Dall’ Istat la confermala ripresa si rafforza
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fonte:
- La prealpina
Marianna Berti ROMA La ripresa acquisterà velocità grazie a un positivo effetto contagio tra i diversi comparti. Una visione rosea quella dell’ Istat, che traccia le prospettive su quel che accadrà nei prossimi mesi. «L’ economia italiana accelera sostenuta da una crescita diffusa tra i settori produttivi e dall’ aumento dell’ occupazione», scrive l’ Istituto, che giusto la scorsa settimana ha confermato per il Pil il rialzo maggiore in sei anni. E non ci si fermerà qui, visto che l’ indice anticipatore, spia dell’ immediato futuro, segna «un rafforzamento delle prospettive di crescita». Intanto salgono le entrate tributarie, con un incremento dell’ 1,6% nei primi sette mesi dell’ anno, fa sapere il ministero dell’ Economia evidenziando il contributo dell’ Iva (+4,4%). Insomma, ormai le stime sembrano destinate ad essere superate e ora non resta che aspettare la revisione più attesa, quella del Governo. L’ aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) è, infatti, ormai alle porte e l’ asticella della crescita annua, ancora ferma all’ 1,1%, deve essere riposizionata. Il sottosegretario all’ Economia, Pier Paolo Baretta, rassicura sui tempi: «in 10 giorni, al massimo entro il 20 del mese» sarà terminato il lavoro di aggiustamento. Sui numeri ancora non ci si sbilancia. Secondo l’ Istat comunque, se si mantiene il ritmo degli ultimi trimestri (+0,4%), un Pil al +1,5% è a portata di mano. Ma da dove viene la ripresa? Stavolta non c’ è un solo protagonista, per l’ Istituto si tratterebbe infatti di una crescita corale, «distribuita tra i settori produttivi», spiega. Tanto che, nella manifattura risulta in espansione il 60% dei gruppi, delle branche d’ attività di riferimento, mentre nei servizi si oltrepassa il 50%. D’ altra parte gli ultimi dati sui conti mostrano come tutte le leve si stiano accendendo, gli investimento ripartono dopo un inizio anno difficile (+0,7%) e così il lavoro autonomo. Per Codacons e Unione nazionale consumatori a preoccupare è la spesa delle famiglie, in frenata tra il primo il secondo trimestre (da +0,5% a +0,2%). Tassi “insufficienti” per Confesercenti, che punta il dito contro la forbice tra stipendi e prezzi, a scapito del potere d’ acquisto. Mette in guardia da facili entusiasmi Confcommercio, evidenziando «un’ area del disagio sociale ancora molto ampia».
marianna berti
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