25 Giugno 2021

Dalla Lombardia alla Puglia l’odissea senza fine dei rifiuti

  di  Cecilia  Gentile Dal  1  luglio  sei  nuove  discariche  apriranno  le  porte  ai  rifiuti  di  Roma.  Due  sono  in  Lombardia,  le  altre  in  Puglia,  Abruzzo,  dove  a  disposizione  c’è  anche  un  impianto  di  trattamento  meccanico  biologico,  Marche  e  Friuli  Venezia  Giulia.  Una  boccata  di  ossigeno  indispensabile  per  la  capitale  assediata  dalla  spazzatura  che  marcisce  in  strada.  Il  conto  alla  rovescia  per  la  fine  dell’utilizzo  degli  invasi  di  Civitavecchia  e  Viterbo  infatti  è  già  iniziato.  L’ultimo  giorno  concesso  per  gettarci  i  rifiuti  della  capitale  è  il  30  giugno.  Poi  sarebbe  stata  la  catastrofe  se  Regione  e  il  consorzio  E.Giovi  di  Malagrotta  non  avessero  trovato  discariche  sostitutive.E  mentre  dopo  l’allarme  dei  medici  per  il  rischio  sanitario  il  Codacons  chiede  alla  ministra  dell’Interno  Lamorgese  l’intervento  dell’esercito  per  ripulire  la  città,  continua  il  botta  e  risposta  tra  Campidoglio  e  Regione  Lazio  sull’emergenza  rifiuti,  ormai  entrata  con  forza  nella  campagna  elettorale.«A  distanza  di  più  di  un  mese  dalla  richiesta  di  Valutazione  di  impatto  ambientale  presentata  da  Roma  Capitale  per  il  Tmb  di  Rocca  Cencia,  la  Regione  Lazio  non  fornisce  ancora  alcun  riscontro»,  scrive  su  Facebook  l’assessora  capitolina  ai  Rifiuti  Katia  Ziantoni.  «La  salute  dei  cittadini  del  VI  municipio  sembra  non  interessare  alla  Regione  Lazio.I  romani  si  ricorderanno  di  tutto  questo  alle  prossime  elezioni».  «Di  fronte  all’intera  città  invasa  dai  rifiuti,  la  sola  preoccupazione esta  di  Via  per  l’impianto  di  Rocca  Cencia,  l’unico  rimasto  di  proprietà  Ama,  che  l’azienda  ha  chiesto  invece  di  poter  ampliare.  Una  situazione  paradossale,  che  spiega  il  disastro  della  gestione  dei  rifiuti  a  Roma»,  ribatte  Massimiliano  Valeriani,  assessore  regionale  al  Ciclo  dei  rifiuti.  Di  fatto,  siamo  di  fronte  all’ennesima  schizofrenia  nelle  scelte  di  Ama  e  Campidoglio.  Con  una  lettera  protocollata  dalla  Regione  l’8  marzo  2021,  l’azienda  dei  rifiuti  ha  chiesto  alla  Regione  Lazio  una  nuova  Aia,  autorizzazione  integrata  ambientale,  per  procedere  al  revamping  e  all’ampliamento  della  capacità  di  trattamento  del  Tmb  di  Rocca  Cencia,  che  ora  è  sotto  sequestro  giudiziario  e  lavora  al  60%  delle  sue  possibilità.  Con  una  lettera  di  segno  opposto  datata  7  maggio 2021  la  direzione  Rifiuti  del  dipartimento  Tutela  ambiente  del  Comune  ha  chiesto  invece  alla  Regione  una  nuova  Via,  valutazione  di  impatto  ambientale,  ipotizzando  l’insostenibilità  ambientale  di  quell’impianto  vista  l’immediata  vicinanza  di  centri  residenziali.  Insomma,  un  modo  per  interrompere  del  tutto  l’attività  dell’impianto  di  trattamento.  Nel  frattempo,  in  attesa  che  le  nuove  discariche  aprano  le  porte,  ma  soltanto  fino  al  31  dicembre  prossimo,  l’Ama  si  trova  con  il  grande,  solito  problema  di  dove  depositare  i  rifiuti  raccolti  da  terra,  visto  che  i  centri  di  stoccaggio  di  cui  dispone,  Ponte  Malnome  e  Rocca  Cencia,  sono  esauriti  da  tempo.  Per  questo  i  rifiuti  rimangono  a  marcire  al  sole  attirando  la  fauna  della  capitale.

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