondi in favore del Nepal, Expo 2015 consegnerà il ricavato delle offerte a Save The Children, non appena completato il progetto in via di definizione con le autorità nepalesi». I 920mila euro raccolti, «sono stati periodicamente versati su un conto corrente cointestato Expo-Ooss» ha continuato Expo che ha sottolineato come «il progetto prescelto verrà reso noto entro la fine di febbraio». I PADIGLIONI Parte delle macerie del padiglione dell’ Oman sono state smaltite irregolarmente in una discarica abusiva all’ interno del Parco naturale delle Groane. Le forze dell’ ordine sono subito risalite alla ditta incaricata dei lavori che ha già ammesso le sue colpe. Un’ altra grana riguarda, invece, il padiglione dell’ Ungheria che è stato smontato ma ancora oggi il costoso wi-fi continua a funzionare I PARCHEGGI La «grana» più grande è quella che riguarda il sottoutilizzo dei parcheggi, oggi semiabbandonati. Esiste una penale di tre milioni di euro che la ditta che li gestisce sarebbe intenzionata a chiedere a Expo Spa I FONDI PER IL NEPAL Ieri, poi, si è infiammata la questione dei fondi per aiutare il Nepal. L’ iniziativa dei sindacati (che avevano posizionato dei salvadanai giganti sul Decumano) è stata al centro del dibattito sulla trasparenza, visto che Expo non voleva dare i dettagli della raccolta. Alla fine s’ è arresa e con una nota ha fatto sapere di aver raccolto oltre 900 mila euroNon solo successi Chiesti tre milioni per le aree di sosta rimaste deserte, in primis quella di Arese I resti del «palazzo» dell’ Oman trovati nel parco. Battaglia sui fondi per il NepalDalle penali sui parcheggi ai padiglioni in discarica Le grane del dopo Expo In alto il padiglione dell’ Oman in tutto il suo splendore. Sotto i suoi resti abbandonati in una discarica abusiva nel Parco delle GroaneIn alto il padiglione dell’ Oman in tutto il suo splendore. Sotto i suoi resti abbandonati in una discarica abusiva nel Parco delle Groane.

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