23 Settembre 2004

Dalla parte del cittadino




Il rifornimento di sapone, scottex e carta igienica per le scuole elementari e medie è ormai rubricato alla voce «costi fissi per alunni e genitori». Come il contributo volontario chiesto alle famiglie per garantire alcune attività integrative, la raccolta di fondi per acquistare mappamondi e carte geografiche, le feste per finanziare la fotocopiatrice che non c?è mai. È suggestivo il paragone che la lettrice fa sull?economia da Dopoguerra che ha accompagnato generazioni di studenti, ma anche oggi insegnanti e genitori sono costretti a fare uno sforzo per garantire strumenti didattici adeguati agli alunni. Abbiamo fatto una piccola verifica che conferma quanto era stato denunciato dalla cronaca del Corriere nel settembre 2003 («Scuole senza fondi, si tassano i genitori» di Annachiara Sacchi): il preside del Feltrinelli chiede 72 euro all?anno alle famiglie per far funzionare i laboratori; alla media Majno è stato proposto un contributo per l?informatica; alla elementare Cesari con una festa sono stati raccolti 7 mila euro per pagare il necessario per il pronto soccorso visto che il medico scolastico non c?è più.
I tagli alle scuole pubbliche, insomma, non sono un?invenzione e andrebbe rivisto anche il concetto di gratuità per il cittadino-utente sancito dalla Costituzione: far studiare un figlio costa sempre di più, e non è ancora abbastanza evidente il sacrificio di migliaia di famiglie che suppliscono alle carenze dell?istituzione. L?ha fatto nei giorni scorsi il Codacons ma è ora che si renda ancor più chiaro: siamo chiamati a una supplenza che in qualche modo deve essere riconosciuta.
I lettori segnalano in molte scuole cittadine le difficoltà per la riduzione degli insegnanti di sostegno per gli stranieri (che in certi casi rappresentano il 25 per cento della popolazione scolastica); il mancato arrivo dei computer promessi da ministero e Regione; la carente attrezzatura dei laboratori linguistici. Ma ci sono pure i bagni in condizioni vergognose, le tapparelle e i rubinetti rotti, i cortili malcurati. In certe periferie, degrado e composizione sociale rischiano di creare nuovi ghetti. Al Giambellino, don Gino Rigoldi sta cercando di costituire un gruppo di aiuto per evitare il fenomeno dell?abbandono scolastico. «I ragazzi di oggi sono sfortunatissimi, hanno tanti beni materiali ma pochi strumenti educativi rispetto a chi li ha preceduti. Bisogna investire di più sul loro futuro».
Il ritorno all?arte di arrangiarsi, gentile signora Nipoti, fa un certo effetto a chi ha vissuto stagioni di vera miseria. Se aiutasse a ricreare quel clima di civile solidarietà che lei ricorda e di cui Milano era impregnata, sarebbe comunque utile a qualcosa. Viviamo tempi difficili e bisogna aiutare chi si impegna per la scuola dei propri figli, rinunciando magari a qualcosa. Offriamo uno spazio in questa pagina (oltre all?appuntamento fisso del lunedì) per segnalare i disservizi veri, che pesano più del rotolo di carta igienica o del sapone nell?economia di genitori e figli.

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