12 Maggio 2013

Dal Policlinico all’ Ippodromo, ecco i siti a rischio

Dal Policlinico all’ Ippodromo, ecco i siti a rischio

 

Nella provincia modenese sono 96 gli edifici pubblici in classe di priorità due per la presenza di amianto. Va subito detto che nella maggior parte dei casi si tratta di eternit protetto da pannelli specifici, ma ugualmente parliamo di un materiale potenzialmente nocivo che dovrà essere rimosso al più presto. Scorrendo la lista aggiornata da Arpa i siti sono equamente divisi sul territorio. Bomporto, Camposanto, Concordia, Finale, Mirandola, Novi, San Felice, Carpi Castelfranco, Castelnuovo, Castelvetro, Sassuolo e molti altri. Comuni dove l’ amianto è nascosto in polisportive, scuole, aziende, spesso all’ insaputa dei più. A Carpi , per esempio, il materiale è presente all’ ospedale, alla polisportiva Nazareno e al liceo Fanti. A Mirandola alla scuola media Mazzone e al tennis club di via Brunatti. Quantità di amianto ci sono anche a Castelfranco Emilia, più precisamente all’ Ipsa Spallanzani e al cinema Nuovo Multisala. Nell’ elenco di Arpa c’ è anche l’ Appennino con il polo scolastico a Polinago e i Cinghi a Palagano. Come prevedibile è Modena città a presentare il numero maggiore con 16 edifici da bonificare. La lista è lunga: scuola dell’ infanzia ?Regina della Pace’, cinema teatro Dlf, circolo sportivo Sirenella, scuola modenese equitazione in via Contrada, scuderie e tribune dell’ Ippodromo, laghi Sandra, scuola materna ?Simonazzi’ e ?Laura Boccolari Boschetti’, istituto magistrale in via Saragozza, scuola materna San Damaso, campus via Campi, facoltà di Economia, Ospedale Estense. In ultimo, come noto, compare anche il Poliambulatorio in via del Pozzo. La struttura di tre piani è da tempo al centro dei timori dei lavoratori, circa un centinaio, che chiedono la rimozione dell’ amianto. L’ anno scorso fu il Codacons ad indirizzare ai vertici sanitari e politici (sindaco compreso) una richiesta di bonifica ambientale. Sulle tabelle della Regione è specificato che in via del Pozzo c’ è stata una «parziale rimozione»; riferimento in particolare ai pannelli che sono stati applicati ai muri e che aiutano ad isolare e proteggere la struttura sanitaria. Preoccupato si è dimostrato più volte anche Cesare Bruno , segretario provinciale del sindacato autonomo Fials. Gli stessi lavoratori, singolarmente, hanno scritto in passato una diffida a ciascun responsabile: «Poiché è emersa con chiarezza e ormai in modo inequivocabile, la presenza di significative particelle di amianto – si legge nel documento – vi si richiede il risarcimento dei danni tutti, patrimoniali e non, nessuno escluso, arrecati al sottoscritto anche qualora gli stessi dovessero manifestarsi negli anni futuri». Una proiezione temporale legittima visto che gli effetti da inalazione di questo materiale possono uscire allo scoperto anche decenni dopo.

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