7 Ottobre 2015

«Dal tubo antincendio esce fumo non acqua»

«Dal tubo antincendio esce fumo non acqua»

BARI.Il mare in tempesta. Buio. Freddo. Fiamme a bordo. Qualcuno azione il sistema antincendio. E si scopre che da quei tubi che dovrebbero rappresentare la salvezza esce fumo. Non acqua. Non sono le scene più raccapriccianti di un thriller ad alta tensione. Ma è quanto realmente è avvenuto a bordo del traghetto «Norman Atlantic» nella notte tra il 27 e il 28 dicembre scorsi. Dalle voci dell’ equipaggio che iniziava a gestire l’ incendio, emerge uno spaccato inquietante. Il contenuto delle registrazioni custodite nella scatola nera riaffiora a distanza di quasi dieci mesi dal naufragio. Parole drammatiche che raccontano, adesso, ciò che accadde la notte in cui 11 persone morirono (18 degli oltre 500 passeggeri risultano ancora dispersi) mentre l’ im barcazione navigava al largo dell’ Albania. Partito da Durazzo, il traghetto era atteso, invano, ad Ancona. «Dal tubo antincendio esce fumo non acqua». Sette parole che pesano come macigni e che danno una ulteriore, drammatica, conferma, di quello che equipaggio e passeggeri hanno vissuto a bordo. Qualcuno questo sembra emergere dai colloqui – si accorse subito che gli impianti non funzionavano come avrebbero dovuto. È questo uno degli aspetti finiti al centro dell’ inchiesta aperta dalla procura di Bari per fare luce sulle cause del disastro. In 24 minuti, dalle 4.23 alle 4.47, le voci del comandante e dei suoi uomini testimoniano la difficoltà subito percepita nel domare le fiamme. È il Codacons, che nel procedimento penale avviato dalla magistratura barese rappresenta alcuni familiari delle vittime, a ricostruire minuto per minuto la prima fase del naufragio sulla base dell’ at t iv i t à tecnica in corso a Pisa da parte dei periti nominati dal Tribunale di Bari su scatole nere e computer di bordo. Dalla prima segnalazione di fumo alle 4.23 e una voce che dice «c’ è un incendio», quattro minuti più tardi gli ordini in plancia si fanno frenetici. Alle 4.29 il comandante ordina di avviare manualmente il sistema antincendio al ponte 4 «ma la conferma che la manovra abbia avuto successo stenta ad arrivare: una risposta affermativa – ricostruisce il Codacons – giunge alle 4.33 ma, evidentemente, il comandante non è convinto perché continua a chiedere rassicurazioni sul corretto funzionamento che, però, non arrivano». Alle 4.40 qualcuno gli risponde «… è pieno di fumo … è pieno di fumo» e alle 4.45 «…dal tubo antincendio esce fumo non acqua!». Alle 4.47 «la richiesta quasi disperata alla Capitaneria di Porto di Bari» ricostruisce ancora il Codacons. «Intervenite con tutti i mezzi – dicono dalla nave -: non possiamo mettere le lance in mare, abbiamo un gravissimo incendio a bordo, venite con i rimorchiatori». Sul relitto è in corso un incidente probatorio per accertare le cause del naufragio. Dovrebbe concludersi entro dicembre. Nell’ inchiesta sono indagati per cooperazione colposa in naufragio, omicidio plurimo e lesioni, i due legali rappresentanti della società greca Anek, noleggiatrice del traghetto, un dipendente della stessa società Anek, il cosiddetto supercargo (addetto alle fasi di imbarco), l’ armatore Carlo Visentini, il comandante Argilio Giacomazzi e sette componenti l’ equi paggio. I file audio completi con le registrazioni saranno presto a disposizioni delle parti. Sulla nave della morte, ormeggiata nel porto di Bari, quelle voci rimbombano ancora.
giovanni longo

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