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11 Dicembre 2018

Dalla Regione tour in Brianza

«bullismo e violenza sulle donne piaghe da sconfiggere, ma siamo nella direzione giusta»
Monza (czi) Un tour in Brianza tra scuole, asili e associazioni: il «cappello» di questa visita sul nostro territorio è il riconoscimento e la difesa dei diritti… «All’ inizio del mio mandato avevo pensato a un tour in tutte le Province per conoscere le realtà più importanti. Avendo una persona del mio staff che risiede sul vostro territorio, siamo partiti volentieri da Monza e Brianza». Vi siete interfacciati con i giovani, il mondo della scuole, le donne e i bambini «Stiamo facendo un lavoro partendo dalle scuole, dai giovani e dalle associazioni per sensibilizzare su temi che riteniamo molto importanti anche e soprattutto per i più giovani. Siamo stati in un istituto che ha vinto un bando sulle pari opportunità e l’ alternanza scuola lavoro. Anche sulla violenza sulle donne stiamo lavorando da tempo e poi, visto quanto è accaduto tempo fa a Varedo, ci sembrava d’ obbligo anche una visita in quell’ asilo anche alla luce del progetto di legge sui nidi che abbiamo appena approvato in Consiglio regionale». E’ stata recentemente celebrata la Giornata contro la violenza sulle donne: com’ è il riscontro anche attraverso le testimonianze che vi arrivano da associazioni e forze dell’ ordine e soprattutto come vi state muovendo, cosa state facendo, affinché queste giornate non rimangano un qualcosa di isolato, celebrativo, sul calendario? «E’ un lavoro iniziato nel 2013. Già chi c’ era prima di me si era approcciato al problema. All’ epoca non era però un problema sociale come lo è adesso. Non avevamo numeri, non avevamo una governance, non avevamo contezza di questo fenomeno. Ora i numeri ci dicono quali sono le criticità maggiori, dove dobbiamo andare, come spendere le nostre risorse, dove destinarle, qual è la politica migliore per aiutare queste donne. Lavoriamo 365 giorni all’ anno per questo problema, eroghiamo risorse tutto l’ anno ai centri antiviolenza, alle case rifugio, alle associazioni. I nu meri ci dicono che il fenomeno emerge. Potrebbe essere in crescita, di sicuro è in crescita la capacità delle donne di denunciare, di uscire dal silenzio. E’ l’ obiettivo che ci eravamo posti». Sta facendo discutere in questi giorni la bocciatura per i fondi per gli orfani dei femminicidi. C’ è la possibilità che nel caso Regione Lombardia possa far qualcosa? «Ci stiamo lavorando nell’ ambito del piano quadriennale antiviolenza, la linea guida per Regione Lombardia in questo campo. Il nostro documento va in scadenza nel 2919. Il tema degli orfani di femminicidi è un problema serio e delicato. Anche di questo problema non sapevamo molto. Non per superficialità, ma perché se ne sapeva poco in termini assoluti. E così pure anche sulla violenza assistita, dei figli che assistono alla violenza sulle proprie madri, e sul recupero del maltrattante. Un altro tema che rappresenta il primo vero momento di prevenzione. Per questo, la nuova versione del piano sarà il più possibile completa, anche su questi aspetti. L’ idea è quella di prevenire. Mi piacerebbe che questi numeri scendessero non perché le donne non denunciano, ma perché episodi simili non accadono più». Sempre in questi giorni al Governo si è discusso della possibilità per le donne in gravidanza di rimanere al lavoro fino all’ ultimissimo momento… «Sono d’ accordo. Ci sono donne che ad esempio fanno lavori d’ ufficio. Se stanno bene durante la gravidanza, perché privarle di un’ opportunità che possono recuperare successivamente al parto». In questo suo tour, è stata in una scuola superiore a Vimercate, Comune nelle scorse settimane balzato agli onori delle cronache nazionali per un grave episodio di cronaca e bullismo avvenuto in un altro istituto. Com’ è il termometro su problemi delicati come bullismo e cyberbullismo? «Bullismo e cyberbullismo fanno parte delle mie deleghe. Stiamo la vorando con una legge regionale del 2017 che detta le linee guida per progetti didattici e di sensibilizzazione che possano contrastare questi fenomeni. Abbiamo appena chiuso il bando “Bullout” con risorse importanti, quest’ anno di 400mila euro. Credo che stiamo andando nella direzione giusta. Le scuole e le associazioni devono però imparare a lavorare un po’ di più in rete. In questo senso anche noi come