Dalla terra alla tavola, ricarichi del 500%
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fonte:
- la Repubblica
Così si gonfia il prezzo finale, in campo Guardia di Finanza e Antitrust
I consumatori: in un anno rincari record sui cereali ma anche su latte, frutta e verdura
Catricalà: “L`Authority sta indagando sulle degenerazioni all`interno del mercato“
Un piatto di pasta e un pezzo di pane: per metterli in tavola quest`anno, a detta dei consumatori, la famiglia italiana spenderà circa il 20 per cento in più rispetto all`anno scorso. Un meccanismo di ritocchi e rincari che ha poco a che fare con il costo del grano e molto con i tanti passaggi che un chicco fa per trasformarsi in spaghetto. E visto che sullo spaghetto non si tratta, proprio da lì – ieri – è partita la protesta. Uno “sciopero della pasta“, un invito a disertare i reparti pane e cereali di negozi e supermercati, sul quale si è consumato il solito balletto di cifre, ma che qualche risultato lo ha già prodotto: Antitrust e Guardia di Finanza si sono impegnati ad indagare. Il mistero, dicono i produttori di cereali che ieri sono scesi in piazza accanto ai consumatori, sta tutto nella filiera. Perché se è vero che c`è stato un rialzo all`origine sul prezzo del grano, nulla – secondo la Coldiretti – può giustificare i rincari pindarici che segnano il passaggio di un prodotto dal campo alla tavola: il listino aumenta in media di cinque volte tanto. Quest`anno un chilo di grano costa 0,22 euro, uno di pane 2,7: in percentuale il 1100 in più. Se trasformato in pasta fresca il costo sale a 4,5 euro al chilo, aumentando del 1.900 per cento in più. Certo fra le due “tappe“ ci sono i costi di lavorazione e distribuzione di cui tenere conto, ma a fare un salto del 465 per cento dal campo allo scaffale è anche la zucchina, l`uva (400) e il latte (300). E la corsa sembra non fermarsi: dalle tabelle fornite da Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons si segnalano rincari record fra il 2006 e il 2007 che vanno dal 7 per cento per il latte fresco al 22 per cento per il chilo di penne; dall`11 per cento del chilo di farina a quello del 27 per gli spaghetti. Cifre davanti alle quali Antitrust e Guardia di Finanza s`impegnano ad intervenire. Sul successo dello “sciopero“ le cifre non concordano: le associazioni assicurano che è andato molto bene e che 67 consumatori su cento, ieri, facendo la spesa hanno rinunciato a pasta e pane, per i commercianti l`iniziativa – invece – ha fatto “flop“. Ma qualche risultato si è già visto: Catricalà, presidente dell`Antitrust, ha assicurato ai promotori che l`authority sta “indagando sulle degenerazioni che si realizzano all`interno del mercato“. Il ministro dell`Industria Bersani ha parlato di un intervento della Guardia di Finanza: “Credo che in tutta la filiera ci sia la possibilità di assorbire al meglio tutti i rincari“. Chiamata in causa, la filiera non ci sta. Dai pastai ai commercianti la risposta è sempre la stessa: se i listini vanno alle stelle la colpa non è nostra. “Non c`è nessuna speculazione, sulle materie prime – assicura Vincenzo Divella, amministratore delegato dell`omonimo pastificio – c`è stato un aumento vicino al 100 per cento“. Per Confcommercio la protesta è senza fondamento visto che “l`aumento dei prezzi, anche se del 6 per cento, si tradurrà in una maggiore spesa mensile di 9 euro a famiglia“. Per la Confesercenti la responsabilità è della grande distribuzione “visto che è lei che fa i prezzi“. Comunque sia, la catena Crai e la Sigma hanno annunciato di aver “bloccato fino a fine gennaio tutti i listini dei mille beni a marchio proprio“.
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