11 Settembre 2013

Dall’ auto al cibo, le famiglie tagliano le spese

Dall’ auto al cibo, le famiglie tagliano le spese

ROMA. Le famiglie italiane stringono sempre di più la cinghia: tra aprile e giugno i consumi sono scesi di un ulteriore 3,3% tendenziale, segnala l’ Istat. La flessione è generale, il calo più forte (-7,1%) riguarda i beni durevoli quali abiti, elettrodomestici, auto; ma si taglia anche sugli alimentari (-3,3%) e i servizi (-1,8%). “Il governo non ha ancora capito che questa è una crisi di consumi e che fino a quando non si allenterà la morsa fiscale sui ceti medio bassi ridotti sul lastrico, la ripresa resterà una chimera”, dice il Codacons che insieme alle altre associazioni dei consumatori chiede al governo di scongiurare l’ aumento dell’ Iva dal 21 al 22%, previsto dal primo ottobre. Con prospettive economiche così fragili, l’ aumento dell’ aliquota Iva al 22% sarebbe “un clamoroso autogol – afferma la Confesercenti – A fronte dell’ aumento dei prezzi, il calo di consumi produrrebbe un minor gettito di 300 milioni invece dei 5 miliardi di maggiori entrate previste dal Tesoro”. Secondo Confesercenti, comunque nel 2014 cominceremo a uscire dalla crisi con un aumento del Pil di un punto percentuale. Una “ripresina”, dice, che non basterà a creare nuovi posti di lavoro ma segnerà la fine del crollo dei consumi delle famiglie. Questa inversione di tendenza sarà vanificata – è l’ allarme di Confesercenti- se l’ Iva aumenterà dal 1° ottobre dal 21 al 22%: sarà un boomerang. E’ vero, il 2013 si chiuderà con una contrazione del Pil dell’ 1,7%, ma sarà l’ ultima volta, secondo Confesercenti. Negli ultimi 6 anni l’ Italia ha perduto l’ 8,7% delPil (il conto arriva addirittura al 10%, se si considera il Pil pro -capite), il 27,1% degli investimenti e il 4,4% delle esportazioni. Nel 2014 dovrebbe materializzarsi l’ invocata crescita del Pil, con un +1% e con un aumento dei consumi dello 0,5%. Si tratta, come detto, di un timido segnale di ripresa che non influirà sull’ occupazione: nel corso del 2014, infatti, gli occupati continueranno a scendere (-0,2%) e la disoccupazione toccherà quota 12,8%, il 2,1% in più rispetto al 2012. Con prospettive economiche così fragili, l’ aumento dell’ aliquota Iva al 22% sarebbe, secondo Confesercenti, un clamoroso autogol, che rischierebbe di mettere a rischio la possibile ripresa della spesa delle famiglie e non solo. “Tale aumento, che nelle previsioni ufficiali dovrebbe garantire un maggior gettito di più di un miliardo per gli ultimi tre mesi del 2013 e di oltre 4 miliardi su base annua a partire dal 2014″, rischierà invece di tradursi – secondo l’ organizzazione – in boomerang per l’ Erario e in fattore di deterioramento della situazione economica. E dall’ intera partita (aumento di aliquota e riduzione dei consumi) scaturirà non un aumento ma una riduzione di gettito: 300 milioni, secondo le stime”. Infine, anche ammesso che l’ aumento di aliquota si trasferisse senza contraccolpi sui consumi, occorrerebbe essere consapevolispiega Confesercenti – dei “gravissimi effetti” che si produrrebbero sul sistema economico e sulle famiglie italiane.

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