Regione dobbiamo migliorare, supportarli di più. C’ è l’ abitudine di pensare un po’ troppo al proprio orticello, quando invece alcune iniziative e alcuni progetti didattici potrebbero diventare qualcosa di più strutturato. L’ obiettivo è farli diventare nei prossimi anni dei veri e propri modelli all’ interno delle scuole». Pensate a iniziative che possano valorizzare momenti familiari. Un po’ come fanno numerose società sportive, c’ è la possibilità che analoghi progetti possano essere sperimentati al cinema, a teatro? «Il coinvolgimento della famiglia è fondamentale. Ho partecipato a diversi incontri anche io con esperti e con le famiglie, e mi sono resa conto che anche io come madre sto sbagliando tutto. E non nego che ho un po’ di paura nel pensare ai miei prossimi anni da genitore. Purtroppo, la tendenza dei genitori è quella di de rubricare certi comportamenti a stupidate, ragazzate, sciocchezze, quando invece dietro c’ è qualcosa di più profondo. Bisogna portare i genitori a essere un po’ più responsabili. I tempi sono cambiati. Con l’ avvento della rete, una foto o un video possono avere conseguenze più impattanti. Sì, con la mia collega allo Sport, mi piacerebbe creare una sinergia e proporre momenti di aggregazione e socializzazione». In collaborazione con altre realtà, pensiamo a Codacons, Codici, Moige o perché no, il nostro ordine, c’ è la possibilità la tanta, troppa, Tv spazzatura proposta in orari dove davanti allo schermo ci sono bambini? «E’ un tema effettivamente. Sul te ma della violenza, abbiamo fatto un corso di aggiornamento e formazione all’ Ordine dei giornalisti proprio per capire come viene divulgata una notizia, il titolo, le foto che vengono pubblicate. Sulla Tv spazzatura voglio però pensare che i protagonisti, responsabili, siano i genitori. Devo essere loro a capire ed evitare che certi programmi siano visti in Tv o sugli smartphone dai nostri figli». Torniamo al tema violenza. Avete appena approvato il progetto di legge sulle telecamere negli asili nido. La gente tra l’ altro le vuole anche nelle case di riposo. Ma questa cosa non rappresenta un po’ una sconfitta…? «Nelle Rsa c’ è una legge approvata dalla passata legislatura. Credo in effetti sia una sconfitta. Ma è un problema che parte da molto prima. Ed è per questo che l’ investimento di questa legge non riguarda solo la video sorveglianza. Dobbiamo partire da una parte di formazione, prevenzione e sensibilizzazione. Non voglio giustificare nessuno, ma credo che sia disumano lasciare da solo un maestro di 64 anni con 20-25 bambini di due, tre anni. Non è più fattibile. Certo, uno dovrebbe avere la consapevolezza di non riuscire più a gestire certe situazioni, ma c’ è una parte di prevenzione dello stress che va portata avanti. E’ evidente che le telecamere da sole non bastano, sono un deterrente». Come assessore alla Genitorialità, è inevitabile una riflessione sul calo di nascite «E’ un tema che stiamo affrontando. Il problema è dovuto anche alla crisi. Se a questo aggiungiamo che negli anni si è spostata molto in avanti l’ età della maternità, di conseguenza diminuisce la probabilità di avere dei nuclei familiari con due, tre figli. Temo siamo arrivati a un punto di non ritorno. Il “bonus famiglia”, detto molto sinceramente, ha fallito. E’ un aiuto importante, ma è un sostegno che poi finisce. Da questo punto di vista è senz’ altro un’ opportunità migliore il bonus sui nidi. Forse bisognava partire molto prima. E il discorso riguarda in maniera correlata anche le pensioni. Fare il nonno e aiutare i genitori a 60 anni è una cosa, a 80 è evidentemente un’ altra». Settimana scorsa Le è stata fatta un’ interrogazione sull’ iscrizione all’ anagrafe di bambini da parte di persone dello stesso sesso… «Passiamo la palla allo Stato. La competenza non è esclusivamente nostra. Certo vigileremo sugli Enti locali perché le le linee guida del Governo vengano rispettate. Di sicuro c’ è il sospetto che dietro a queste iscrizioni ci siano pratiche violente e aberranti, consentite in altri Stati». In queste settimane, è inevitabile chiederLe qualcosa anche su presepe, canti di Natale e recite di fine anno «Assolutamente favorevole a tutto quello che riguarda le nostre tradizioni. Non si può pensare di cancellare le nostre tradizioni. Benissimo le multiculturalità, ma nel rispetto della nostra cultura».

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