11 Agosto 2019

Dal caffè alla bolletta elettrica: tutto più caro se aumenta l’ Iva

Se oggi un caffè al bar costa in media 90 centesimi (con Iva al 10%), l’ aumento di tre punti percentuali dell’ imposta farà aumentare il prezzo dell’ espresso a 93 centesimi. Una confezione di sei uova passerà da 1,25 a 1,28 euro, il biglietto del cinema da 8,50 a 8,73. I conti Dalla pizza al parrucchiere i rincari dei listini in caso di ritocco dell’ Iva incideranno su numerosi prodotti di uso quotidiano e se scattassero le clausole di salvaguardia, l’ aggravio per ogni famiglia nel biennio 2020-2021 sarebbe di circa 1.200 euro. A fare i conti è il Codacons, che ricorda che le clausole prevedono anche gli incrementi delle accise sui carburanti con un gettito stimato dalla legge di bilancio pari a 400 milioni di euro all’ anno, con conseguenti effetti negativi sui listini dei beni trasportati su gomma. «I rincari dei listini in caso di rialzo dell’ Iva toccheranno ogni aspetto della nostra vita», dice il presidente dell’ associazione dei consumatori Carlo Rienzi. «Costerà di più svegliarsi e fare colazione al bar o in casa, ma anche lavarsi il viso e i denti, prendere la macchina, andare dal parrucchiere o portare un abito in tintoria, pagare le bollette o trascorrere una serata al cinema o in pizzeria». Le richieste Almeno 26-27 miliardi. Chiunque ci sarà al ministero dell’ Economia in autunno dovrà trovare almeno un punto e mezzo di Pil per mettere al riparo i conti e garantire, al minimo, il blocco degli aumenti dell’ Iva e il finanziamento delle spese indifferibili. Senza contare la richiesta di aggiustamento strutturale da 10 miliardi, lo 0,6%, che Bruxelles avanzerà come ogni anno visto l’ alto debito e che, per essere ridimensionato, va trattato con la Commissione. Ridotta all’ osso, insomma, la prossima manovra parte comunque con la zavorra dei rincari dell’ imposta sul valore aggiunto da 23 miliardi pronti a scattare a gennaio se non si troveranno «misure alternative». Un provvedimento per bloccare gli aumenti dell’ Iva, anche a Camere sciolte potrebbe trovare una maggioranza trasversale. I dossier Per ora tutti i dossier sono in stand by al Mef, in attesa degli sviluppi della situazione politica. Ma la ricetta non potrà essere indolore se non ci sarà un governo con la forza politica necessaria a chiedere spazi di deficit a Bruxelles. La situazione della finanza pubblica è migliorata dopo l’ intervento salva-conti di fine giugno, che ha consentito di evitare la procedura di infrazione riportando il deficit al 2%. Ma non tutti gli effetti si dispiegheranno anche il prossimo anno, e comunque saranno in gran parte assorbiti dal peggioramento delle prospettive di crescita. Intanto non si potrà più contare ancora sull’ extra-dividendo di Cassa depositi e prestiti, così come di incassi fiscali corposi come il miliardo recuperato dall’ accordo con il polo del lusso Kering. Mentre i risparmi per il reddito di cittadinanza, che quest’ anno potrebbero arrivare a 1,2 miliardi, si azzereranno nel 2020. Le spese Ad aiutare la composizione della manovra ci potrebbero essere, invece, le minori spese per quota 100: l’ Ufficio parlamentare di Bilancio calcola in 1 miliardo i risparmi di quest’ anno che salirebbero a 2,4 miliardi il prossimo. Appena un decimo, però, di quanto servirebbe. Il resto andrebbe cercato con tagli pesanti della spesa pubblica (il Def già metteva in cantiere 2 miliardi di spending review, che dovrebbero almeno triplicare). Resta comunque la carta della flessibilità: il governo già aveva preventivato, ad aprile, di chiedere altri 3,7 miliardi (circa lo 0,2%), dopo lo 0,18% chiesto per il 2019 per l’ emergenza dopo il crollo del Ponte Morandi e per il piano contro il dissesto idrogeologico. Così si arriverebbe a coprire circa la metà degli interventi (12-13 miliardi): il resto andrebbe cercato nelle pieghe del bilancio.

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