23 Luglio 2008

Dal Molin, Aeroporti Vicentini diventa parte lesa

Dal Molin, Aeroporti Vicentini diventa parte lesa

Il direttore Martello: «Se i lavori restano bloccati si può sperare che lo Stato Italiano ci ripensi e si torni al progetto a Est, superando i danni di Costa»



Anche l` Aeroporto Civile sarà al fianco del Codacons e del Comune di Vicenza nel secondo appuntamento con i giudici per la questione Dal Molin. L`amministratore unico della società, Mario Martello, ieri ha infatti incaricato gli avvocati di costituire Aeroporti Vicentini come parte lesa di fronte al Consiglio di Stato, al quale il Governo Italiano ha fatto ricorso dopo la sospensiva dei lavori della nuova base da parte del Tar. «Le mie finalità sono comunque diverse: ho preso questa decisione perché voglio andare fino in fondo nel tentare di salvare l`aeroporto e le sue strutture» . Di certo il 29 luglio sarà una data cruciale anche per lo scalo vicentino, dato che i giudici decideranno o meno di annullare la sentenza di sospensiva dei lavori emessa dal Tribunale Regionale. E per rafforzare la sua campagna di salvaguardia di pista e aeroporto Martello, nei giorni scorsi, ha preparato una lettera per Berlusconi e La Russa, chiedendo alle categorie economiche vicentine di controfirmarla. Scrive l`amministratore: «Da una attenta analisi della situazione venutasi a creare con l`ipotizzato insediamento militare Statunitense presso l`area dell`aeroporto T. Dal Molin di Vicenza, così come dovrebbe essere realizzato secondo l`ultimo progetto redatto dall`on. Costa, si rimane alquanto perplessi per quanto riguarda la sorte dell`attuale scalo aeroportuale».
Il documento spiega poi le ragioni della decisione di costituirsi parte in casa sull`affaire Dal Molin: «Non si condivide l`ubicazione dell`infrastruttura Militare Statunitense ad Ovest della pista, in quanto la stessa andrebbe a distruggere le infrastrutture ivi presenti che sono un patrimonio di elevato valore funzionale ed economico anche e non solo per le attività aeronautiche oltre alla distruzione dell`attuale valida pista di volo perfettamente inserita nelle procedure di volo della pianura padana». E la richiesta di Martello è che «sia mantenuta intatta l`attuale pista di volo con tutte le potenzialità oggi in essere, e che, contestualmente siano rese disponibili tutte quelle infrastrutture aeroportuali quali torre di controllo, hangar, taxi-way, piazzali ecc., lasciate libere dall`Aeronautica Militare, oggi completamente vuote e inutilizzate in modo da permettere lo sviluppo dell`attività aeroportuale stessa supportata dall`attuazione di un nuovo piano industriale».

Ecco perché la decisione che prenderà il Consiglio di Stato diventa decisiva. Se i lavori restano bloccati fino a che non si fa chiarezza su tutti gli aspetti legali e burocratici, potrebbe esserci un ripensamento, da parte dello Stato Italiano, sul progetto Costa. Quel piano che con un colpo di spugna ha cancellato la soluzione iniziale di una caserma, più ridotta, ad est. «Mentre gli americani ad est avevano 374 mila metri quadrati, con Costa sono arrivati a 660mila», chiosa Martello e conclude. «Il Commissario ha annullato cin un solo colpo il piano di ristrutturazione del 2007 e tutti sappiamo che la rototraslazione della pista è una presa in giro: se si va avanti con questo progetto l`aeroporto ha finito la sua storia e tutto quello che c`è all`interno verrà distrutto. Faremo di tutto per non permetterlo»



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