21 Giugno 2015

Dall’ Alitalia al Campidoglio La grande fuga del super tecnico

Dall’ Alitalia al Campidoglio La grande fuga del super tecnico

Erica Dellapasqua • «Se lascia Improta cade Marino». Già prima che la decisione delle dimissioni subisse un’ accelerazione, praticamente tutti ancoravano la sopravvivenza politica del sindaco all’ uomo forte della sua Giunta, Guido Improta, napoletano, ex manager in Alitalia poi nominato, nel 2011, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti nel governo Monti. Un incarico, quello governativo, che forse ha rimpianto più volte nel corso di questa “pausa romana” fatta di molte giornate no, come quando il Tar gli ha demolito a ruota, nel giro di un mese, ogni provvedimento definito «strategico per la città». Mai sul punto di restare, anche a inizio febbraio il nome di Improta era finito nella rosa di papabili sottosegretari del governo Renzi, mai sul punto di lasciare davvero: «Me ne andrò quando il mio lavoro qui sarà finito», diceva riferendosi al piano trasporti e alla Metro C e prefigurando, comunque, un permanenza a Palazzo Senatorio più breve dei canonici cinque anni di legislatura. Perderlo proprio ora, è un fatto, per Marino sarebbe un altro disastro: perché Improta è anche «un renziano», e Renzi cinque giorni fa ha parlato chiaro: «Marino si guardi allo specchio: se è capace avanti, sennò a casa». Rutelliano di ferro dai tempi dell’ Api, il grande pubblico conosce Guido Improta, per la prima volta, nel 2012, quando il quotidiano Libero pubblica reddito e patrimoni dell’ esecutivo di Palazzo Chigi. I numeri del sottosegretario non passano inosservati: 96 fabbricati e 61 terreni. «Molti di meno e per lo più eredità di famiglia», preciserà lui che preferisce per se stesso la definizione di super -tecnico, che non quella di politico. In un caso o nell’ altro, l’ esperienza del Campidoglio si potrebbe concludere tra (poche)luci e (molte) ombre. Anzitutto, abbiamo detto, le bocciature del Tribunale amministra tivo regionale, che sulle iniziative di Improta ha «insistito» parecchio. Prima la delibera sulla stangata Ztl in centro storico che ha aumentato le tariffe fino a dieci volte: «Non è stata sup portata – hanno motivato i giudici – da adeguata istruttoria per spiegare come si sia pervenuti all’ individuazione degli aumenti». Improta ha pensato alle dimissioni ma Marino l’ ha blindato. Poi il caso Ncc: «Nella parte della delibera in cui si fa riferimento al “territorio” di Roma Capitale- si legge sulla sentenza -non si specifica quali siano i confini rispetto ai quali trova applicazione l’ obbligo di comunicazione». Hanno sbagliato le «misure», errore forse evitabile. Non ultimo, il capitolo sui rincari delle strisce blu, nuova vittoria del Codacons: «Di immediata evidenza – recita il dispositivo -appare l’ inesistenza di misure di incremento dell’ offerta di trasporto pubblico (à) la Giunta capitolina ha previsto l’ abrogazione tout court di qualunque agevolazione tariffaria, ovvero un aumento indifferenziato della tariffa». Restando sul “tecnico”, ci sono le ultime rilevazioni Censis di maggio che in attesa del Giubileo straordinario descrivono una mobilità a pezzi: «Roma è l’ unica capitale europea in cui il servizio di trasporto pubblico non rappresentala spina dorsale della mobilità cittadina: nell’ ora di punta della mattina assorbe appena il 28% della domanda, mentre il tempo medio di spostamento di chi viaggia in auto nelle ore di punta del mattino si attesta sui 45 minuti». Del resto proprio Improta, sincerissimo, sul Giubileo si è espresso così: «Con molto rispetto per Papa Francesco, sommessamente dico che mi sarei evitato il Giubileo: quando sei debilitato e in una forma fisica non smagliante non cerchi una performance straordinaria ma di fare riabilitazione. Ecco, io sto cercando di fare una riabilitazione dei trasporti in questa città e ritrovarmi iscritto a un campionato mondiale magari qualche problema lo porta». Infine, c’ è tutto il tema della linea C, su cui l’ assessore ha fin da subito investi toil massimo impegno. Inaugurata (con guasto) a novembre, l’ idea è quella di riuscire ad aprire, entro la fine del mandato “a tempo”, almeno la stazione Lodi. Nell’ ambito dell’ inchiesta romana sull’ iter amministrativo per la realizzazione della terza metropolitana di Roma, ricordiamo, Il Tempo aveva rivelato che Improta risulterebbe tra gli indagati. Lui ha sempre smentito: «Confermo di non essere iscritto nel registro degli indagati- ha spiegato a marzo – Ciò è risultato con chiarezza dalla certificazione rilasciata in mattinata dalla Procura della Repubblica di Roma, nonché dal colloquio avuto dal mio legale con il sostituto procuratore».
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox