17 Novembre 2005

Dalle imprese secca bocciatura

Le ragioni del NO. Dalle imprese secca bocciatura Compatto il fronte imprenditoriale nel dire no alla riforma della devolution. Al no del centro-sinistra, che è risuonato ieri nell`aula di palazzo Madama prima del voto definitivo, si accompagna il dissenso delle piccole e medie imprese e del mondo cooperativo: tutti in allerta per i maggiori costi che il federalismo comporterà in termini di accresciuta burocrazia, tutti preoccupati per la frammentazione delle politiche economiche e industriali sul territorio. è stato Oscar Luigi Scalfaro, senatore a vita, ad aprire le dichiarazioni di voto, in un`aula questa volta al gran completo, sotto gli occhi vigili del premier, Silvio Berlusconi, e del padre della riforma, il leader storico della Lega, Umberto Bossi. L`intervento dell`ex presidente della repubblica ha scosso i senatori dell`Ulivo che gli hanno tributato un`ovazione. La riforma targata Casa delle libertà ` è inemendabile`, renderà il capo dello stato `inutile e fantasma`, dice un indignato Scalfaro. `Osserveremo un minuto di silenzio in segno di lutto. Oggi è morta la Costituzione`, ha esordito il senatore Verde, Sauro Turroni, nella dichiarazione di voto. I senatori del Sole che ride si sono presentati in abiti scuri e con fiocco nero appuntato sulla giacca in segno di lutto e si sono alzati in piedi nell`aula del senato. `Adesso c`è sicuramente il referendum. Certo il popolo italiano non potrà che cancellare questa pagina oscura della storia repubblicana`, così il capogruppo della Margherita al senato, Willer Bordon. `Un governo risoluto soltanto nel fare le cose sbagliate, quello di Berlusconi`, ha detto il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti. Il ddl di riforma costituzionale `è un danno per il paese, la vittoria politica di Bossi è la sconfitta dell`Italia`, la dichiarazione del segretario dei Ds, Piero Fassino. Il capogruppo Ds in senato, Gavino Angius, osserva che la devolution targata Cdl `penalizza il Sud ed è una presa in giro per il Nord. Tutto nasce da uno squallido patto di maggioranza. Forza Italia, An e Udc hanno subito un ricatto, quello della Lega`. Sul fronte del no si è schierato anche Domenico Fisichella, voce fuori dal coro di Alleanza nazionale. Che nell`annunciare il voto contrario ha sancito lo strappo definitivo con An, rassegnando le dimissioni dal partito.Parla di una riforma pericolosa l`ex presidente del senato, Nicola Mancino: `Sono sminuiti i poteri del presidente della repubblica e sono resi invece assoluti quelli del premier, che può sciogliere le camere in qualsiasi momento, una sorte di bavaglio al parlamento`. Le attenzioni sono ora tutte concentrate sul referendum confermativo, che chiederà sia la maggioranza che l`opposizione. `Il popolo italiano intero`, ha detto il leader dell`Unione, Romano Prodi, `potrà rimediare a questa tragedia che divide il paese, che crea cittadini con diritti diversi a seconda della regione, con il referendum`. A pochi minuti dall`approvazione della legge, la giunta regionale della Campania, su proposta del presidente Antonio Bassolino, aveva già approvato la delibera di richiesta di avvio della procedura per il referendum sulla legge di revisione costituzionale, che sarà inviata al consiglio regionale.`La riforma approvata dal Polo`, spiega Bassolino, `porta con sé confusione e caos istituzionale`.Intanto, valutano i risvolti produttivi ed economici gli imprenditori. `C`è una costante, tra la riforma ulivista e questa. In entrambi i casi`, dice Gian Carlo Sangalli, segretario generale della Cna, la confederazione nazionale dell`artigianato e delle piccole e medie imprese, `si sono sottovalutati i costi. Si deve tendere verso una maggiore sussidiarietà territoriale, ma i costi in termini di maggiore burocrazia non sono una variabile indipendente, e questi finiranno per gravare su imprese e cittadini`. Di fronte alle sfide di un mercato sempre più internazionale `dovremo fare i conti con 20 diverse politiche industriali`, sottolinea il presidente di Confcooperative, Luigi Marino, `è un controsenso che peserà sul nostro sviluppo`. Insoddisfatte le autonomie locali. `Avevamo bisogno di un federalismo fiscale e invece hanno approvato la devoluzione`, dice Oriano Giovanelli, presidente della Lega delle autonomie, `che non è rappresentativo degli enti locali, ma sostituisce a un centralismo statale un centralismo regionale`. Contrarietà è giunta anche dai sindacati, e tra questi l`Ugl, la sigla vicina alla destra, che ha commentato: `Prima di dividerla, l`Italia andava fatta, la devolution accrescerà il divario tra Nord e Sud`. E già pensano alle tasche dei cittadini le associazioni dei consumatori. `Oltre a creare i presupposti per maggiori iniquità e squilibri tra le varie regioni in tema di diritti, di differenze fiscali e tariffarie, di qualità dei servizi, soprattutto di quelli dei servizi sanitari, questa operazione comporterà una pesantissima ricaduta economica per costi aggiuntivi`, che IntesaConsumatori, la sigla che raggruppa Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, valuta in 30-40 miliardi di euro, pari a un costo per famiglia di 1.500-2.000 euro.

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