Dalle clausole illegittime ai conti estinti, cosa c’ è da sapere
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fonte:
- La Città di Salerno
Ma cosa c’ è dietro dietro il termine decisamente tecnico che conosciamo tutti come “anatocismo bancario”? Quanto può incidere su un conto corrente di un privato o di un’ impresa? E chi ha il diritto di chiederne la restituzione? Sono alcune delle domande a cui abbiamo cercato di dare una risposta con l’ aiuto delle associazioni per la difesa dei consumatori, tra cui il Codacons che ha anche redatto un ampio glossario. IL SIGNIFICATO Qual è il concetto che si vuole indicare con la parola anatocismo? L’ anatocismo, che potrebbe anche essere tradotto con le parole “capitalizzazione degli interessi”, consiste nella somma degli interessi con il capitale che a sua volta si accresce e sul quale vengono poi conteggiati ulteriori, nuovi interessi. In altre parole, l’ anatocismo può essere definito come l’ applicazione degli interessi sugli interessi, una tecnica applicata solo a favore della banca. L’ APPLICAZIONE In quale tipologie di contratti viene applicato? Il contratto bancario in cui viene applicato di norma è il contratto di conto corrente bancario, sia esso di tipo “affidato”, cioè con fido bancario accordato dall’ istituto di credito, sia invece di tipo semplice. Vi possono essere tuttavia clausole (considerate illegittime dalle associazioni dei consumatori e da numerose sentenze della magistratura) che prevedono l’ anatocismo in altri contratti, come i mutui o contratti di finanziamento. I COSTI Quanto può incidere l’ anatocismo sulle spese di un conto corrente? Facendo un esempio semplice, supponiamo che un correntista nell’ arco di un decennio abbia totalizzato uno scoperto medio sul conto corrente di 10.000 euro ed il tasso di interesse passivo medio sia del 10 per cento annuo. Con la capitalizzazione trimestrale gli interessi nel decennio ammonteranno a 16.868 euro, mentre senza capitalizzazione si fermeranno a 10.005. La differenza è quindi di 6.863 euro, tutti a carico del correntista. LA RESTITUZIONE Perché le banche continuano ad applicarlo e non procedono con la restituzione? Sembra una domanda banale, ma abbiamo visto che le banche ottengono dall’ anatocismo introiti ingentissimi e se dovessero restituire a tutti i correntisti le somme incamerate in questo modo rischierebbero davvero il fallimento. Preferiscono pertanto lasciare che i singoli clienti si facciano avanti chiedendone le restituzione, ben sapendo che saranno una esigua minoranza rispetto a coloro che invece lasceranno correre. GLI INTERESSATI Chi può ottenere la restituzione delle somme versate a titolo di anatocismo? La restituzione può essere ottenuta da qualunque correntista di qualunque banca, anche di istituti per cui non è stata emessa una sentenza: quest’ ultima (lo spieghiamo anche a parte) è soltanto rafforzativa. A CHI CONVIENE Quando vale la pena di chiedere la restituzione dei soldi prelevati con l’ anatocismo? Normalmente per la restituzione dell’ anatocismo occorre avviare una causa che presenta comunque dei costi iniziali. È conveniente proporre un’ azione solamente se il conto corrente sia stato in passivo per diverso tempo, per delle somme di discreta entità. Ad esempio, è inutile chiedere la restituzione dell’ anatocismo calcolato su un passivo di qualche settimana magari di 1.000 euro: la somma da riavere corrisponderebbe a pochi centesimi. I RISCHI Quante sono le probabilità di non vedere accolta la domanda? Ad oggi l’ orientamento largamente prevalente dei tribunali e dei giudici di pace è quello di accogliere le domande di restituzione dell’ anatocismo, conformemente all’ indirizzo delle sentenze della Corte di Cassazione ed alla luce di quanto deciso nella legge di stabilità per il 2014, tenendo sempre presente però che tutte le cause, come è noto, presentano dei margini di rischio. Un’ ottima alternativa è il tentativo di conciliazione di fronte all’ Arbitro Bancario che ha tre sedi: a Milano, Roma e Napoli. Per questa alternativa è bene chiedere l’ aiuto di un’ associazione per la difesa dei consumatori. EX CLIENTI Il contratto di conto corrente è estinto: posso ottenere ugualmente la restituzione delle somme? Sì, perché il limite di legge è fissato a 10 anni, quando si superano l’ azione si prescrive. LE SPESE Quanto costa fare causa ad un istituto di credito? Vi sono dei costi iniziali da sostenere quali le spese giudiziarie, l’ incarico di un consulente e così via che consigliano di intraprendere la causa solamente se si è veramente intenzionati o se le somme da recuperare hanno un certa consistenza. Bisogna tenere presente però che in caso di esito positivo del giudizio, il giudice con ogni probabilità accollerà alla banca soccombente tutte le spese legali. Per l’ Arbitro Bancario bastano tra i 20 ed i 30 euro più l’ eventuale iscrizione ad un’ associazione di consumatori. GLI INTERLOCUTORI A chi ci si deve rivolgere? Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di rivolgersi al proprio legale di fiducia o, in prima battuta, ad un’ associazione di consumatori.
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