21 Settembre 2012

DALLA TABELLA AL CONTO APERTO COSÌ INGRASSA IL CONSIGLIERE

DALLA TABELLA AL CONTO APERTO COSÌ INGRASSA IL CONSIGLIERE

All’ inizio, ma giusto all’ inizio, c’ era il singolo consigliere che presentava il proprio emendamento durante la sessione di bilancio: chiedeva soldi per il proprio territorio, l’ associazione, la sagra, l’ opera pia. Il consiglio bocciava o approvava, in maniera più o meno trasparente. Poi in Regione Lazio, era l’ inizio degli anni ‘ 90, il sistema subì un’ evoluzione. Arrivarono le cosiddette “tabelle”: al momento della finanziaria regionale, con la “tabella A” e la “tabella B”, ogni singolo consigliere poteva trovare collocazione a una svariata quantità di danari da sistemare come meglio credesse nel territorio. L’ ultimo dato certificato di questa usanza è la legge di previsione del bilancio del Lazio per il 2007 (è del 28 dicembre 2006), quella che, due anni dopo, la corte Costituzionale bocciò senza appello, poi vedremo come. IN QUEL 2006, la cifra con la quale ogni singolo consigliere poteva finanziare “iniziative sportive, culturali e sociali di carattere locale” nei comuni laziali ammontava a 700 mila euro, per 49 milioni di euro complessivi. Quei fondi servivano “a fare politica”, termine che molto spesso – nelle assemblee territoriali – si traduce con la pratica di creare filiere di clienti e placare i questuanti. La faccenda era codificata e si basava su uno scambio certificato tra la giunta e il consiglio. La prima allentava i cordoni della borsa, il secondo non si applicava in pratiche ostruzionistiche. Come però scrisse la sentenza della Corte Costituzionale su una denuncia lanciata dal Codacons, c’ era un problema di fondo: “La norma-provvedimento impugnata deve ritenersi in contrasto con l’ art. 3 della Costituzione, non avendo rispettato il principio di eguaglianza nel suo significato di parità di trattamento. Difatti, né dal testo della norma – che contiene, con il rinvio alla tabella, un mero elenco dettagliato di destinatari, di progetti finanziati e di importi ripartiti – né dai lavori preparatori della legge emerge la ratio giustificatrice del caso concreto, non risultando che il Consiglio regionale abbia osservato criteri, obiettivi e trasparenti, nella scelta dei beneficiari dei contributi o nella programmazione e pianificazione degli interventi di sostegno. In tal modo la norma denunciata si risolve in un percorso privilegiato per la distribuzione di contributi in danaro, con prevalenza degli interessi di taluni soggetti collettivi rispetto a quelli, parimenti meritevoli di tutela, di altri enti esclusi, e a scapito, quindi, dell’ interesse generale”. Con l’ arrivo della giunta Marrazzo, l’ allora assessore al Bilancio Luigi Nieri (oggi in Sel), costruì un sistema di bandi. Uno per le opere pubbliche, in capo al suo assessorato, uno per le manifestazioni culturali, in capo all’ allora assessore al Turismo Claudio Mancini (Pd) e un ultimo a discrezione del consiglio. Il sistema a bandi partì dal 2008. Nel 2007 i consiglieri poterono infatti ancora beneficiare di 100 mila euro da versare ad associazioni a loro vicine (a volte anche troppo, alcuni indirizzarono quei fondi verso onlus presiedute da propri familiari), più 250 mila in conto capitale per i lavori pubblici. Il sistema, seppur permeabile – la questua al bando della presidenza del consiglio ci viene descritta da ex consiglieri di destra e di sinistra come particolarmente convulsa – creava un discreto numero di scontenti: il bando, infatti, per forza di cose, non finiva sempre per andare “a segno” come invece prevedeva il sistema (incostituzionale) delle tabelle. COSÌ, IN REGIONE Lazio, epoca Polverini, si è fatto saltare il tappo dei bandi di Nieri e si è passati a una norma “porte aperte”. I gruppi politici ricevono direttamente i fondi pubblici, attraverso un bonifico sul conto del gruppo. Fondo che è a disposizione del capogruppo-tesoriere. Sarà poi lui a distribuire quei soldi per le attività politiche (il fondo complessivo era di 4, 5 milioni nel 2009, 8, 45 nel 2010 e 8, 6 nel 2011). A verificare che a quei denari corrispondano delle fatture corrette (o destinate all’ attività politica) dovrebbe provvedere una struttura amministrativa. Ad oggi, però, questa non è riuscita a ravvisare neanche macroscopici distrazioni di fondi come quelle contestate a Franco Fiorito. Il tutto è poi coperto dalla consueta mancanza di trasparenza, quantomai sospetta.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox